L’ANNO CHE VERRÀ

Gennaro Gattuso

Quando si tratta di Gennaro Gattuso è molto difficile scindere l’aspetto tecnico da quello umano. Soprattutto per noi napoletani.

E’ difficile trovare, nel panorama attuale del calcio italiano e, forse, anche internazionale un uomo come quello in fotografia.

Gennaro Gattuso racchiude in sé l’icona del self-made man (l’uomo che si è fatto da solo ndr). Gavetta come calciatore, culminata nei successi planetari del Milan di Berlusconi, e soprattutto gavetta come allenatore, sulle panchine più scomode, in giro tra Italia ed Europa.

Poi arriva la chiamata di De Laurentiis. Rino è chiamato a ricostruire (ed in fretta) dalle macerie lasciate dietro dal “non-pettinatore di bambole“, al secolo Carletto Ancelotti. Gattuso accetta la scommessa firmando un contratto di un anno e mezzo con la possibilità di prolungare a fine stagione. Dopo un avvio prevedibilmente incerto l’uomo di Corigliano Calabro riesce a riportare a dritta la barra della squadra azzurra, cominciando a macinare vittorie e punti. Addirittura c’è chi comincia a sognare l’aggancio al quarto posto che significherebbe partecipazione alla prossima UEFA Champions League. Aggancio che sarebbe considerato un mezzo miracolo. Purtroppo la corsa degli azzurri non è sufficiente per questo traguardo ma, nello stesso tempo, prosegue spedita la marcia in Coppa Italia.

Poi arriva la pandemia e, dopo mesi passati a pensare a ben altro, la stagione ricomincia da dove era stata interrotta. Ma lo scenario è completamente diverso. Controlli continui tramite test, squadre in isolamento e stadi senza pubblico. E’ un po’ “calcio di plastica” ma si sa che lo spettacolo deve continuare, altrimenti si rischia la rottura del giocattolo.

E allora il Napoli ricomincia da dove aveva interrotto e, con un filone di vittorie incredibili, arriva in finale di Coppa Italia. C’è la Juve. La solita Juve. E stavolta, in panchina da loro, c’è il passato azzurro, recente ed emozionante. C’è Sarri.

Gattuso riesce ad imbastire una strategia di gioco che, al termine dei novanta minuti regolamentari, da l’impressione che il Napoli possa vincerla da un momento all’altro. Poi i rigori e quel trofeo che molti snobbano ma che, arrivati al dunque, nessuno vuole perdere.

Poi la squadra di Rino molla la presa sul campionato e quasi lo usa soltanto a beneficio della preparazione in vista dell’ottavo di finale di Champions contro il Barça.

Molti storceranno il naso di fronte ad alcune scialbe prestazioni azzurre ma evidentemente la “ragion di stato” impone di arrivare al match clou nel migliore dei modi.

Poi sappiamo tutti com’è andata, in quel di Barcellona, tra sviste arbitrali e superiorità dei singoli avversari.

Ora si discute di rinnovo, di prolungamento.

Non sono più tanto sicuro (e comincio a nutrire il sospetto che, in “camera caritatis“, nelle stanze segrete della Filmauro c’è chi la pensa in modo simile al mio) che sia davvero Gennaro Gattuso il nome giusto per la panchina azzurra. Soprattutto in chiave futura.

Personalmente credo che Gennaro Gattuso abbia meritato di sedere sulla panchina azzurra almeno per un’altra stagione, per vedere soprattutto, con una squadra più modellata sulla filosofia di gioco dell’allenatore calabrese, fin dove si possa arrivare. Ora, al di là di quel che è trapelato dal recente incontro tra allenatore e presidente in quel di Capri credo ci sia la necessità che una sorta di gentlemen agreement (accordo tra gentiluomini ndr, e con chi se non con un gentiluomo come Rino?!), al di là delle clausole contrattuali, debba garantire ad entrambe le parti “vie di fuga” che possano assicurare un sereno e civile divorzio nel caso le cose non dovessero andare come noi tutti ci auguriamo. Senza frizioni tra dirigenza e panchina, per una volta.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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