New Game XL numero 3

Bisogna ammetterlo, quando si parla di talenti emergenti e si leggono le notizie di calciomercato inneggianti il prossimo “nuovo Messia” del calcio la mente quasi in automatico ci porta a considerare l’idea che si tratti di un attaccante, o meglio ancora di un fantasista: da sempre infatti sono questi due ruoli ad accendere di più le fantasie di tifosi e addetti ai lavori. Ma sappiamo bene quanto avere un campioncino in difesa costituisca un valore aggiunto, e proprio quest’anno il Napoli se n’è ritrovato uno in rosa che aveva un compito assai arduo, quasi impossibile alla vigilia del campionato, vale a dire sostituire il totem Koulibaly, passato al Chelsea dopo tanti anni di onorata militanza sotto il Vesuvio. Sto parlando ovviamente del sud-coreano Kim Min-jae il cui nome esotico è stato ormai ben assimilato da ogni tifoso azzurro, che in lui vedono un’autentica certezza in campo, a comporre una formidabile cerniera col già collaudato Rrahmani.

Ecco, Giuntoli – non smetterò mai di sottolinearne la bravura in fase di scouting – è riuscito nell’impresa di assorbire il colpo dato da partenze pesanti (oltre al difensore senegalese, ovviamente alludo a Insigne e Mertens) puntando sulla novità, sulla freschezza e soprattutto sulle qualità potenziali dei nuovi arrivati, gente magari non (ancora) “ di nome” ma destinata a quanto pare a segnare e imprimere il proprio marchio in questa nuova fase del calcio Napoli.

Tornando al focus dell’articolo, in realtà i giovani (per non dire dei giovanissimi) difensori sono letteralmente ambiti dai grossi club, che si trovano a gareggiare fra di loro in ambito di mercato giovanile a suon di milioni, rimpolpando i propri organici di talenti sottraendoli così alla concorrenza. In un contesto altamente competitivo risulta difficile pertanto per il ragazzo che entra nei ranghi del proprio club quando è poco più di un bambino arrivare fino agli ordini della Prima Squadra… eppure vi è chi ci riesce, come il caso del promettentissimo centrale difensivo che andiamo oggi a conoscere.

El Chadaille Bitshiabu è nato nel 2005 a Villeneuve-Saint-George, grosso comune situato al centro dell’’Île-de-France, a due passi da Parigi insomma, e come tanti bambini inizia presto a tirare calci al pallone, sorretto dalla passione dei genitori. La società locale lo accoglie e lo coccola quando “Chada” ha appena sei anni, ma sarà solo un breve passaggio perché la sua vera crescita calcistica avviene nel club del Saint Denis, dove rimane per tutto il ciclo delle scuole elementari. Mai come nel suo caso per crescita non si allude solo al contesto calcistico ma proprio a quello naturale, fisico, visto che si ritroverà subito a svettare sui coetanei per doti atletiche eccezionali, tanto che a 12 anni, quando milita nel Boulogne-Bilancourt è alto già il doppio rispetto ai compagni di squadra, con le sue prestazioni che lievitano di pari passo.

Di lui si inizia a parlare ed è lungimirante il PSG (che in pratica già lo controllava da vicino, essendone il Boulogne una società affiliata) che lo inserisce nelle sue giovanili ricavandone in poco tempo un portento eccezionale, destinato a bruciare le tappe. E così infatti avviene, con Bitshiabu che a 14 anni viene inserito nell’Under 17, stando al passo con gente più grande al punto da prendersi subito un posto da titolare. Le sue lunghe leve – all’epoca già superava abbondantemente il metro e ottanta – lo fanno volare sulla fascia alla bisogna ma il suo ruolo naturale da sempre è quello del difensore centrale, che lui interpreta in maniera personale, con uno stile ancora da affinare del tutto ovviamente ma già caratteristico. Non si limita in pratica a prenderle tutte di testa ma ama giocare palla al piede, dettare il passaggio, provare il lancio lungo, giocando soprattutto sull’anticipo. Il primo step è ampiamente superato e a 15 anni viene lanciato addirittura in Under 19, il nostro Campionato Primavera, anticamera del grande calcio, che nel suo caso sarebbe davvero tale, visto l’altissimo livello del PSG.

La personalità, la tecnica, lo strapotere fisico (con la sua altezza attestatasi su un vertiginoso 1,96 mt: ricordo che si sta parlando di un 2005) non possono più passare inosservate, e il suo club oltre a blindarlo, pensa bene di inserirlo pian piano nel roster di stelle composto da Mbappé, Messi, Neymar e compagnia, anche se lui come idolo ha Kimpembe, come lui partito proprio dal vivaio parigino. D’altronde Pochettino, il primo a puntare deciso su di lui facendolo allenare in pianta stabile con la Prima Squadra, era un difensore e non poteva che riconoscere di trovarsi davanti a un potenziale campione, tanto da farlo debuttare ufficialmente in una gara di Coppa di Francia quando Bitshiabu ha solo sedici anni. Non si è trattato però di un caso isolato, tanto che ai nastri di partenza dell’attuale stagione sportiva, anche il neo allenatore Christophe Galtier (con una breve parentesi da calciatore nel Monza) non ha esitato un attimo a volerlo con se’, sicuro che il ragazzo possa diventare una risorsa per la sua squadra (che in quel reparto solitamente schiera gente come Marquinhos, Sergio Ramos o Danilo Pereira, non certo gli ultimi arrivati).

Alla fine il tanto agognato esordio in campionato è arrivato il 21 ottobre scorso contro l’Ajaccio, pochi minuti giusti per respirare l’aria del grande calcio, mentre in Champions League finora si è sempre accomodato in panchina ma c’è da credere che il suo momento arriverà presto. Colonna delle nazionali giovanili francesi (dove gioca anche da mediano davanti alla difesa, alla Desailly ai tempi del Milan) di recente ha affrontato i giovani azzurri dell’Under 18, indossando la fascia da capitano nella gara andata in scena (e vinta) il 17 novembre.

Il futuro, quindi, è tutto dalla sua parte, e considerando che il primo contratto che firmò anni fa gli scade il 30 giugno del 2024 il mio umile consiglio è quello di farci un pensierino!

 Gianni Gardon

 

 

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