NAPOLI – STELLA ROSSA ROSSO FUOCO NEL CUORE

Buttarla dentro, mettere nero su bianco, anzi nero su Rosso. Imperativo categorico, per sedare animi e critiche varie che si sono avvolti come una tromba d’aria nel day-after contro il Chievo. E chi lo avrebbe immaginato che un pareggio casalingo ‘’discutibile’’ (considerando il valore oggettivo di classifica di campionato degli avversari) sarebbe stato in grado di ribaltare altari di stima e monumenti della critica tattica nei confronti degli azzurri. Il post Chievo è una vera pugnalata, data con una ferocia tecnica sconcertante. L’undici azzurro viene denudato di pregi e qualità in via di consolidamento e messo sul patibolo per aver comunque prodotto e non capitalizzato il gol-partita, quell’acuto che tutti si aspettavano dopo l’’’Eroica’’ genoana. Dappertutto si consumano titoli, analisi e contro-analisi che, in qualche modo, rappresentano vere inversioni ad U sulla reale consistenza dell’attuale lavoro e status di crescita del Napoli. Come da copione in simili circostanze, Ancelotti è il bersaglio. Turnover ingenuo, gioco di posizione inesistente, capacità di motivare non pervenuta: vola di tutto! C’è addirittura chi richiama in vita gli scheletri sarriani del collettivo tuttofare e tuttogiocare, capace di tenere testa alta su ogni fronte della stagione. E’ inaccettabile, è incredibile, è deleterio: tutto questo fumo non si addice a questa qualità di giocatori, a questo momento, ancora di crescita. Degenek e Marin; Pavkov
L’acqua mi bagna ed il vento mi asciuga: idolatrare e tradire. Due ‘’sport’’ che vanno di moda nel mondo mediatico che circonda il calcio italiano. Social e stampa improvvisano duetti ambigui, degni del miglior ‘’cappellaio matto’’, che lasciano scie di dubbi in prossimità del cartello ‘’Stella Rossa’’. I tifosi, dal canto loro, continuano a gridare i nomi dei propri beniamini nonostante tutto, continuano a guardare dove tira il vento azzurro. Proprio questo vento è il prediletto da Ancelotti. E’ quello che gli serve per asciugarsi dalle analisi bagnate da dubbi e scetticismo e continuare, fermamente, a credere in un progetto, in un gruppo, ma soprattutto in se stesso e nella bontà del suo ricercare la forma mutante adatta a fare il salto di qualità definitivo. Il tecnico di Reggiolo continua per la sua strada, non risparmia critiche costruttive ai suoi ragazzi. Poi punto e basta. Si va avanti. Anche a rischio di sembrare ossessivamente concentrati per evitare di cadere in un’ingenuità da ‘’coglioni’’ (come palesato ieri da Ancelotti in conferenza stampa) se ci si lascia sfuggire il passaggio di turno in Champions.
Stella Rossa tra numeri della cabala e la sindrome da ‘’grandi squadre’’: il passaggio di turno degli azzurri in Champions è in vetta alla classifica dei desideri. Un obiettivo prestigioso, che violerebbe gli inferi delle critiche che già davano per spacciato l’undici azzurro al cospetto di un girone cosi infernale. Ma le analisi numeriche si sprecano: vincere e sperare (il Psg non dovrebbe battere il Liverpool) rimane la soluzione numero uno. Considerando la prestazione contro il Chievo, però, arrivano a cascata una serie di previsioni che lasciano di stucco per l’assurda combinazione di fattori stocastici. La realtà, a modesto avviso di chi scrive, va riletta e corretta. Nel puro spirito ancelottiano del passare sopra ogni avversità e continuare sulla strada dello sperimentare, il turnover contro la squadra di Di Carlo ha forse peccato in termini di scelta del singolo, magari sarebbe stato opportuno far rifiatare qualcuno distratto dall’impegno Champions; ma è sul piano della reattività e dell’intensità che molti hanno deluso. L’atteggiamento da emulare era quello di Genova. Invece ci siamo trovati agli antipodi. Al posto della testa vincente ne avevamo una assente. Sembrava quasi che gli undici in campo fossero già a stasera, una scelta mentale ben precisa che ha condizionato, non poco, il rendimento complessivo. Ma non è un’immagine felice che se ne deduce. Per molti si tratta dell’ennesima prova di ‘’non’’-grande squadra, di un collettivo ancora incapace di gestire i vari impegni, che sceglie la Champions e basta. Non sarà proprio cosi, ma è certo che Milojevic non è Di Carlo, come la Stella Rossa non è l’attuale Chievo. Quindi, va tenuta in debita considerazione la prestazione di tre giorni fa. Se ne incrociamo i valori tattici con quelli della gara d’andata al Marakana, le opzioni sono alquanto imprevedibili. Contro la Stella Rossa abbiamo dominato ma non siamo riusciti a ‘’timbrare’’. Stasera sarà necessario. Anche in virtù del fatto che i nostri avversari non approcceranno in modo difensivista. Tutt’altro. Necessario il duo Allan-Hamsik, come Albiol-Koulibaly, ma Insigne e Mertens dovranno ricorrere agli straordinari. Stavolta le verticalizzazioni e lo spostamento delle densità di centrocampo dovranno essere asfissianti. Non si scherza. Degenek e la coppia Marin-Pavkov potrebbero rappresentare l’asso ‘’attendista’’ sulla trequarti, pronti a spingere laddove dovessero arrivare ‘’offerte gratuite’’ dalla difesa azzurra.
Un cielo rosso come fuoco stasera farà da cornice ad un San Paolo riempito da (secondo previsioni) quasi cinquantamila spettatori. Un rosso da strappare ad una Stella che merita rispetto per il suo alto valore tecnico. Ma il progetto di Ancelotti è serio. Si avverte nell’aria ad ogni impegno, a prescindere dal risultato. Basta solo continuare a crederci.
Avanti Azzurri, Avanti…

Marco Melissa

#ForzaNapoliSempre

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