La partita di Marco Melissa

Presentazione

– Per chi suona la campana? Pronta risposta: tocca al Napoli.

E’ un momento fondamentale per gli azzurri. Potrebbe sembrare quasi irriverente associare l’incipit di John Donne che, come ripreso anche da Hemingway, si risolveva in un monito di interdipendenza con il resto degli uomini. Invece l’accostamento è efficace: il Napoli non è l’isola decantata dal poeta inglese, e perciò dipende sicuramente dalla sfida con l’Atalanta, ma dipende, soprattutto, dal proprio approccio psicologico. Non ci sono mezzi termini: occorrerebbe l’impresa, quella con la I molto più che maiuscola considerati i fattori da mettere sulle due parti della bilancia.

La squadra di Spalletti, da una parte, alla ricerca dell’ennesimo, obbligato, efficace fattore motivazione-personalità per ovviare alle pesanti assenze previste nel tabellino e lottare, comunque, a denti stretti per restare tra le big di alta classifica.

Dall’altra parte la Dea di Gasperini che vuole a tutti i costi non lasciar scappare via la Juve ma anche tener lontano le avversarie romane ormai risalenti in classifica. Ma procediamo con ordine e passiamo all’analisi dello status delle contendenti al Gewiss Arena di Bergamo.

NAPOLI ai blocchi di partenza

– Il Dilemma per l’ennesimo assente: sistema di gioco o modulo? Per una sfida complessa come quella contro gli orobici, Spalletti riassapora il gusto amaro di partire con alcune defezioni che costringerebbero qualsiasi allenatore a rivedere ogni piano tattico d’approccio. In questa stagione il Napoli, purtroppo, non è nuovo ad annoverare nel proprio tabellino, quasi a cadenza settimanale, qualche infortunato, caso Covid e simili. In sostanza, per quanto si possa lavorare sul consolidamento psicologico del gruppo, quando ti vengono a mancare pedine come Osihmen, punta di diamante dell’attacco, una preziosa spina nel fianco degli avversari come Di Lorenzo, oppure un centrale difensivo affidabile ed in costante crescita come Rrahmani (senza dimenticare i punti interrogativi su Petagna e Ounas) è ovvio che dubbi si sovrappongono a dubbi. Spalletti ha le idee ben chiare e in conferenza stampa ha sottolineato il valore di un collettivo perennemente arrembante come l’Atalanta, ma nel contempo non soffre lo status quo come una necessaria condizione da bollino rosso per la rosa a disposizione. Per tenere testa e prendere le misure agli avversari il tecnico toscano procederà probabilmente con una rivisitazione del modulo di gioco, creando una alternanza rapida dal 4-2-3-1 (oppure 4-5-1) al 4-3-3 in corsa. Cosi facendo il sistema di gioco, a parità di modulo ormai standard da sempre, potrebbe subire variazioni sul tema. Obiettivi puntati come da previsioni sull’attacco: Politano e capitan Insigne agiranno ai latti di Mertens; l’alternativa potrebbe essere rappresentata dalla presenza di Zielinski (pronti anche Elmas e Lozano), spostando di fatto in avanti la presenza di Mertens. A centrocampo, invece, la situazione è molto più delicata: si punterà con molta probabilità a schierare il trio Lobotka-Ruiz-Anguissa, ma potrebbe esserci anche un impiego straordinario di Demme. In difesa ci si deve letteralmente adattare alla meglio: Zaniolo (o Malcuit) da una parte, Mario Rui dall’altra, faranno i laterali della probabile coppia Koulibaly-Juan Jesus. All’inizio gli azzurri potrebbero intraprendere le vie prudenziali, con palla a terra, squadra corta da due passaggi e pressing asfissiante. Ma l’Atalanta va attaccata, allo scopo di limitarne la feroce intraprendenza: va limitata la grande duttilità del reparto offensivo, capace di alternare fasi di pura attesa ad aperture avvolgenti rapide. Molto importante spezzare le ripartenze dal basso, ostacolando i centrocampisti che spesso si trasformano, all’occorrenza, in terzini o attaccanti aggiunti. Quindi è necessario un grande sforzo sia fisico che psicologico per mantenere tanta concentrazione e lucidità per tutta la durata della sfida.

ATALANTA ai blocchi di partenza

– Mai doma.

Sintesi precisa per uno squadrone che fa della capacità di mantenere intatte la propria fisicità e lucidità due must difficili da scalfire. L’Atalanta parte con il morale alle stelle: quattro risultati utili consecutivi e la news del recupero in extremis di Zapata (anche se andrà in panchina), un fattore che in parte lenisce le ferite per le assenze di Toloi e Ilicic. Fermo credente della difesa a tre e delle marcature a uomo, Gasperini non cambierà il suo modo di giocare con un offensivo 3-4-2-1, che in fase di possesso si trasforma in un 3-2-4-1, con i due esterni come ali offensive. I nerazzurri sono anche capaci di cambiare la tattica offensiva, mantenendo costanti possesso palla, velocità e gioco aggressivo. La qualità del collettivo parla da se. In avanti elementi come Muriel, Boga, Malinovski e Koopmeiners rappresentano meteore di difficile prevedibilità.

La sfida si giocherà soprattutto a centrocampo dove la formazione orobica può contare sul duo De Roon-Freuler, affiancati da Hateboer (in forse per la concorrenza di Maehle) e Zappacosta. In difesa, Gasperini si affida all’esperienza di Musso, che coordinerà l’affidabile trio Djimsiti, Demiral, Palomino. Cosa può fare il Napoli in sostanza? Andare a colpire la capacità dell’Atalanta di fare densità, senza dare concreti punti di riferimento nella costruzione della manovra. Gli azzurri dovranno saper approfittare anche di alcuni punti deboli come la difficoltà a ricompattarsi in caso di contropiede e nell’affrontare l’uno-contro-uno .

In sintesi

– A testa bassa.

Non una delle tante soluzioni da adottare ma una strada a senso unico per gli azzurri. Al di là delle variabili legate agli approcci tattici di un tipo piuttosto che l’altro, tra moduli e sistemi da variare, il Napoli può solo lottare a denti stretti e ferrea determinazione. Quando si lotta in alta classifica, il mare agitato, per un motivo o l’altro, è previsto nel conto. Cosi come c’è da prevedere un’Atalanta che, pressata da un classifica in cui la concorrenza si è fatta numerosa, proverà ad ottenere il massimo davanti ai propri tifosi. Spalletti non sarà certamente in vena di esperimenti nonostante le assenze, ma esigerà dai suoi un solo coro agonistico, una sola spinta creativa tutta votata all’offensiva e che punti a reggere per tutta la sfida. Non c’è tempo per pensare ai pezzi del puzzle che sono venuti a mancare.

E’ solo il tempo per dare tutto…


Come sempre, Avanti Azzurri, avanti…

Marco Melissa

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