L’entusiasmo che non c’è

La pausa del campionato sembra durare da un pezzo. Eppure si tratta solo di pochi giorni.

Questo tempo aiuta a fare qualche considerazione su dove veramente sta andando il nostro calcio.

E’ innegabile che la pandemia abbia segnato (e continui in questo senso a farlo) un pò tutti. Ovunque.

Nell’ambiente del tifo azzurro, complici (anche) le norme anti-Covid applicate in ambito nazionale, si assiste al fenomeno del sostanziale svuotamento dello stadio. Fenomeno, questo, che non può liquidarsi semplicemente additando questi ultimi due anni, vissuti senz’altro in modo surreale, come unico vero capro espiatorio della “fuga dagli spalti”.

I trasporti pubblici erano e restano, soprattutto quando si gioca di sera, il grande assente di un sistema cittadino del trasporto pubblico che continua a mostrare lacune di età ormai decennale.

Andare con mezzi propri, d’altra parte, implica problematiche logistiche di altra natura (traffico, parcheggi, ecc.).

Poi ci sono le file agli ingressi e i controlli ai tornelli.

Ma i bocconi più amari da ingoiare, per i palati (ormai) forti del tifo partenopeo, sono quelli del prezzo dei biglietti e della pressoché inesistente politica degli sconti per i più giovani, specialmente se paragonata a quella di altri club italiani ed esteri.

Insomma, un mare magnum di mancate occasioni di fidelizzare i sostenitori azzurri che dura ormai da anni. Ed è infatti da anni che si assiste al progressivo ed inarrestabile declino della forza, della potenza, dell’apporto del (fu?) “dodicesimo uomo in campo”. Spesso, negli ultimi tempi (grazie anche alle “lungimiranti applicazioni pedisseque” del cosiddetto regolamento d’uso dello stadio Maradona), abbiamo assistito a penosi spettacoli di tifo “modello partita del cuore”, a Fuorigrotta, che stridevano col tifo passionale delle centinaia di tifosi irriducibili che seguivano la squadra in trasferta.

L’apoteosi (si fa per dire) si è vista proprio in occasione dell’ultima partita disputata in casa contro la Salernitana. Sulla carta era un derby. Nei fatti, su cinquemila (sigh) biglietti disponibili, soltanto in duemila (doppio sigh) erano sugli spalti.

C’è chi ha provato a metterci una “pezza” menzionando la fidelity card per acquistare i biglietti di questa partita ad aver frenato il…”tutto esaurito”.

Ora, possiamo serenamente continuare ad auto-suggestionarci con iniezioni massicce di autoreferenzialità e di “Amarcord” per provare ad allontanare la fine dell’illusione di essere ancora tra le tifoserie più numerose e calde del mondo, oppure guardare in faccia la realtà e renderci conto che se la piazza appare ormai tiepida anche di fronte ad un incredibile secondo posto, conquistato con le unghie e coi denti da parte di un nugolo di “eroi per caso”, non è solo e necessariamente colpa di una tifoseria divenuta in parte isterica ma anche e soprattutto grazie ad una proprietà sempre più sideralmente distante da tifosi e città.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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