La partita di Marco Melissa

Presentazione

– Emergenza e Cambiamento. Due parole che segnano in modo inequivocabile il cammino del Napoli, che rendono in pieno gli sforzi di Spalletti e di tutto il gruppo nel fare un salto pratico dal coraggio al risultato.

E’ il ben noto copione delle numerose assenze, meglio ancora per molti delle presenze col contagocce, nel corso della stagione; ultima in ordine temporale la trasferta di una settimana fa. Ma il denominatore comune è sempre stata (e lo è ancora ndr) la voglia di emergere, di dimostrare valore ed impegno, anche col sacrificare e cambiare il sistema di gioco, il modulo e finanche i ruoli. Ora si presenta l’ostacolo Fiorentina, una delle squadre più quadrate e resilienti in circolazione, con un collettivo di alta qualità. Per gli azzurri è necessario mettere a frutto proprio l’esperienza dei vari e necessari cambiamenti di volto che ha dovuto costruirsi per continuare a lottare in alta classifica. D’altra parte i viola in classifica soffiano sul collo delle big e non vogliono mollare il sogno Europa League. Tanti ingredienti bollenti, in sostanza, che preludono ad una sfida di sicuro interesse tecnico-tattico. Ma procediamo con ordine e passiamo all’analisi dello status delle contendenti al Diego Armando Maradona.

NAPOLI ai blocchi di partenza

– Efficace imperfezione. E’ la sintesi che forse inquadra con un’ampia panoramica le caratteristiche distintive dell’ultima versione del Napoli.

Nel moderno linguaggio digital si direbbe Versione 2022.32, ad indicare la giornata in corso. Spalletti nelle ultime uscite ha optato per un sistema di gioco fedele al suo solito modulo (4-2-3-1 ovvero 4-3-3) ma votato ad un maggior possesso. E’ vero, forse si notano tante piccole sbavature, ma nel contempo è migliorata la performance generale. Il vero salto di qualità è stato nell’approccio del gruppo: mai esasperazioni, molta elasticità sia nelle soluzioni tattiche che in quelle dei singoli, spesso snaturati dal proprio standard con lo scopo di sorprendere gli avversari. In sostanza il tecnico toscano è riuscito a trovare maggior efficienza nell’attendere l’avversario, ponendo una sorte di livella tra il farsi attaccare ma con tutti gli spazi centro-difensivi ben serrati. Perché tutto ciò? Il tecnico toscano ha cosi voluto ridisegnare la sua idea di attaccare meno ma nel modo più lucido possibile; in poche parole, l’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra possesso e profondità verticale, esaltando, da una parte, la buona tenuta della difesa e, dall’altra, le caratteristiche di alcuni elementi offensivi. Tutto ciò, ovviamente, è in programma d’attuazione contro la Fiorentina. Osihmen, in recupero da alcuni problemi muscolari, dovrebbe partire in pole dall’inizio. Al suo fianco la scelta dovrebbe cadere su Politano ed Insigne, ma senza dimenticare di potersi giocare le carte Mertens, Lozano ed Elmas a gara in corso. In mediana, considerando la defezione di non poco conto di Anguissa, si dovrebbero vedere Fabian Ruiz e Lobotka oltre a Zielinski ad illuminare la zona fulcro della sfida e pronti ad ispirare l’attacco. In difesa Ospina orchestrerà una difesa caratterizzata da Rrahmani (in forse per un’influenza; Juan Jesus pronto al subentro) e Koulibaly al centro, con Zanoli e Mario Rui ai lati.

FIORENTINA ai blocchi di partenza

– Ritmo di qualità. La Fiorentina è uno di quegli avversari ai quali prendere le misure senza soluzione di continuità. Ancor di più se pensiamo che si presenta al Maradona con il morale alto grazie a quattro risultati utili consecutivi.

Italiano è riuscito, in modo progressivo, a definire un modulo che, in molte circostanze, si presta a varie soluzioni di gioco, dalla difesa a salire in avanti. Il tecnico livornese ha sempre il 4-3-3 come carta d’identità, ma in fase di possesso si trasforma spesso in 2-5-3. Assenze importanti per i viola: Torreira e Bonaventura, senza contare il fatto che molti continuano a rimpiangere Vlahovic. In ogni caso il Napoli deve lavorare duramente per limitare le caratteristiche pericolose dei fiorentini. A partire dalla costruzione dal basso: i viola tendono a far partire il gioco dal portiere Terracciano (o Dragowski) direttamente sui centrali difensivi, Milenkovic e Igor, mentre gli esterni Venuti e Biraghi si alzano il più delle volte sulla linea dei centrocampisti creando, di fatto, una diga a centrocampo. Compito fondamentale spetterà a Amrabat in mediana: gli azzurri devono arginare la sua intraprendenza capace di attivare uno dei punti forti dei viola, cioè la catena terzino-mezzala-esterno, grazie ai pericolosi incursori Castrovilli e Duncan. Spalletti, anche in questo caso, dovrà tenere ben serrate le fila difensive e pungere, a rate, i tentativi di verticalizzazione preferiti da Italiano. Il gioco dei Viola spesso inganna poiché dal minimo possesso di palla sono capaci di sviluppare incursioni rapide e profonde grazie anche alle caratteristiche degli attaccanti, tutti molto insidiosi. Cabral, oppure Piatek, con Gonzalez e Sottil ai lati, sono sinonimi di qualità, senza dimenticare una panchina lunga che annovera giocatori del calibro di Maleh, Ikonè e Saponara.

In sintesi

– Un modello di identità. Al Napoli non resta che restare fedele ai propri nuovi scenari tattici che ha prodotto di recente, palesare credibilità e consapevolezza nei propri mezzi per guardarsi bene dalle insidie di una Fiorentina che proverà ad ottenere comunque il massimo da una trasferta cosi impegnativa.

Alta classifica e Europa League: due obiettivi e due destini ravvicinati e di difficile gestione per le contendenti. Spalletti sa bene che non ci si può concedere distrazioni in simili circostanze. Il filtro a centrocampo sarà d’obbligo, cosi come creare densità nei corridoi centro-laterali e sfruttare con composta fantasia l’estro del proprio attacco. Il tutto senza esasperazioni, senza ansia. La lucidità può fare la differenza.

Come sempre, Avanti Azzurri, avanti…

Marco Melissa

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