
Fonte: BBC
Mettere in cuffia Angel dei Massive Attack mentre ci si avvicina ai tornelli di Piazzale Tecchio è l’unico esercizio di realismo possibile in questo sabato d’ottobre. Avete presente quel giro di basso iniziale di Horace Andy, lento, scuro, quasi claustrale, che ti sale dallo stomaco prima che le chitarre dei fratelli del Bristol sound squarcino la tela con una scarica elettrica? Ecco: dentro quei sei minuti di tensione sospesa c’è tutta la vigilia dell’ottava giornata di Serie A. C’è il respiro corto di un Napoli che cammina sul cornicione del proprio Centenario, sospeso tra la vertigine del talento puro e il terrore costante del blackout strutturale.
Tre giorni fa, all’indomani del folle, anarchico e adrenalinico 4-3 strappato con le unghie contro il Bodø/Glimt, avevamo scelto una metafora precisa per raccontare lo stato dell’arte a Castel Volturno: ossigeno puro in una stanza di cristallo. Avevamo celebrato il ritorno del battito cardiaco, il patto d’onore stretto nello spogliatoio da quelli che Matteo Politano, con una punta di orgoglioso sarcasmo, ha definito i «vecchiotti», la resurrezione monumentale di Braveheart Scott McTominay e l’intuizione di ridisegnare il software azzurro consegnando le chiavi della prima costruzione a Kevin De Bruyne. Ma avevamo anche avvertito i naviganti che tre gol incassati tra le mura amiche, con la squadra sistematicamente spaccata in due non appena perdeva le distanze tra i reparti, non potevano essere archiviati sotto il tappeto di una vittoria al fotofinish.
Oggi, alle ore 18:00, sul prato dello Stadio Diego Armando Maradona (direzione arbitrale affidata ad Andrea Colombo di Como), il tempo delle diagnosi interlocutorie scade definitivamente. Perché a Fuorigrotta sbarca la Roma di Gian Piero Gasperini. E se la nostra difesa è davvero una stanza di cristallo, l’uomo di Grugliasco è per definizione l’allenatore che entra in campo stringendo tra le dita il martelletto d’emergenza, pronto a colpire esattamente nel punto in cui il vetro presenta la crepa più profonda.
La classifica, del resto, non mente e non accetta quella liturgia del pompiere che continua a rimbombare nei corridoi societari. Dopo sette giornate di campionato, il Napoli annaspa al nono posto a quota 10 punti (10 reti realizzate e 7 incassate), con una probabilità di vittoria stimata dagli algoritmi Opta ferma al 35,4% contro il 37,9% degli ospiti. Di fronte si ritrova una Roma che viaggia a quota 17 punti (+7 sugli azzurri), ancora imbattuta in Serie A, capace di mettere a referto 16 gol fatti e appena 3 subiti, miglior bunker difensivo del torneo, e reduce in settimana dal roboante 4-0 inflitto allo Slovan Bratislava in Champions League, appena tre giorni dopo aver regolato per 2-0 il Genoa. Non è più un semplice Derby del Sole: per Massimiliano Allegri è il confine sottile tra la rincorsa alle prime quattro e l’apertura ufficiale di un autunno da separati in casa.
L’INFERMERIA COME SPECCHIO E LA RADIOGRAFIA DELLE ROSE: CHI C’È, CHI MANCA E CHI STRINGE I DENTI
Prima di scendere nel laboratorio della lavagna tattica, bisogna fare i conti con la materia viva a disposizione dei due allenatori. Perché questo Napoli-Roma è anche il racconto di due infermerie affollate che costringono entrambi i tecnici a riscrivere le gerarchie e a pescare fino in fondo alle proprie risorse. E se a Trigoria le assenze sono pesantissime per caratura specifica, a Castel Volturno il bollettino medico continua a smentire la narrazione estiva di chi pensava che bastasse accumulare cartellini per avere un organico completo.
