L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI AURELIO

Aurelio De Laurentiis

Giorni a parlare di presunte bufere nello spogliatoio, di Carlo Ancelotti sulla graticola per un avvio di stagione altalenante, di Lorenzo Insigne versione Napoli e versione nazionale italiana.

Eppoi..

Eppoi arriva lui. L’unico vero anfitrione della Società Sportiva Calcio Napoli.

Aurelio De Laurentiis.

L’occasione è la firma della convenzione per lo stadio San Paolo col Comune di Napoli. Ne ha per tutti (come sempre, tra l’altro).

Spazia dalle cinque sostituzioni possibili in C, e da riproporre anche in Serie A, all’ancient regime della UEFA che vive in una sorta di “nuova restaurazione”, con la “sua” ECA che si erge a paladina del rinnovamento. E ancora, si parla di Insigne e dell’incontro di Castelvolturno tra il suo entourage (vedi alla voce Mino Raiola) e Carlo Ancelotti, per chiarire le posizioni ed accomunare gli intenti. E da qui alla necessità di Lorenzo di dover sorridere e far buon viso a cattivo gioco, all’occorrenza, accettando le decisioni del tecnico. Poi Aurelio tocca proprio il “tasto” Ancelotti, rinnovandogli praticamente la fiducia e dichiarando l’immutata stima anche verso l’uomo Ancelotti. Sul capitolo stadio e del futuro che questa convenzione può potenzialmente prospettare rimanda la palla al Comune ipotizzando l’acquisizione dell’immobile soltanto dietro cessione dello stesso alla cifra simbolica di un euro, pur rimarcando il fatto che comunque qualsiasi miglioramento dell’impianto post-vendita risulterebbe complicato dalla burocrazia amministrativa e preferendo a questo punto vendere il Napoli per comprare in Inghilterra.

Poi De Laurentiis parla dei rinnovi di Dries Mertens e di José Maria Callejòn. “Non sono assolutamente disposto a fare uno sforzo importante. Se uno vuole fare le marchette in Cina per vivere due o tre anni di merda questo è un problema suo nel quale non posso entrare. Se considerano i soldi un fine andassero in Cina, io non posso considerare la Cina una concorrenza“.

E infine si parla di Fabián Ruiz e di Kalidou Koulibaly. Fabian? “E’ sempre stato un top player (Fábian). Se io dopo 15 anni mi sono convinto di pagare trenta milioni uno che sembrava uno sconosciuto!?! Un conto però è giocare in una nazionale ed un conto è giocare ogni tre giorni in un club. Real e Barcellona? Io sono rimasto affezionato all’uomo Koulibaly e non l’ho venduto neanche a centocinque milioni, ma arriverà un momento in cui saremo costretti a venderlo. Ma c’è chi dice che non ci siamo rinforzati in difesa, dicendo il falso. Purtroppo alcuni opinionisti devono prendere soldi la sera in tv, devono fare ammuina“.

Gli interventi non sono stati nell’ordine così come esposti in queste righe, per dovere di cronaca. L’importanza ricade comunque su vari aspetti di queste parole del presidente.

Innanzitutto, le raccomandazioni a distanza rivolte a Lorenzo Insigne sui suoi futuri atteggiamenti da tenere, come tesserato del Napoli, confermano le voci che si sono rincorse per mesi e che davano come critico (ed uso un eufemismo) il rapporto tra allenatore e giocatore.

Il Napoli è alla vigilia di un profondo ricambio generazionale cominciato con la dipartita di Pepe Reina e soprattutto di Marek Hamsik e che passerà probabilmente dagli altrettanto (se non più) dolorosi addii di Mertens, Callejòn e (sicuramente) Koulibaly. Altri potrebbero essercene ma in questo caso le scelte sarebbero di natura puramente tecnica. Mi riferisco all’eterna (ormai) promessa Piotr Zielinski ed all’amletico (ahinoi) Arkadiusz Milik.

In ogni caso c’è ancora tutta una stagione da vivere e durante la quale, ci auguriamo, alle chiacchiere seguiranno i fatti, cominciando dalla tutt’altro che facile sfida col Verona di sabato pomeriggio al San Paolo.

A noi non resta che incitare questi ragazzi, al di là delle opinioni che giornate come quella di oggi possono ingenerare in ognuno di noi. Nel bene come nel male.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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