CHIACCHIERE E TABACCHERIE

All’indomani dell’acquisto della “defunta” AS Bari da parte di Aurelio De Laurentiis sono apparsi in città i soliti striscioni polemici delle curve partenopee.

In uno si gioca sul nome della città pugliese per mettere in risalto i metodi (a giudizio dei fautori dello striscione) poco chiari del presidente. Nell’altro si invita, più direttamente, il presidente ad acquistare altre squadre per poi andarsene da Napoli (e dal Napoli).

Per me l’assist offerto da questi striscioni è troppo allettante per non raccoglierlo.

Ecco.

A Napoli c’è un detto che dipinge in modo magistrale la differenza che corre tra le parole e i fatti.

Chiacchiere e tabbacchèr’ê lignàmme ó Bànc’ê Napule núnn’ê ‘mpégna“.

La traduzione è superflua.

Per anni è girata la voce che i tifosi del Napoli, in Italia e nel resto del mondo, si aggirassero intorno ai sei milioni di anime. Poi, ultimamente, la cifra è lievitata fino alla ragguardevole cifra di trentadue milioni, fino a trasformarsi nel numero “monstre” di centotrenta milioni (più potenziali che reali, mi verrebbe da dire).

Bene. Benissimo. Ottimo.

Tempo fa, su queste stesse pagine, lanciai timidamente l’idea (come probabilmente già altri prima di me, non saprei) dell’azionariato popolare sul modello FC Barcellona, per intenderci. Incaricai anche un mio caro amico, esperto di economia e finanza, per capire più nel dettaglio i contorni della cosa.

Se stiamo all’ultima cifra “sparata” da qualcuno (più che un dato di fatto, ripeto), basterebbe, per noi tifosi, autotassarci di venti euro ciascuno per avere fondi a sufficienza a rilevare la SSC Napoli dalle mani del presidente De Laurentiis, operare una campagna acquisti sontuosa (senza mezzi termini), costruirci un centro sportivo tutto nostro e (udite udite) uno stadio avveniristico (e sottolineo a-v-v-e-n-i-r-i-s-t-i-c-o) da 90.000 posti (e non lo “stadietto” per pochi intimi che si prospetta da tempo) ed avere denaro a sufficienza per assicurare un futuro radioso al nostro caro e amato Napoli.

Poi, però, togliamo il vino da tavola (anche perché a quest’ora del mattino sarebbe pure un attimino da alcolizzati ndr) e ci accorgiamo che a centotrenta milioni di tifosi (t-i-f-o-s-i) non ci arriviamo manco se chiediamo la grazia a San Gennaro. Ci stiamo “facendo afferrare per pazzi” perché i primi due anticipi di campionato li trasmette quella piattaforma dal nome impronunciabile (DAZN ndr) e non ci va di pagare soldi extra già dall’inizio (poi molti di noi la vedranno sparsi tra bar, pizzerie, ristoranti, sale scommesse e soprattutto “a scrocco” su internet). Molti di noi non comprano una maglietta o una sciarpa (o altro) originali manco se li “spari” perché “costano assai”.

In più è risaputo che fuori degli uffici della Filmauro a Roma c’è una folla costante, trecentosessantaquattro (Natale è Natale ndr) giorni all’anno, di aspiranti acquirenti della SSC Napoli tanto da costringere la Sindaca Raggi a tenere lì, in pianta stabile, una “task force” di vigili urbani per mantenere ordine ed a garantire il deflusso del traffico.

Ma su una cosa (embè, questo pure bisogna dirlo eh!) non abbiamo eguali. Su questa proprio “non c’è partita”. I conti col portafoglio degli altri. Siamo l’elite. La punta di diamante dello stile Massimo Troisi ne “Scusate il ritardo”. Quando lui e la sorella decidono di comprare il televisore nuovo alla mamma facendo i calcoli e parlando con Alfredo (l’altro fratello, quello coi soldi) e dicendogli “cinquemila lire io, cinquemila lire Patrizia e un milione e due tu…”.

La filosofia è la stessa.

Noi facciamo, oltre i tifosi, pure i consulenti di mercato, gli esperti di plusvalenze e di “magheggi finanziari”. Tu, Aurè, devi solo preoccuparti dell’unico, quasi insignificante dettaglio rimasto: devi cacciare i soldi.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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