Partiamo da casa nostra. Massimiliano Allegri ha diramato una lista di 22 convocati, dovendo rinunciare a cinque indisponibili (mentre sul fronte disciplinare non si registrano né squalificati né diffidati):
Alessandro Buongiorno: L’assenza che più di ogni altra pesa sull’architettura difensiva azzurra. Senza il suo centrale più aggressivo nell’anticipo e nella rottura della linea, il Napoli perde l’unico vero difensore “gasperiniano” per letture preventive e capacità di difendere quaranta metri di campo alle proprie spalle. Ma nemmeno ce ne ricordiamo più, visti i tempi di recupero.
David Neres: La lesione di basso grado del muscolo semimembranoso della coscia destra continua a privare gli azzurri dell’unico esterno puro capace di creare superiorità numerica da fermo nell’uno contro uno in ampiezza.
Alisson Santos: Dopo lo spezzone di gara disputato sabato scorso a Venezia, con quello spunto a sinistra per Højlund sventato solo dall’ex Juan Jesus, l’esterno brasiliano si è dovuto fermare nuovamente, già assente martedì in Champions e fuori anche dalla lista per la Roma.
Costantino Favasuli: Ancora ai box per infortunio, privando la panchina di un’alternativa fresca sulle corsie laterali.
Antonio Vergara: Resta ancora ai box il giovane centrocampista azzurro dopo lo stop rimediato in Nazionale a inizio mese. Un’assenza tutt’altro che secondaria nell’economia delle rotazioni, perché toglie ad Allegri un’alternativa di gamba, freschezza e inserimento proprio in una mediana chiamata oggi a un dispendio atletico feroce.
Le buone notizie per Allegri arrivano però dai recuperi in extremis. Amir Rrahmani, colpito in settimana da un attacco febbrile che aveva fatto tremare Castel Volturno fino alla conferenza stampa di ieri («È da valutare», aveva ammesso il tecnico), ha stretto i denti, è rientrato regolarmente nell’elenco dei convocati e guiderà il reparto arretrato. André-Frank Anguissa (in crescita dopo i 60 minuti generosi ma logoranti contro il Bodø/Glimt) non ha ancora i novanta minuti nelle gambe e lo stesso Scott McTominay, pur monumentale martedì, convive con acciacchi gestiti quotidianamente dallo staff medico. In difesa rientra a pieno regime Benoît Badiashile, lasciato saggiamente a riposo in coppa dopo tre gare consecutive da titolare (necessarie, ma rischiose per un calciatore che negli ultimi diciotto mesi aveva visto il campo col contagocce).
Ma se Atene piange, Sparta non ride affatto. Gian Piero Gasperini, che ieri ha scelto il silenzio assoluto, rinunciando persino alla tradizionale conferenza stampa della vigilia per blindare il gruppo a Trigoria, sbarca a Fuorigrotta senza l’intera spina dorsale storica della sua squadra. Quattro assenze pesantissime che privano i giallorossi di leadership, parate decisive e imprevedibilità tra le linee:
Mile Svilar: L’estremo difensore titolare è out per infortunio; al suo posto toccherà all’esperienza di Pierluigi Gollini, un portiere che conosce a memoria i dettami di Gasperini fin dai tempi d’oro dell’Atalanta.
Manu Koné: Il motore atletico e di strappo della mediana giallorossa è indisponibile, togliendo a Gasp il suo miglior portatore di palla in transizione centrale.
Paulo Dybala: L’assenza della Joya toglie alla Roma la fantasia pura nello stretto e i calci piazzati velenosi, ma, paradossalmente, consegna a Gasperini la possibilità di schierare un tridente molto più feroce, verticale e spietato nella pressione senza palla.
Lorenzo Pellegrini: Fuori anche il capitano giallorosso, privando gli ospiti di un altro rifinitore tra le linee.
