ALLA RICERCA DI UNA IDENTITÀ

Lorenzo Insigne

Due sono le cose: o Lorenzo Insigne è diventato “allergico” alla maglia del Napoli oppure Carlo Ancelotti non riesce in nessun modo ad esaltare le doti del talento di Frattamaggiore.

Non me ne voglia il pluridecorato tecnico emiliano, ma io propenderei per la seconda ipotesi.

Ieri, su Twitter, ho letto di presunti caos all’interno dello spogliatoio partenopeo. Non mi lancerei in cotante spericolate teorie cospirazioniste. Basta cercare in un qualsiasi vocabolario della lingua italiana od interrogare il buon vecchio Google per scoprire che di tutto possiamo immaginare fuorché di caos.

Certo è che le idee di come schierare in campo la migliore formazione possibile sembrano, alla luce di quanto visto finora in campo, lontane dall’essere chiare e ben definite.

Se proprio vogliamo snocciolare e decontestualizzare le prestazioni, anche la tanto decantata impresa coi campioni europei in carica del Liverpool è nata sì da una notevole prestazione degli azzurri, farcita di intensità dal primo all’ultimo secondo del match. Ma pure da episodi nei quali (ed il calcio ne è sicuramente stracolmo) la dea bendata ha finalmente sorriso ai figli di Partenope. Ossia, episodi nei quali i Reds, tutt’altro che in ambasce, non riuscivano a capitalizzare le occasioni che pur si erano presentate davanti alla porta napoletana. Il tutto condito da un penalty dato agli azzurri, di quelli che se ne può discutere fino al giorno appresso.

Con questo cosa voglio fare? Sminuire la vittoria sul Liverpool? Assolutamente no. Voglio soltanto riportare il discorso sui binari del buon senso. Un buon senso che pure all’indomani della vittoria in Champions lasciava qualche retropensiero sulla reale consistenza del gioco di questa squadra.

Gli schemi. Il tanto invocato quattro-tré-tré e le solite migliaia di “guru” della tattica che sono spuntati sú, come funghi dopo una pioggia d’inizio autunno. Ciò che a me sembra (al di là di quanti giocatori si mettano davanti alla porta, a centrocampo o in attacco) è che a questa squadra manchi l’elemento che detti i tempi, quello che una volta veniva chiamato metronomo. Un regista, in poche parole.

Lorenzo Insigne riesce ad esaltarsi in nazionale anche grazie alla presenza del suo ex compagno di squadra Jorginho. Sì, proprio lui. Quello che adesso è considerato elemento indispensabile nell’undici di Frank Lampard al Chelsea.

E i conti tornano.

(seguitemi…)

Dopo la prima stagione “di studio” Ancelotti aveva capito che in questa squadra ciò che occorreva era una “luce” che si accendesse per mostrare il sentiero da intraprendere. Al Napoli mancava un regista. Nelle idee di Carletto c’era posto per un “direttore d’orchestra avanzato”, più avanzato di Jorginho. Più un “Andrea Pirlo” della situazione che un “Ciccio Romano” dei bei tempi di una volta (per chi non lo ricorda il metronomo ex Triestina che, di fatto, completò il mosaico di Ottavio Bianchi e contribuì al primo scudetto azzurro).

Non a caso Ancelotti si era esposto in prima persona sul nome di James Rodríguez del Real Madrid. Purtroppo il talento colombiano non è mai arrivato, nonostante una telenovela lunga tre mesi e nella quale il giocatore è stato più volte descritto come acquisto certo, praticamente un predestinato ad indossare la casacca azzurra.

Ora James è rientrato appieno nei piani e nel gioco dei blancos di Zidane mentre il Napoli continua alla ricerca di una identità tutta da definire.

E questo è quanto.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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