Quello che non vogliamo vedere

Ne parlavo stamattina con un amico… “…oggi butterò giù due righe… ho preferito aspettare qualche giorno, per far decantare bene le acque del dopo-partita”… ed eccomi qua.

Il pareggio di Pasquetta ha dato definitivamente la stura alle polemiche, alla caccia a chi o cosa debba considerarsi il maggior indiziato ad essere la causa della fine del sogno scudetto. In poche parole il capro espiatorio sul quale poter veicolare la frustrazione post-Napoli vs Roma.

Spalletti, attualmente, è soltanto l’ultimo di una lunga schiera di allenatori avvicendatisi sulla panchina del Napoli che, in un modo o nell’altro, sono finiti sulla graticola per le loro scelte (che siano state le stesse che li abbiano portati a giocarsi un qualcosa poi sfumato, beh… questo è un dettaglio che volentieri si trascura per… amor di polemica). Si badi bene: nessuno vuole esentare il tecnico da responsabilità su scelte che, qualche volta nel corso della stagione, sono state umanamente non proprio le più giuste e funzionali alla bisogna. Ma da questo al finire con il buttare l’acqua sporca con tutto il bambino ce ne corre.

Qualche straccio di conoscenze tecniche e tattiche, accumulate in decenni di passione non soltanto per l’azzurro Napoli ma per il pallone in generale, mi permettono di poter affermare una cosa: la SSC Napoli della gestione De Laurentiis non ha sempre aggiunto tasselli alla rosa con in mente la funzionalità dei potenziali nuovi arrivi allo scacchiere tecnico-tattico della squadra. Provo a spiegarmi meglio. A volte ho l’impressione che il mercato del Napoli non sia necessariamente fatto in simbiosi tra società e settore tecnico. O almeno non sempre. Ho l’impressione come se, di tanto in tanto, il club azzurro si comporti come il consumatore che va al supermercato con la nota della spesa e, quindi, con un’idea ben precisa di cosa veramente sia necessario comprare, e poi finisce per acquistare prodotti che spesso non gli servono ma che sono in offerta e comprarli sembra comunque un ottimo affare. Un calciomercato che, a volte, da l’impressione di essere guidato più dalle possibilità di maturare future plusvalenze che non di maturare risultati sportivi. Questo è stato spesso il mercato del Napoli, infarcito di giocatori-fotocopia (o comunque non sempre funzionali al gioco) ma con l’ormai atavica mancanza di un terzino sinistro da circa quattro anni. E questo senza entrare nei meandri delle reali esigenze tecniche in base ai dettami tattici dei vari allenatori che si sono succeduti sulla panchina azzurra (altrimenti dovrei scrivere un trattato). La sensazione è, spesso, quella di avere a che fare con un club che passa da un “gestore delle risorse” (o dovrei dire aziendalista) all’altro ma senza mai dare l’impressione di voler plasmare il gruppo squadra con gli interpreti giusti per la musica che, dallo spartito, il direttore d’orchestra vorrebbe suonare.

Ed è così che passiamo da una stagione all’altra alla disperata ricerca di chi o cosa sarà la prossima causa dell’ennesima delusione. Questo al netto del “palazzo”, degli “arbitri”, della “preparazione atletica” e della immancabile “sfortuna” che ci perseguita e non si dimentica mai di noi. Insomma, tutte quelle componenti che sicuramente esistono e che, in misura più o meno incisiva, finiscono per influire sull’esito della stagione.

E’ un fatto che la nostra piazza, nei fatti (primancora che nei comportamenti), si rifiuta inconsciamente di voler avere a che fare con la realtà delle cose (ed è proprio qui che nascono i giudizi sommari ed inappellabili di una certa tifoseria). La verità è che noi non si è un club dal “pedigree” vincente ma le strategie societarie, al di là dell’esigenza vitale del piazzamento Champions, non danno l’impressione (nei fatti) di voler fare quel passo in più, quello sforzo di pianificazione tecnica (quindi non parliamo necessariamente di un ulteriore sforzo economico) per passare dal competere per vincere non per demeriti altrui ma per meriti nostri.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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