A fronte di questa emergenza, che ha spinto il tecnico piemontese ad aggregare ai 22 convocati i due giovani della Primavera Di Nunzio (già esordiente contro il Genoa) e Camara, la Roma ritrova però due pedine capitali: Bryan Cristante, recuperato dopo la panchina precauzionale contro lo Slovan Bratislava e pronto a essere l’arma tattica della serata, e soprattutto Donyell Malen, che dopo aver saltato il turno di campionato col Genoa torna a guidare l’attacco giallorosso.
IL QUADRO COMPLETO DI NAPOLI-ROMA (SABATO 24 OTTOBRE 2026 – ORE 18:00)
PROBABILE NAPOLI (3-4-2-1 / 4-3-3 fluido): Milinković-Savić (in ballottaggio serrato con Meret); Di Lorenzo (o Beukema), Rrahmani, Badiashile; Politano, McTominay, De Bruyne (in vantaggio nel ballottaggio con Lobotka), Spinazzola; Giovane (o Anguissa con spostamento in avanti di De Bruyne), Noa Lang; Højlund. All. Massimiliano Allegri.
A disposizione: Meret, Contini, Beukema, Rafa Marín, Marianucci, Olivera, Lobotka, Anguissa, Gilmour, Vergara, Lucca, Giovane.
Indisponibili: Buongiorno, Neres, Alisson Santos, Favasuli. Squalificati/Diffidati: Nessuno.
PROBABILE ROMA (3-4-2-1): Gollini; Mancini, Ndicka, Hermoso; Lulli (in vantaggio su Molina), De Roon, Pisilli, Wesley; Soulé, Cristante (o Rodrigo Mora); Malen. All. Gian Piero Gasperini.
A disposizione: Vasquez, De Marzi, Balerdi, Koulierakis, Rensch, Molina, Ghilardi, Rodrigo Mora, Di Nunzio, Castro, Camara.
Indisponibili: Svilar, Koné, Dybala, Pellegrini.
IL BIVIO FILOSOFICO IN CABINA DI REGIA: IL “DUCA BIANCO” DE BRUYNE, IL “SINTETIZZATORE” LOBOTKA E IL PARADOSSO DEL CENTRAVANTI
Il primo, gigantesco interrogativo tattico che agita le acque del Golfo in queste ore riguarda il cuore pulsante del Napoli: chi detterà i tempi dell’uscita palla contro una delle pressioni uomo contro uomo più feroci d’Europa?
Ieri, nella sala stampa di Castel Volturno, Massimiliano Allegri ha tolto il velo di mistero sulla mossa che martedì sera ha cambiato il volto della sfida contro il Bodø/Glimt, rivendicandola con malcelato orgoglio: «Giocatori come De Bruyne hanno qualità che gli permettono di giocare davanti alla difesa o nel doppio mediano, cosa che ha già fatto. Intanto ce l’ho messo e ci ha giocato, ed è la cosa più importante. Sicuro lì ci sono anche Lobotka e Gilmour».
Analizziamo tecnicamente cosa c’è dietro questa frase. Abbassare Kevin De Bruyne nel ruolo di regista puro (o di vertice basso ibrido in un centrocampo a tre/quattro) non è stata una semplice toppa per far rifiatare Stanislav Lobotka. È stato il tentativo di risolvere alla radice il cortocircuito che aveva portato all’ammutinamento tattico di Vila-real e alle braccia larghe e sconsolate viste nella palude di Venezia. A 35 anni, in una Serie A dove i ritmi e gli spazi sulla trequarti sono intasati da marcature preventive asfissianti, chiedere a De Bruyne di ricevere palla spalle alla porta, pressato alle calcagna da un braccetto difensivo (come farebbe oggi Mario Hermoso o Evan Ndicka), significa disinnescarlo e condannare il Napoli a correre in dieci quando perde il possesso.
