DISASTRO COLLETTIVO

L’immagine che ho pubblicato mi fa male. Sul serio.

Mi fa male vedere l’immagine di un uomo che ce l’ha messa tutta per cambiare le sorti di una partita, nata male e finita peggio. Insigne è l’immagine di una squadra che, in effetti, è alla fine di un ciclo.

E’ inutile, per certi versi, entrare nel dettaglio del match. D’altra parte il Napoli è stato fatto fuori da due squadre inglesi. Il Liverpool in Champions e l’Arsenal in Europa League. Eravamo l’ultima squadra italiana rimasta in lizza in una competizione continentale. l’Inghilterra ne ha ancora quattro (nessuno come loro, quest’anno). La differenza è tutta lì. E i Gunners sono quarti nel loro campionato. Noi siamo secondi. Ci dice qualcosa? Sì. Che la differenza di qualità è lampante. D’altronde la partitissima tra Manchester City ed il Tottenham, vero spot per il bel calcio, ha dato un’idea, ancora una volta, di quanto il nostro campionato sia ormai obsoleto, noioso, vecchio.

Vedere Lorenzo Insigne uscire tra i fischi ed appoggiarsi alla panchina, quasi a provare rabbia, vergogna per non essere riuscito ad incidere nel match sa di cambiamento, oltre al disappunto per i fischi di una parte del pubblico. E come tutti i cambiamenti l’inizio può spesso essere doloroso. Come doloroso sarà lasciare i discorsi del cuore per vestire le decisioni di puro pragmatismo. Quasi di cinismo.

Purtroppo non si può accondiscendere alle volontà di chi da Napoli non vuole andarsene se non fa più al caso della squadra e del progetto. Forse gli unici veri inamovibili del Napoli, quelli sui quali si può costruire l’immediato futuro sono tre. Due sicuri: Koulibaly e Meret. Il terzo va rivisto e monitorato: Fabián Ruiz.

Il resto della squadra può essere utile (forse) ma è ben lungi dall’essere necessario.

Con l’abbandono, la chiusura, la decisione, di concerto o meno, di chiudere un ciclo, l’estate scorsa, si è avviato (inevitabilmente) un processo che stasera è chiaro: il Napoli, dopo aver voltato pagina in panchina, deve farlo anche in buona parte degli interpreti che scendono in campo.

Ora c’è un secondo posto in campionato da difendere, quindi stringiamoci attorno a questi ragazzi. Niente processi ma solo consapevolezza dei limiti di un gruppo che è arrivato al capolinea e che, nonostante tutto, resta la seconda forza in Serie A, nonostante i milioni spesi dalle milanesi, nonostante l’antipatia strisciante di gran parte del Paese per motivi che a me continuano a sfuggire e dei quali, in ogni caso, me ne fotto.

Ragazzi, è stata dura vedere il Napoli uscire così ma c’è sempre un’altra partita a cui guardare.

E allora guardiamo avanti.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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