STAVOLTA NON VINCE NESSUNO

Nella telenovela conclusasi con la firma di Lorenzo Insigne per i canadesi del Toronto non ci sono vincitori.

La società partenopea non è venuta incontro alle richieste del calciatore perché deve ridimensionare il monte ingaggi unito al fatto che, ormai da tempo, aveva deciso di voler voltare pagina e, forse, disfarsi dell’ennesimo protagonista della notte dell’ammutinamento.

In fondo, da allora, i rapporti tra Insigne e la SSC Napoli sono stati fondamentalmente improntati alla reciproca sopportazione.

Lorenzo, d’altra parte, non è il primo tesserato che, negli ultimi anni, chiude l’avventura azzurra tra le ruggini di un rapporto deteriorato con la dirigenza e, di conseguenza, con tutta o parte della piazza stessa (al di là degli applausi di parte dei pochissimi spettatori della partita con la Samp). Anzi, nel suo caso “l’aggravante” è stata proprio l’essere napoletano (ma anche così la casistica, recente e non è abbastanza nutrita, all’ombra del Vesuvio ndr).

Eh sì. La piazza.

Anche nei momenti migliori della sua esperienza napoletana Insigne ha sempre dovuto fare i conti con quella frangia di tifosi che non gli riconosceva abbastanza attaccamento, doti o attributi (o tutti e tre i fattori combinati) per indossare i colori azzurri.

Per certi versi la definitiva consacrazione di Dries Mertens (poi ribattezzato Ciro quasi a furor di popolo ndr) e culminata col record assoluto di miglior realizzatore azzurro, unita all’innata simpatia dell’attaccante belga, hanno ulteriormente peggiorato le cose.

Il carattere estroverso di Dries, col suo modo solare di dichiarare amore a squadra e città, faceva da contraltare al modo riservato e poco appariscente di Lorenzo. Salvo vedere il nostro poi guascone e pieno di verve nei ritiri della nazionale. Quella nazionale dove spesso ha dato l’impressione di trovarsi più a suo agio che a Napoli, nella sua squadra del cuore. L’impressione è stata spesso quella di qualcuno che, pur se a parole si autodefiniva felice, in campo accusava spesso il peso delle responsabilità di quei colori e, più tardi, della fascia di capitano.

Resto dell’idea che, se si potesse tornare indietro, un Insigne non-capitano del Napoli avrebbe reso molto di più (e non è poco quel che ha fatto Lorenzo ndr) e magari le cose (forse) sarebbero potute andare diversamente.

La piazza azzurra è sempre stata “un animale strano”, in certi frangenti. Ricordo addirittura alcuni fischi a Maradona (!) quando, dopo il famoso rigore fallito contro il Tolosa, aveva toccato palla nel match successivo di campionato, in casa col Torino, durante il temporaneo vantaggio dei granata (che poi avremmo battuto 3 a 1 ndr).

Adesso, poi, con l’avvento dell’era De Laurentiis e dei social, tutto si è amplificato e l’isterìa della piazza azzurra ha purtroppo subito una notevole impennata.

Però, purtroppo, c’è da dire che lo stesso Insigne non è che abbia “aiutato la causa”. Eh sì, perché tra le interviste rilasciate un po’ ovunque dal suo rappresentante (leggasi procuratore ndr), lo champagne stappato in bella vista di telecamere e fotografi e, dulcis in fundo, le foto della firma e il video di saluto ai suoi futuri tifosi… beh… diciamo che il buon gusto (per non scomodare il termine “rispetto” ndr) se n’è andato giusto un attimo a farsi benedire.

Ma tant’è.

Ad ogni buon conto e, a futura memoria, vi lascio con uno stralcio di Campanilismo di Raffaele Viviani che, nel 1931 aveva già capito tutto dell’indole di alcuni di noi:

tratto da Campanilismo di Raffaele Viviani

Nu Milanese fa na cosa? embe’,
tutta Milano “Evviva ‘o Milanese!”
E’ rrobba lloro e l’hann”a sustene’,
e ‘o stesso ‘o Turinese e ‘o Genuvese.

Roma? Chisto è Rumano, e si è Rumano,
naturalmente vene primma ‘e te.
Roma è la Capitale! E si è Tuscano,
Firenze ne fa subbito nu rre.

Si fa na cosa bona nu Pugliese?
Bari, cu tutte ‘e Ppuglie, ‘o ffa sape’.
Si è d”a Basilicata o Calavrese,
na gara a chi cchiù meglio ‘o pò tene’.

E’ nu Palermitano o Catanese?
tutt”a Sicilia: – Chisto è figlio a mme!
Si è n’Umbro, Sardo, Veneto, Abruzzese,
‘a terra soia s”o vanta comme a cche.

Le fanno ‘e ffeste, aizano ‘o pavese:
senza suttilizza’ si è o nun è.
Nun c’è nu Parmigiano o Bolognese
ca ‘e suoie nun s”o difendono; e pecché

si è nu Napulitano, ‘a città soia,
‘o ricunosce e nun ce ‘o ddà a pare’ ?
S”o vasa ‘nsuonno, e nun le dà sta gioia.
E ‘e trombe ‘e ll’ate squillano: “Tetéee! “

Qualunque cosa fa, siente: – “E ched’è? “
‘O ssaccio fa’ pur’io. ” “Senza pretese.
E chesto simme nuie. Dopo di che,
nun se fa niente ‘e buono a stu paese?…

Alla prossima.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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