ANNO ZERO. FORSE.

Sono tempi in chiaroscuro questi. Viviamo come se dovessimo costantemente sforzarci di ingoiare saliva per liberarci da questa fastidiosa sensazione di avere le orecchie immerse nell’acqua, incapaci di distinguere i rumori intorno a noi. Quasi come fossimo storditi da così tante cose che, in quest’anno bizzarro e maledetto, ci impedissero di capire, di comprendere realmente cosa diavolo stia succedendo.

Il mondo del pallone, in tutto questo turbinio di eventi, è il “fermo immagine” che meglio di qualsiasi altra cosa riesce a dare la misura di quanto il mondo che viviamo sia oggi dominato dall’incertezza, dalla confusione e dalla paura. Eppure ci dev’essere qualcosa di positivo, di buono che scaturisce da tutto questo. E infatti c’è. C’è finalmente la rottura del fronte compatto, di quel muro, di quella cortina fino ad oggi impenetrabile che impediva di mettere in discussione in modo deciso, finalmente irriverente e decisamente fragoroso lo strapotere di un gruppo finanziario e soprattutto della famiglia che è dietro a questo gruppo e che ha fatto, in un modo o nell’altro, gran parte della storia del nostro Paese da almeno un secolo e mezzo circa a questa parte.

L’intervento del governatore della Regione Campania di ieri è soltanto l’ultima testimonianza di un fronte che ha deciso di ergersi a difesa non soltanto del sacrosanto diritto di una squadra di calcio come il Napoli di scegliere di fare la cosa giusta e seguire i dettami dell’autorità sanitaria che gli imponeva di desistere dal mettersi in viaggio per affrontare una trasferta, avendo tra i suoi tesserati due positivi al Covid-19. E’, proprio e soprattutto nel caso del governatore della Regione Campania, la voce dello Stato che riafferma la propria altrettanto sacrosanta autorità ed autorevolezza nei confronti di chi evidentemente (a giudicare da certe affermazioni che definire sgangherate è decisamente un eufemismo) crede di poter andare “sopra le righe” come e quando vuole non si sa bene in base a quale sorta di astruso diritto acquisito.

Probabilmente è stata pura coincidenza ma che botta di fortuna vedere trasmesso, proprio nei giorni della polemica infuocata su Juventus – Napoli, il servizio delle Iene sull’audio scomparso della conversazione tra gli addetti al Var e l’arbitro Orsato in occasione del famoso fallo di Pjanic durante quel famigerato Inter -Juve di due anni e mezzo fa.

E’ pura manna dal cielo e soddisfazione per noi tifosi azzurri che finalmente si parli (e seriamente, non soltanto nei bar e sui social) di quello che non và nel nostro calcio da ormai tanti, troppi anni e che lentamente ma inesorabilmente rischia di strangolare questo sport che, sì, vive di passione incondizionata ma non può prescindere dalla trasparenza. Una trasparenza che gli interessi di una parte molto potente di questo movimento (ormai più finanziario che sportivo) hanno reso sempre più opaca.

Forse questi tempi così strani, così incerti ed imprevedibili possono aiutarci finalmente a vincere la nostra riluttanza a lasciarci andare nel chiedere quel che non abbiamo mai davvero avuto il coraggio di chiedere. Con voce ferma, chiara e decisa. Non vogliamo rivendicare soltanto il diritto ad esserci ma di poter realmente competere per vincere, oltre che coi moduli ed i giocatori giusti, con un torneo che metta davvero e per la prima volta tutti sulla stessa linea di partenza. Non a chiacchiere ma davvero.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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