NAPOLI – SASSUOLO RIPARTIAMO DALLA PASSIONE

La breve sosta natalizia ha dato modo di capire quanto (invece) possa essere lunga ed estenuante l’attesa per il rientro degli azzurri sul rettangolo verde.

Tanti fattori hanno contribuito a trasformare un paio di settimane di stop agonistico in un calvario dalle sfumature socio-culturali-tecniche preoccupante ed affascinante allo stesso tempo.

Stasera, per fortuna, arriva il Sassuolo che interrompe il digiuno dei tifosi e proietta da subito la nuova annata del Napoli nella Coppa Italia.

Questi ottavi di finale a sfida secca rappresentano uno degli obiettivi prioritari nel taccuino di Ancelotti che, incessantemente, ha lavorato con il gruppo su tutti i fronti in questi ultimi giorni. Tanta energia intorno a tutto l’ambiente, ma anche tanto rumore per nulla.

Dov’è finito il calcio, tra razzismo e mercato?

L’imperativo categorico del sottoscritto, in questa sede è l’evitare di ripetere quanto detto e scritto negli ultimi quindici giorni, anche perché spesso, troppo spesso, si diventa ripetitivi con una capacità d’analisi che va a farsi friggere.

Ma il piatto che ci è stato servito rappresenta una prelibatezza per il prosieguo della stagione. Ancelotti, infatti, sparando a raffica la propria visione d’insieme dei cori razzisti al pari di un problema indubbiamente sociale (fenomeno diffuso un pò ovunque e non circostanziato ai colori azzurri), ha messo in scena una problematica che, soprattutto negli ultimi anni, si è pian piano costruita una fama di non poco conto.

Tale problema, attraverso i media, è riuscito a guadagnarsi quasi una “tribuna d’onore nello stadio della follia” che va dispensando odio e, in qualche caso, morte.

Allora dico, pensiamoci tutti.

Oltre a tutto ciò, il peso dell’anarchico andamento delle trattative di mercato (tuttora in corso) ha tenuto banco ed ha ancorato tanti appassionati, come accade anche nel periodo estivo, a notizie (spesso rivelatesi bufale) che orientano il nostro umore verso una altalena schizofrenica di stati d’animo.

A valle di tutto, mi domando se qualcuno si sia chiesto se è questo il calcio, diviso tra polemiche ed incroci finanziari potenzianti, oppure quello dei novanta minuti, che hanno il potere ipnotico e, a volte, dissacrante, di tenerci letteralmente inchiodati e, adrenaliticamente parlando, pronti a ridere, gioire, piangere, ad emozionarci.
Una priorità per volta.

Il campionato, va bene, è il top. Ma oggi c’è la Coppa Italia e fra un mese abbiamo l’Europa League. Quindi, un passo alla volta.

Come ripetuto all’inverosimile da Ancelotti, il Sassuolo è una sfida ardua, sotto svariati punti di vista.

Ci presentiamo alla linea di partenza con alcune assenze importanti (Hamsik, Allan, Albiol, Mertens, Verdi) e, di conseguenza, con la necessità di ridisegnare alcuni punti. Se in attacco dovrebbe esserci il duo Milik-Insigne, i dubbi di centrocampo non mancano. Probabile l’impiego di Diawara e Zielinski, con Callejon e Fabian Ruiz ai lati. In difesa, oltre al probabile impiego di Karnezis tra i pali, la coppia centrale dovrebbe essere formata dal Koulibaly e Maksimovic, con Hysaj e Ghoulam ai lati (sostituibili all’occorrenza da Malcuit e Mario Rui).

Anche De Zerbi ha i conti in rosso per le defezioni. Non potendo contare su Marlon, Ferrari ed Adjapong e con il dubbio Di Francesco, il suo 4-3-3 dovrà poggiare tutto il suo peso offensivo su Berardi, Matri e Babacar (pronto anche Djuricic), mentre l’emergenza in difesa dovrà essere compensata con l’impego di Peluso e Magnani come centrali, con Lirola e Rogerio ai lati.

Ancelotti continua a non mollare di un centimetro, tra i mille dubbi e critiche che ancora fioccano come la neve di questi giorni in molte parti del Paese. Ma la risposta è affidata al campo. Solo al campo. Gli episodi accaduti e le successive scie di critiche racchiudono preoccupazione per quanto ancora si deve fare, ma anche il fascino di chi, nonostante tutto, crede in alcuni valori dello sport.

Gli spalti usiamoli sempre per costruirci il vero spazio passionale e coinvolgente per l’esultanza, ma anche per le possibili delusioni momentanee. Il denominatore comune è sempre quell’urlo, dai colori azzurri, che deve continuare ad attraversare l’Europa con la stessa energia di sempre e lottare per un posto che, ancora, meritiamo.

2019, ripartiamo dalla passione.

Avanti Azzurri, Avanti…

Marco Melissa

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