Costantino Favasuli. Fonte: football-italia.net

I festeggiamenti per il Centenario hanno inebriato la piazza e ricordato a tutti il peso specifico di una maglia che rappresenta un unicum nel panorama calcistico europeo. Ma quando i fuochi d’artificio si spengono, rimane il rettangolo verde. Rimangono i bilanci, i moduli, le scelte della dirigenza e le necessità di chi, quella maglia, deve farla sudare.
Siamo ad agosto 2026 e il calciomercato condotto dal Direttore Sportivo Giovanni Manna sta definendo il perimetro del nuovo Napoli affidato a Massimiliano Allegri. Analizzando rigorosamente le ufficialità e le estenuanti trattative di queste settimane, emerge il quadro di una squadra in profonda, e per certi versi rischiosa, trasformazione. 

IL FRONTE ENTRATE: LA RICERCA DELL’EQUILIBRIO E IL NODO FAVASULI

Se c’è un merito innegabile in questa sessione estiva, è la volontà iniziale di consolidare le fondamenta della passata stagione. Il riscatto massiccio di Rasmus Højlund dal Manchester United certifica che il danese è il perno indiscutibile del progetto offensivo allegriano. Parallelamente, la conferma a titolo definitivo di Alisson Santos (prelevato dallo Sporting CP) fornisce ad Allegri quell’esterno capace di strappi improvvisi, vitale per il gioco di transizione.
Tuttavia, è sulle corsie laterali e in difesa che si sta giocando la partita più complessa di questo mese di agosto. L’infortunio di Alessandro Buongiorno e i recenti problemi fisici di Sam Beukema hanno fatto scattare l’allarme rosso in retroguardia. L’addio di Juan Jesus (svincolato) ha lasciato un vuoto di esperienza sul centrosinistra, un buco che Manna sta cercando di tappare puntando tutto su Benoît Badiashile (in alternativa Federico Gatti, più defilato, e costoso, Tiago Gabriel).
L’accordo con il giocatore c’è, ma la trattativa col Chelsea è un braccio di ferro estenuante: i londinesi pretendono una cessione a titolo definitivo, mentre il Napoli preme per un prestito con diritto di riscatto. Per una squadra che fa del bunker difensivo il proprio marchio di fabbrica sotto la guida di Allegri, arrivare a pochi giorni dall’inizio della stagione senza il tassello difensivo mancino definitivo è un rischio enorme. 
Ancora più emblematica è la situazione sulla fascia destra. La dirigenza ha individuato in Costantino Favasuli, classe 2004 di proprietà del Catanzaro (e punto fermo dell’Under 21 azzurra), il profilo ideale per ricoprire il ruolo di vice-Di Lorenzo. Le cifre dell’operazione sono importanti e ormai definite: 8 milioni di euro al club calabrese (che ne dovrà girare la metà alla Fiorentina) e un contratto blindato per il giocatore fino al 2031 (con opzione per il 2032).
Eppure, l’affare è in stallo per un “tappo” in uscita. L’ufficialità di Favasuli è legata a doppio filo al destino di Pasquale Mazzocchi: affinché il giovane esterno possa varcare i cancelli di Castel Volturno, l’ex Salernitana deve essere ceduto, oppure messo fuori dalla lista Serie A. Una gestione delle tempistiche che riflette la rigidità di un monte ingaggi e di una lista bloccata che non ammettono passi falsi. 

IL MERCATO IN USCITA: PLUSVALENZE, IL SACRIFICO DEL TALENTO E IL PASTICCIO LINDSTRØM

Se il mercato in entrata viaggia a fari spenti e con il freno a mano tirato dai vincoli burocratici, quello in uscita si conferma una spietata e lucidissima macchina da soldi. L’anima “aziendale” del Napoli di De Laurentiis non è mai stata così evidente.
L’operazione Miguel Gutiérrez ne è il manifesto programmatico. Ceduto in queste ore al Bayer Leverkusen per 30 milioni di euro dopo i test fisici in Germania, il terzino spagnolo è la dimostrazione di come, a Fuorigrotta, la plusvalenza viga sovrana sulle logiche di campo. Dal punto di vista contabile è un masterclass finanziario, ma tatticamente significa sottrarre ad Allegri un esterno di caratura internazionale prima ancora di poterlo schierare, costringendo l’allenatore a ricalibrare gli automatismi sulla corsia mancina. Ma è la gestione contrattuale e del talento a sollevare i dubbi più amari. Nelle ultimissime ore, la trattativa saltata per Jesper Lindstrøm allo Schalke 04 ha evidenziato una preoccupante rigidità negoziale. Il centrocampista danese era ormai a Gelsenkirchen, aveva superato le visite mediche e l’accordo per un prestito con diritto di riscatto a 5 milioni era di fatto concluso. Eppure, al momento dello scambio documentale, la dirigenza azzurra ha modificato le condizioni pattuite verbalmente, inserendo un obbligo di riscatto condizionato. I tedeschi, furiosi, hanno fatto saltare il banco, rimandando il giocatore a Napoli e creando un inatteso esubero tattico ed economico da dover piazzare in fretta e furia. Ma il “Caso Lindstrøm” non è soltanto un colossale equivoco tecnico, bensì un autentico salasso contabile che cozza violentemente con la proverbiale attenzione al bilancio della gestione partenopea. Arrivato nell’estate del 2023 per una cifra vicina ai 30 milioni di euro con i galloni del top player chiamato a sostituire Lozano, il danese rappresenta oggi un asset svalutato il cui peso residuo a bilancio si aggira ancora intorno ai 10-12 milioni di euro. L’aver fatto saltare un accordo che prevedeva un riscatto a 5 milioni significa essersi rifiutati di certificare una minusvalenza netta e immediata. Il paradosso, tuttavia, è che forzando la mano sui cavilli contrattuali, la dirigenza ha scelto il male peggiore: ritrovarsi in casa un giocatore sfiduciato, ulteriormente deprezzato e, soprattutto, cronicamente incompatibile con il calcio muscolare e verticale preteso da Massimiliano Allegri. Un autogol gestionale che mantiene occupata una casella pesante nel monte ingaggi, rischiando di paralizzare le future manovre in entrata.
Il pasticcio diplomatico italo-tedesco fa il paio con il controverso caso di Emanuele Rao.
Il sui caso è paradigmatico. Acquistato nel 2025 e reduce da una stagione in prestito al Bari in Serie B dove ha incantato (6 gol in 35 presenze e prestazioni di spessore contro piazze calde), il trequartista classe 2006 ha brillato in modo evidente durante l’ultimo ritiro a Dimaro. Ha mostrato visione di gioco, strappo e un’intelligenza tattica rara per un ventenne.
Molti si aspettavano che potesse ritagliarsi uno spazio prezioso nelle rotazioni di Allegri, offrendo imprevedibilità dalla trequarti in su. Invece, pochi giorni fa, la doccia fredda: Rao è stato spedito nuovamente in prestito, questa volta al Pisa.
Questa scelta innesca un interrogativo critico: ha senso investire e monitorare giovani talenti italiani se, nel momento della potenziale maturazione e in un anno così denso di impegni, non si ha il coraggio di inserirli gradualmente nel tessuto della prima squadra? La preferenza sistematica per l’usato sicuro a discapito della freschezza rischia di invecchiare precocemente la rosa. 

