BASTA CON LA “SINDROME DA ABBANDONO”

Sarri è a un passo dal Chelsea.

Forse l’argomento può sembrare anacronistico ormai. Ma forse può servire ad una breve ma (a mio avviso) profonda riflessione.

Mino Raiola parla di piazza umorale per ciò che riguarda il suo (nuovo) assistito: Lorenzo Insigne. Capitano? Lui è pronto. Lo è Napoli? Non lo si può amare un giorno e odiarlo quello seguente (dichiarazioni non “letterali” ma il senso è quello).

Ecco…provo a dare senso al mio ragionamento.

La partenza di Maurizio Sarri aveva, apparentemente, messo in bella mostra il gran cuore del tifo azzurro. Quello vero, genuino, senza compromessi.

Poi è venuto fuori il viaggio a Londra che Sarri avrebbe effettuato a marzo e che avrebbe stabilito il vero primo contatto coi vertici del Chelsea e molti hanno cambiato opinione sul rapporto dello stesso Sarri con Napoli.

Credo che ormai sia una situazione consolidata e parte integrante del tifo azzurro.

Quale?

Quella della “sindrome da abbandono” che si materializza ogni qualvolta ci sia un distacco di una parte importante della nostra recente storia calcistica dalla città e, ovviamente, dal club e che spesso muta l’amore, la stima, il rispetto in disprezzo o, a volte, in odio.

Devo dire che stavolta il “rigetto” della figura del (ex) beniamino sembra essere più pacato ma non meno netto, perentorio.

Resteranno segreti i termini dell’offerta (quella vera – quella che lo avrebbe dovuto tenere a Napoli) fatta dal presidente al tecnico dei 91 punti e del quasi-scudetto.

Fatto sta che Sarri, l’italiano atipico che non conosce la sottile e comune arte dell’ipocrisia, non ha mai, mai fatto segreto del voler guadagnare di più e di volersi misurare con realtà calcistiche come la Premier League.

E ancora, sappiamo (o dovremmo sapere) tutti che i rapporti tra allenatore e presidente cominciarono a scricchiolare da quel pareggio casalingo col Palermo di due stagioni fa e dalle successive “esternazioni” di De Laurentiis nel post-Real Madrid – Napoli.

Poi ci fu l’ormai famoso “patto per lo scudetto” che mise tutto in “standby”.

Il resto è storia recente.

Il presidente, dal canto suo, cominciò a “parlare” con Carletto Ancelotti in occasione del torneo Audi dello scorso pre-campionato.

Qualcuno starà pensando che ho dimenticato qualcosa…

No. Non lo dimentico.

Sarri vuole portare Gonzalo Higuaìn a Stamford Bridge.

Ebbene, anche in questo caso Sarri non ha mai nascosta la sua stima nei confronti dell’argentino. Anche dopo il tradimento (o presunto tale – dipende da quale portafogli si voglia vedere la cosa). Voglia di riabilitare il Pipita? Nemmeno per sogno. Sta bene dove sta e dove (eventualmente) andrà.

Ma noi, intesi come tifoseria, dobbiamo crescere e piantarla di vedere l’arrivo di un giocatore o di un tecnico come una sorta di irrevocabile giuramento di fedeltà, amore.

Sono professionisti. Mettiamocelo nella testa una volta e per sempre.

Amare Napoli, così come anche Maurizio Sarri l’ha amata, non vuol dire divenirne “schiavo”, incatenarsi ad essa per non lasciarla più.

E se qualcuno va via non è che automaticamente vuole dire che l’amore, la stima, il rispetto e l’attaccamento dimostrati non siano stati veri.

Siamo noi a dover provare a vedere le cose in modo diverso.

Senza buttare “il bambino con tutta l’acqua sporca”.

Tutto qua.

Abbiamo uno dei migliori allenatori del mondo. E a Sarri, se veramente ci abbiamo capito qualcosa, in questi tre anni che lui è stato a Napoli, dobbiamo soltanto augurargli ogni bene.

In tutti i sensi.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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