NIENTE DRAMMI

Calma e sangue freddo. Non sarà questo l’articolo che vuole maramaldeggiare su squadra e società dopo la debacle con la Juve. Assolutamente no.
Il Napoli, nonostante un calo di rendimento che dura da circa un mese e che ha avuto il suo apice (o punto più basso, fate un pò voi) nella sconfitta di ieri sera, resta una squadra che, pur non annoverando tra le sue fila grandi nomi in quantità industriale resta un esempio sportivo.
L’esempio di un gruppo forgiato e modellato ad immagine di un allenatore che, fondando tutto sul gioco di squadra, più che sulle giocate dei singoli elementi è riuscito finora a colmare la forbice economica che divide il nostro club non soltanto dalla Juventus ma anche da Inter e Roma (difficile, oggi, stabilire se il Milan sia davvero una nuova potenza, in termini di soldi, oppure soltanto l’ennesima “bolla finanziaria” in circolazione).
In queste ore i temi più caldi sono (oltre ad Higuaìn che scruta l’orizzonte della tribuna e del fratello sempre prodigo di “tweet”) la rosa striminzita ed il mercato di gennaio.
Sappiamo (dovremmo sapere) che il fatturato del Napoli non è eccelso. Giochiamo in uno stadio obsoleto, vetusto e…non di proprietà della SSC Napoli. Paghiamo un affitto.
Ci alleniamo in un centro sportivo che non è nostro. Paghiamo l’affitto.
Non mi è dato di sapere che ci sia un Bill Gates (Microsoft ndr) od uno Jeff Bezos (Amazon) dietro l’angolo, pronti a scannarsi per accaparrarsi la SSC Napoli.
Sono io il primo a storcere il naso, quando mi si nomina il fallimento, ma credo che oggi sia necessario, doveroso riaprire il “cascione” e ricordarlo: quell’estate di più di tredici anni fà nessuno si fece avanti in modo concreto, se non il solo Aurelio De Laurentiis, a raccogliere i cocci dell’allora defunta SSC Napoli. Nessun altro. E tutti ricordiamo da dove siamo ripartiti.
Se la SSC Napoli, a soli tredici anni di distanza (che nel calcio – come nella vita – non sono nulla), sta dove sta è grazie ad un misto tra il miracoloso, il virtuoso e l’abile.
È inutile quindi voler paragonare il potere finanziario di De Laurentiis produttore cinematografico (che non è, comunque, tra i miei ideali di presidente) a quello degli Agnelli della ex FIAT e attuale FCA. Lasciamo ai bambini certi assurdi paragoni.
Un mea culpa dobbiamo (virtualmente) recitarlo noi tifosi (me stesso in primis), colpevoli di caricare la partita con la Juventus come una sorta di “crociata” o “guerra santa” che si voglia chiamare. In questo caso noi tifosi siamo abili come pochi a rendere una semplice partita, che vale gli stessi 3 punti delle altre sfide, una questione di “vita o di morte” (il virgolettato è certo d’obbligo). E così facendo creiamo un’atmosfera, un’aria talmente pesante attorno agli azzurri da rischiare quasi di soffocarli. La partita di ieri sera l’abbiamo persa nella testa, primancora che nelle gambe.
Sarri ha ragione. Questa squadra và soltanto elogiata per quel che ha fatto e per quel che sta facendo. Quello di ieri sera è stato solamente un’incidente di percorso. Rovinoso ma pur sempre episodico. Perciò, niente drammi e ripartiamo. E ricordiamoci che il Napoli si tifa al di là del risultato. Chi la pensa in modo diverso può anche togliere il disturbo.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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