LO SMANTELLAMENTO DELLA SALA MACCHINE

A completare un quadro di profondo rinnovamento (o smantellamento, a seconda dei punti di vista) c’è la situazione del centrocampo. Le operazioni minori in uscita delineano un repulisti netto: Eljif Elmas fa ritorno al RB Lipsia per fine prestito, Luis Hasa e Alessio Zerbin sono stati ceduti a titolo definitivo al Frosinone, mentre il giovane Giuseppe Ambrosino è andato in prestito al Modena. 
Questo svuotamento della mediana non è indolore, soprattutto considerando l’ombra ingombrante che aleggia sui senatori. La posizione di Stanislav Lobotka (in scadenza) rimane in bilico, così come il futuro di Zambo Anguissa. Il Napoli attuale è un cantiere a cielo aperto proprio nel reparto nevralgico del campo. Ad Allegri, un tecnico che basa i successi sulla diga di centrocampo e sull’equilibrio delle due fasi, mancano ancora le geometrie definitive.

IL RISCHIO CALCOLATO

Il mercato estivo 2026/27 del Napoli è, al momento, un esercizio di estremo funambolismo tra le ambizioni tecniche pretese da un allenatore “pesante” come Massimiliano Allegri e la ferrea ortodossia di bilancio dettata da De Laurentiis.
I colpi Højlund e Alisson garantiscono l’esplosività offensiva, e l’imminente (seppur faticoso) arrivo di Favasuli dimostra un occhio vigile sul mercato interno. Ma le cessioni di pedine tatticamente duttili come Gutiérrez e il rinvio della maturazione di gioielli come Emanuele Rao in terra toscana, uniti all’estenuante attesa per un centrale difensivo vitale, lasciano pesanti incognite sulla profondità e sull’adattabilità della rosa.
Manca meno di un mese al gong finale. Se i vuoti a centrocampo e in difesa verranno colmati, il Napoli potrà candidarsi al ruolo di corazzata cinica e spietata. Se invece le logiche della “società di trading” prevarranno fino all’ultimo giorno sulle esigenze strutturali del prato verde, ad Allegri verrà chiesto un autentico miracolo: vincere con una squadra incompleta, nell’anno in cui a Napoli “vincere è l’unica cosa che conta” (cit.).

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

P.S. Aggiornamento Ufficiale sul “Caso Lindstrøm”

Per dovere di cronaca e correttezza del blog, è fondamentale integrare questa analisi con la posizione ufficiale della SSC Napoli, diramata tramite un duro comunicato stampa nel tardo pomeriggio di oggi, 3 agosto.
La società azzurra ha smentito categoricamente le indiscrezioni circolate a mezzo stampa, respingendo al mittente l’accusa di aver fatto saltare l’accordo per un improvviso cambio delle condizioni economiche. Secondo la puntuale ricostruzione temporale fornita dal club, è stata la dirigenza dello Schalke 04 a tirarsi indietro. I tedeschi avrebbero sollevato obiezioni su alcune clausole di dettaglio, adducendo “mutate esigenze tecnico-sportive” a seguito dell’infortunio di due loro calciatori nel fine settimana.
Il Napoli precisa inoltre che, pur di sbloccare l’affare, aveva inviato una tempestiva comunicazione confermando la disponibilità ad accettare integralmente la versione del contratto proposta dallo Schalke. Nonostante questa apertura, il club tedesco ha confermato il proprio disinteresse, spingendo la SSC Napoli a minacciare le vie legali per la tutela dei propri diritti e per chiarire le reali responsabilità del mancato trasferimento.
La verità formale e le dinamiche dei carteggi passano ora nelle mani degli avvocati. Tuttavia, il risultato sportivo e finanziario all’ombra del Vesuvio non cambia di una virgola: Jesper Lindstrøm rimane a Castel Volturno. Qualunque sia stata la miccia che ha fatto esplodere la trattativa, il danese si conferma un nodo cruciale, e tremendamente oneroso, da dover sciogliere in questo rovente mese di agosto.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.