Napoli sì, Napoli forse: Napoli no.

Nella foto la Dott.ssa Psicologa Giusy Di Maio

Parte oggi la collaborazione tra Il Ciuccio sulla Maglia del Napoli ed Il Pensiero Non Lineare con la rubrica Pallone & Psiche che pone l’attenzione all’aspetto psicologico del pianeta calcio (del giocatore, della società, ecc.) ma anche all’ambito legato alla sfera della comunicazione (di deficit comunicativi con e tra i media e la società – negli anni ne abbiamo visti in un quantitativo di difficile enumerazione ndr), così come l’impatto che i media stessi possono avere sui tifosi.

Buona lettura.

Dopo le sconfitte, si sa, siamo tutti più restii a mantenere quel certo aplomb di gallica memoria, ma la situazione in casa Napoli è ormai ben nota, pertanto non ci resta che metterci comodi e provare ad analizzare le cose che stanno scuotendo la casa azzurra.

Covid, cessioni, infortuni…. una serie di sfortune – verrebbe da dire – che si susseguono senza sosta; la questione si pone però se andiamo a prender coscienza del fatto che da tifosi sottovalutiamo, spesso, il peso che le numerose variabili (ad esempio quelle appena citate) possono avere sulla resa (a breve e lungo termine) della prestazione di un calciatore.

Un calciatore è – inoltre – membro di una squadra, il che apre ad un’altra questione ancora: ciò che faccio io può dipendere o inficiare quello che fanno tutti gli altri.

Un momento… un momento Dottoressa… Ora sono quasi confuso… Ma questi, due calci a un pallone devono dare e qua mi fate il discorso del sistema… delle variabili… ma a me che importa?

Il momento attuale del Napoli, della nostra squadra, è strutturalmente complesso poiché il punto forse più caldo è la cessione del nostro capitano Lorenzo Insigne.

Per anni le voci sono state insistenti “Insigne ha firmato con… Ufficiale! Insigne via!” e di converso anche nel cuore dei tifosi i sentimenti sono sempre stati contrastanti: siamo passati dal capitano amato, ammirato.. dallo scugnizzo “cresciuto” in cui tutti si riconoscevano al “calciatore dalle dubbie capacità” e questo.. per voler essere eleganti.

Cosa accade allora nella mente di una squadra quando il suo assetto interno ne viene, per un motivo qualsiasi, modificato?

Una squadra è una famiglia – un sistema – direttamente (o indirettamente) influenzata dalle proprie relazioni di provenienza.

Mi spiego:

Un calciatore che entra in una squadra entra in un sistema formato dalla trama di relazioni che si vengono a creare tra tutti i membri della squadra stessa (hai presente il famoso clima dello spogliatoio di cui tanto si parla?); a loro volta, però, i calciatori portano, all’interno di quelle relazioni della squadra, i rapporti che li accompagnano anche “fuori”. Per capire meglio questo punto, dobbiamo pensare a quando si dice che ciò che succede a “casa tua” non devi portarlo sul lavoro altrimenti se ne inficia la prestazione, hai presente, no? Bene… questa cosa è tecnicamente possibile ma di fatto quasi impossibile da svolgere.

Se un membro della famiglia di provenienza del calciatore stesso (per fare un esempio) mostra malessere in una data situazione, la performance calcistica (o sportiva in generale) dell’atleta ne sarà inficiata.
No Dottoressa.. qua sta diventando troppo complessa la questione: per me bisogna solo vincere qualcosa di concreto“.

Hai ragione anche tu… anche io sono tifosa e mi rendo conto che vincere conta se sei in gara, ma dammi un po’ di tempo, ancora…

Ogni persona è da considerare come un individuo immerso in una realtà bio-psico-sociale; si tratta pertanto di considerare una realtà che sia caratterizzata da fattori biologici, psicologici e sociali.

I fattori biologici sono i fattori biochimici, ad esempio; quelli psicologici sono legati alla personalità, al comportamento, all’umore e quelli sociali alla famiglia, alla cultura o fattori economici.

Un atleta che vive, per un qualsiasi motivo, un problema della sfera biologica, psicologica o sociale, per forza di cose avrà una performance minore rispetto ad un altro atleta.

Una squadra che perde il suo capitano e che perde per un periodo di tempo la sua punta (mi riferisco a Victor Osimhen), deve vivere da un lato l’elaborazione di un lutto a tutti gli effetti e dall’altro ha vissuto l’elaborazione di una situazione catastrofica laddove le condizioni erano invece favorevoli.

Giusy Di Maio – Psicologa

Questo sarà però argomento del nostro prossimo appuntamento con la rubrica Pallone & Psiche, rubrica a cura dei Dott.ri Giusy Di Maio e Gennaro Rinaldi (https://ilpensierononlineare.com/)

Il calcio è una cosa seria! Il Napoli è una cosa seria!

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