LA GUERRA IN TESTA

Dopo due turni di campionato e due vittorie azzurre il mio smartphone resta in silenzio.

È strano. Quando le cose vanno male la mia messaggeria Whatsapp impazzisce letteralmente.

È un pò come se io fossi il depositario della fede azzurra. Quindi, nella fattispecie, una sorta di “valvola di sfogo”. Tutti (non proprio tutti ndr) ad inveire contro squadra, allenatore e (ma che sorpresa) presidente.

Ora, mi rendo conto che il sottoscritto non può assurgere a metro di statistica nazionale. Sennò più di qualcuno si sentirebbe in diritto di farmi notare il fatto di essere afflitto da manie di onnipotenza.

Poi, però, faccio un giro sui social e mi rendo conto che il numero di commenti ai post riguardanti la partita precipita a picco rispetto a quelli che troverei se le cose fossero andate male.

In una società (globale) nella quale molti fanno a gara a chi lascia il commento più insulso, terrificante, becero e violento su qualsiasi tipo di post (resto nell’ambito social), quel che avviene (o che almeno io mi ritrovo a registrare) nell’ambito calcistico non dovrebbe sorprendermi. È come se immaginassi i volti di questi “commentatori d’assalto” (qualcuno li chiamerebbe “haters” – “odiatori”), di fronte ad una bella vittoria del Napoli: “Ah, che bello, ha vinto il Napoli! Ma che noia, però…”.

La cosa “straordinaria” è che queste persone (di mia conoscenza) che lasciano il mio telefonino in silenzio sono tifosi napoletani. Lo so.

Sono gli stessi, però, che se il Napoli…non vince, “imbracciano la mitragliatrice” e sparano a zero su tutto e tutti.

Ora, io non sono uno psicologo e tanto meno provo ad esserlo ma in questo comportamento, nel mio piccolo, posso dire che c’è qualcosa di patologico. Sì. Perché trovare la spinta ad esternare il proprio pensiero soltanto se le cose vanno “storte” vuole dire essere incapaci di viversi l’emozione della vittoria e soprattutto incapaci di saper condividere l’emozione stessa.

Forse il fenomeno è dovuto anche ad una generale “mutazione snob” (o degenerazione, fa lo stesso) di parte del tifo. Dove l’evento-vittoria si è trasformato in “minimo sindacale” dovuto, in virtù del noto “palmares” del club partenopeo (…).

Probabilmente qualcuno liquiderebbe tutto questo mio pistolotto con un semplice “chìst’ tènen’à uèrra ‘ncàp'” (questi hanno la guerra in testa). Io ci ho speso qualche parola in più. Ma il senso è lo stesso.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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