Gianluca Rocchi

Non è passato nemmeno un giorno dal nostro ultimo editoriale e le fondamenta del calcio italiano non stanno più solo scricchiolando: stanno venendo giù, pezzo dopo pezzo, sotto il peso insopportabile delle loro stesse contraddizioni. Se ieri parlavamo dell’avviso di garanzia per concorso in frode sportiva come di un evento sismico, oggi dobbiamo registrare il crollo totale dei vertici arbitrali.
Gianluca Rocchi ha deciso di autosospendersi. Il designatore, l’uomo che la FIGC aveva eretto a baluardo della trasparenza, colui che doveva “metterci la faccia” e umanizzare l’errore tecnico davanti ai microfoni, ha dovuto fare un passo indietro travolto dalle carte della Procura di Milano. Ma non è solo: l’inchiesta si è allargata a macchia d’olio in queste ore, dimostrando che il caso di Udinese-Parma non era una tragica anomalia, ma la spia di un malcostume sistemico.

IL SECONDO FRONTE: CADE IL FORTINO DI LISSONE

Se Rocchi è la mente politica, Andrea Gervasoni era il braccio operativo, il supervisore tecnico del VAR. Da oggi, anche lui risulta indagato in concorso per frode sportiva, e anche lui si è autosospeso. Nel suo caso, il fascicolo dei PM si concentra su Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025. Le carte parlano di un Gervasoni che avrebbe incalzato e sollecitato in modo anomalo l’addetto VAR Luigi Nasca, forzando la mano per richiamare l’arbitro in un on field review che ha poi portato al rigore per gli emiliani.
Quello che emerge non è più il sospetto di una singola “bussata” sul vetro, ma il disegno di una gestione del potere all’interno del bunker di Lissone dove l’indipendenza di giudizio tecnologico veniva sistematicamente piegata alle gerarchie e, a quanto pare, alle convenienze del Palazzo.

L’OMBRA NERAZZURRA E LE DESIGNAZIONI “SU MISURA”

Ma il capitolo più inquietante di questi nuovi sviluppi, quello che fa davvero sanguinare il cuore a chi ama questo sport, riguarda le cosiddette “designazioni gradite”. Dalle carte dell’inchiesta filtrate in queste ore emerge un quadro che giustifica ogni singolo “piagnisteo” (come ci chiamano dal Nord) della nostra piazza. Si parla apertamente di arbitri scelti col bilancino per non disturbare il manovratore nerazzurro.
Il caso di Andrea Colombo, spedito a dirigere Bologna-Inter ad aprile 2025 perché considerato “profilo gradito” alla dirigenza interista, è uno schiaffo in faccia all’equità sportiva. E che dire di Daniele Doveri? Un fischietto di massima caratura che sarebbe stato “schermato”, ovvero tenuto chirurgicamente lontano dalle gare decisive dell’Inter (come la delicata semifinale di Coppa Italia contro il Milan) per evitargli critiche o per proteggere il cammino della squadra milanese.
Per noi che abbiamo visto il Napoli sputare sangue su ogni pallone nella scorsa stagione, queste non sono solo notizie di cronaca giudiziaria. Sono la conferma nero su bianco di quello che abbiamo sempre denunciato: mentre gli azzurri vincevano battagliando contro tutti, altrove si lavorava di cesoia e di diplomazia per apparecchiare tavole rotonde ai potenti del Nord.

IL MURO DI GOMMA DI PATERNA E LO SCONCERTO DEL GOVERNO

In questo clima da Basso Impero, spicca la parabola di Daniele Paterna. L’arbitro che era al VAR a Udine è ora indagato per falsa testimonianza. Messo alle strette dai magistrati, avrebbe cercato di mentire per coprire le ingerenze dei suoi superiori, schiantandosi però contro l’evidenza delle registrazioni video in mano ai PM. È il paradosso massimo: chi ha il compito di far rispettare le regole sul rettangolo verde, diventa il primo a calpestarle nelle aule di giustizia pur di proteggere l’omertà del sistema.
Una situazione talmente grave che persino la politica non ha potuto girarsi dall’altra parte. Le parole del Ministro dello Sport Andrea Abodi (“Stupito da come il sistema calcio ha gestito la vicenda… non potranno non esserci conseguenze”) suonano come un de profundis per l’attuale dirigenza federale.

LA VERITÀ DEL CAMPO CONTRO I SEGRETI DEL PALAZZO

Se le accuse di queste ore verranno confermate a processo, la cavalcata trionfale del Napoli 2024/2025 dovrà essere iscritta di diritto nei manuali di storia, non solo dello sport, ma della sociologia. Aver vinto in un campionato in cui le designazioni si decidevano in base al “gradimento”, in cui il VAR veniva telecomandato e in cui gli arbitri mentivano per salvarsi a vicenda, eleva quello Scudetto a una categoria superiore.
Non è stato solo un trionfo tecnico. È stato un atto di ribellione. Mentre a Lissone andava in onda il teatro dei burattini, mentre oggi i vertici si autosospendono in disgrazia o finiscono sotto interrogatorio per aver manipolato il campionato, a Napoli si continua a festeggiare la verità incontestabile del campo. Uno scudetto eroico. E immensamente, meravigliosamente pulito.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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