I giocatori del Napoli esultano dopo il gol di Rrahmani

L’Arena Garibaldi di Pisa si presentava come una trappola psicologica perfetta: una squadra di casa, quella di Oscar Hiljemark, ormai condannata all’ultimo posto con soli 18 punti e contestata dalla propria curva, contro un Napoli obbligato a vincere per blindare il secondo posto (a quota 73 punti) e l’accesso matematico alla prossima Champions League, tenendosi a debita distanza dal treno formato da Roma, Milan, Como e Juventus.
Antonio Conte, fedele alla sua filosofia del “niente scuse”, ha preparato la partita con un pragmatismo feroce. Non serviva il calcio spettacolo, serviva cinismo. E il Napoli ha consegnato una prestazione chirurgica: 3-0 netto, pratica archiviata in 27 minuti, gestione delle energie e zero tiri in porta concessi che potessero impensierire seriamente Meret. Ecco come il Napoli ha disinnescato il Pisa.

1. LE SCELTE INIZIALI E LE LAVAGNE TATTICHE

Il 3-4-2-1 del Napoli: Densità e Verticalità

Conte ha schierato i suoi con il collaudato 3-4-2-1. Davanti a Meret, il terzetto difensivo composto da Beukema (braccetto di destra), Rrahmani (centrale) e Buongiorno (braccetto di sinistra). Sulle corsie esterne Di Lorenzo a destra e Spinazzola a sinistra, incaricati di garantire ampiezza ma soprattutto copertura nelle transizioni negative. In mezzo al campo, il cervello di Lobotka affiancato dal dinamismo straripante di McTominay. Sulla trequarti, Elmas e Alisson Santos a gravitare nei mezzi spazi dietro l’unica punta, Rasmus Højlund.
L’idea di Conte era chiara: svuotare il centrocampo per attirare il pressing avversario e poi colpire in verticale appoggiandosi sulla fisicità del centravanti danese.

Il 3-5-2 del Pisa: Piatto e Prevedibile

Hiljemark ha risposto con un 3-5-2 speculare nei numeri difensivi ma radicalmente diverso nell’interpretazione. Semper in porta; Calabresi, Caracciolo e Canestrelli in difesa. A centrocampo, Aebischer in cabina di regia supportato da Hojholt e Akinsanmiro, con Leris e Angori sulle fasce. Davanti, la coppia pesante (ma statica) formata da Moreo e Stojilkovic.
Il piano del Pisa era difendere a 5 in fase di non possesso e cercare le fasce in costruzione, ma la lentezza nella circolazione della palla ha reso la manovra toscana un libro aperto per la retroguardia azzurra.

2. LA PARTITA: I CODICI TATTICI DEL DOMINIO AZZURRO

Fase 1: Lo Studio e il Disinnesco (0′ – 20′)

Nei primi 20 minuti il Napoli ha lasciato volutamente il pallino del gioco al Pisa, che ha mantenuto un possesso palla sterile. La scelta di Conte è stata strategicamente ineccepibile: il blocco medio-basso azzurro ha tolto ogni profondità a Stojilkovic. Buongiorno e Beukema sono usciti forte in marcatura preventiva sui riferimenti offensivi avversari, annullandoli dal campo. Il Napoli ha atteso che il Pisa si sbilanciasse, alzando i propri esterni (Leris e Angori), per colpire lo spazio lasciato sguarnito.

Fase 2: L’Uno-Due Mortifero (21′ – 27′)

La partita si stappa al 21′ grazie a un movimento codificato, vero e proprio marchio di fabbrica del calcio contiano. La palla viaggia in verticale alla ricerca della punta: Højlund lavora un pallone sporco spalle alla porta, attirando su di sé Caracciolo e creando un varco centrale. È qui che si inserisce a fari spenti Scott McTominay (giunto al 10° centro stagionale). Lo scozzese legge lo spazio, attacca la traccia interna e, servito dalla sponda del danese, ciabatta un piattone che bacia il palo e si insacca. Codice tattico: terzo uomo e attacco della profondità alle spalle del centrale.
Il Pisa accusa il colpo psicologico e si disunisce. Al 27′, il Napoli raddoppia sfruttando un evidente mismatch fisico. Sugli sviluppi di una palla inattiva, Amir Rrahmani domina il duello aereo contro Angori (inferiore per stazza e posizionamento) e incorna lo 0-2. Due tiri, due gol. Cinismo assoluto.

Fase 3: Gestione delle Energie e Transizioni (Secondo Tempo)

Nella ripresa, il Napoli passa in modalità gestione. Conte ritocca la squadra inserendo qualità pura: al 59′ entra Kevin De Bruyne per Elmas, contestualmente a Olivera per Buongiorno. L’ingresso del belga ha permesso al Napoli di congelare il pallone quando necessario e di trovare tracce di passaggio illuminanti per addormentare i tentativi di pressing abbozzati dal Pisa. Hiljemark ha provato a rimescolare le carte inserendo Cuadrado e Tourè per Leris e Calabresi, ma senza costrutto.
Nel finale, con il Pisa disperatamente riversato in avanti alla ricerca del gol della bandiera e spezzato in due tronconi, il Napoli ha affondato il terzo colpo in ripartenza. Minuto 92: il subentrato Mazzocchi si sgancia sulla destra, legge l’inserimento profondo di Højlund, che brucia i difensori toscani e sigla il definitivo 0-3.

3. ANALISI INDIVIDUALE: I TOP E I FLOP

I Top del Napoli

Amir Rrahmani: Non solo il gol dello 0-2 che chiude mentalmente la partita, ma una prestazione difensiva statuaria (completando 111 passaggi accurati). Ha guidato il reparto annullando letteralmente gli attaccanti avversari. Una diga.
Scott McTominay: Il prototipo del centrocampista moderno. Ha garantito filtro in mediana e strappi devastanti in zona offensiva. Il suo inserimento per lo 0-1 è da manuale del calcio.
Rasmus Højlund: Un gol e un assist. Ha fatto reparto da solo, ingaggiando duelli fisici costanti contro i tre centrali del Pisa. Ha mostrato maturità tattica nell’abbassarsi per legare il gioco, per poi esplodere la sua velocità nel gol del 3-0.
Sam Beukema e Lobotka: Il primo chirurgico in impostazione (96 passaggi completati), il secondo metronomo instancabile che ha dettato i tempi della anestesia nella ripresa.

I Flop del Pisa

Filip Stojilkovic: Disastroso. Mai in partita, costantemente sovrastato fisicamente dai centrali del Napoli, non ha tenuto su un pallone. Giustamente sostituito al 60′ da Meister.
Samuele Angori: Ha pagato un dazio altissimo in termini di fisicità e attenzione, perdendo in modo goffo la marcatura su Rrahmani in occasione dello 0-2.
Adrian Semper: Meno reattivo del solito, alcune indecisioni fatali nei gol subiti.

4. LE PAROLE DEL POST-PARTITA: L’ENIGMA CONTE E LA RESA DI HILJEMARK

Le dichiarazioni nel dopopartita sono state lo specchio fedele di una stagione agli antipodi per le due società, ma hanno anche aperto interrogativi pesanti sul domani azzurro.
Antonio Conte si è presentato ai microfoni di DAZN analizzando le difficoltà oggettive dell’annata:
“Nel giorno della mia prima intervista a Dimaro ero stato chiaro: mi aspettavo un’annata complessa… Non potevo prevedere tutti questi infortuni gravi. Non si tratta di noie muscolari, ma stop di 4-5 mesi che non dipendono da niente e da nessuno. Ho dovuto far fronte a ostacoli non preventivabili. Devo fare i complimenti ai calciatori, soprattutto a chi è rimasto indenne. Siamo rimasti nelle posizioni alte della classifica, ci siamo qualificati in Champions ed è un traguardo tutt’altro che scontato.”
Fin qui, la legittima rivendicazione di un tecnico che ha navigato in acque in tempesta. Ma è sul futuro che le sue parole si prestano a una duplice, e per certi versi allarmante, chiave di lettura: “Il presidente conosce il mio pensiero, ma non da oggi. Stanno già lavorando per il futuro, aspettiamo l’ultima partita e poi con la proprietà diremo cosa è stato partorito.”
È l’annuncio di un tavolo di programmazione congiunta per la prossima stagione, oppure il preambolo diplomatico di un addio già deciso, in cui la società sta “già lavorando” a un piano B? Il dubbio è legittimo. Conte lascia tutto in sospeso, consegnando alla piazza un rebus che verrà sciolto solo dopo il fischio finale contro l’Udinese.
Dall’altra parte, Oscar Hiljemark ha dovuto fare i conti con la cruda realtà di una retrocessione ormai digerita e una contestazione accesa dalla Curva Nord:
“Il Napoli è una squadra fortissima e sta lottando per un posto in Champions League. Affrontarli in questo momento, considerata la nostra situazione attuale, non è affatto semplice. La squadra ha giocato con dignità. I messaggi dei tifosi che sono stati mandati sono giusti e noi come società dobbiamo pensare a tante cose e a programmare il lavoro in vista del prossimo anno.” Sulla sua permanenza, nonostante la debacle stagionale, ha ribadito: “Sono un professionista, ho un contratto per un altro anno ed è per questo che dico che rimarrò.”

5. UNA VITTORIA DA CIRCOSCRIVERE AL PRESENTE

Mettiamo le cose in chiaro: il 3-0 dell’Arena Garibaldi è una vittoria di sostanza che fa il suo dovere, ovvero certificare la qualificazione alla prossima Champions League. Ma l’analisi della prestazione deve rigorosamente fermarsi qui.
L’esaltazione per il risultato va necessariamente tarata sull’inconsistenza assoluta del Pisa, una squadra ultima a 18 punti, sfiduciata e tatticamente piatta. Vincere oggi non era un’impresa, era un obbligo minimo sindacale. Non si può e non si deve dimenticare il mini-ciclo involutivo che ha caratterizzato il Napoli dalla partita contro il Milan di Pasquetta in poi. Le prestazioni opache e a tratti rinunciatarie dell’ultimo mese e mezzo rimangono un campanello d’allarme evidente, che tre gol contro un avversario allo sbando non possono magicamente spegnere.
La squadra oggi ha fatto esattamente ciò che le veniva richiesto: ha capitalizzato i mismatch fisici, ha sfruttato le verticalizzazioni e ha ibernato la partita. Una buona esecuzione tecnica e tattica, limitata a questi 90 minuti. Oltre il fischio finale odierno, però, c’è il vuoto. Le dichiarazioni di fine gara dimostrano che non esistono attualmente basi solide su cui proiettare certezze per l’anno prossimo. Il futuro del Napoli, stretto tra i silenzi criptici della panchina e un cantiere estivo tutto da decifrare, resta un’assoluta, gigantesca incognita.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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