Al contrario, posizionare il Duca Bianco venti metri più indietro, con la visuale periferica libera di abbracciare l’intero fronte offensivo, trasforma ogni recupero palla in una potenziale sentenza. Contro la linea difensiva alta di Gasperini, che accetta sistematicamente la parità numerica (3 contro 3) pur di non abbassare il baricentro, la capacità di De Bruyne di calciare traccianti parabolici di quaranta metri al primo tocco, senza bisogno di fare quei due o tre tocchi di consolidamento tipici di chi porta palla, è l’arma concettuale perfetta per scavalcare la prima ondata di pressing giallorosso e mandare in porta gli esterni o la punta.
Ma qui si apre il rovescio della medaglia, ed è il motivo per cui il ballottaggio con Stanislav Lobotka (o l’ipotesi di farli convivere rinunciando a un uomo offensivo) resta apertissimo fino all’ultimo minuto:
Con De Bruyne playmaker (e Lobotka inizialmente in panchina): Il Napoli guadagna una verticalità immediata e letale sui cambi di campo e sulle imbucate centrali per gli inserimenti di McTominay, ma perde la capacità unica del sintetizzatore slovacco di eludere il pressing feroce nello stretto attraverso il controllo orientato e la conduzione in spazi minimi.
Il fattore Cristante: Se c’è una mossa che Gian Piero Gasperini prepara scientificamente da dieci anni nelle grandi sfide di Serie A, è la schermatura fisica e asfissiante sul regista avversario. Il recupero di Bryan Cristante, pronto ad agire formalmente sulla linea dei due trequartisti accanto a Matías Soulé ma con il compito reale di francobollarsi al vertice basso azzurro, nasce esattamente per questo. Se Cristante toglie tempo e spazio a De Bruyne in prima costruzione, il belga non ha la rapidità di gambe nei primi tre metri di Lobotka per girarsi e sgusciare via dalla morsa fisica.
La soluzione ibrida: Per evitare che De Bruyne finisca nella gabbia di Cristante, il Napoli dovrà lavorare con una costruzione asimmetrica. Se Allegri confermerà il passaggio dal 4-3-3 visto col Bodø al 3-4-2-1 / 3-4-3 provato nelle ultime ore (con Badiashile che torna sul centro-sinistra, Rrahmani perno centrale e Di Lorenzo abbassato nei tre dietro o Beukema titolare con Politano a tutta fascia), sarà fondamentale che Spinazzola e McTominay offrano costantemente due linee di scarico diagonali pulite, permettendo a De Bruyne di ricevere on the half-turn (orientato in avanti) e mai fermo sui piedi.
VIVISEZIONE TECNICA E TATTICA: LE QUATTRO CHIAVI CHE DECIDERANNO LA PARTITA
Come aveva ammesso lo stesso Allegri alla vigilia («Le squadre di Gasperini creano occasioni perché marcano a uomo e lasciano molti spazi. Possono venirne fuori partite belle e divertenti, se si ottiene il risultato. Altrimenti diventa un problema»), affrontare la Roma attuale significa accettare che non esisteranno zone franche sul terreno di gioco. La partita si deciderà su quattro duelli strutturali precisi.
1. IL NODO DELLA DIFESA PREVENTIVA: “GLI ALTRI CI ENTRANO TROPPO DENTRO” CONTRO LA VERTICALITÀ DI MALEN
C’è una frase pronunciata da Allegri in conferenza stampa che dovrebbe essere stampata e affissa negli spogliatoi del Maradona: «Dobbiamo migliorare le situazioni di campo quando non siamo in possesso, perché gli altri ci entrano troppo dentro». A cui fa eco l’onestà brutale di Politano dopo il Bodø: «Dal campo abbiamo l’impressione di arrivare sempre con quel pizzico di ritardo e prendiamo imbucate troppo facilmente».
Contro la Roma di Gasperini, arrivare con “un pizzico di ritardo” equivale a firmare la propria condanna. E il motivo ha un nome e un cognome ben precisi: Donyell Malen. L’attaccante olandese è stato finora il vero crack dell’autunno giallorosso. Non è un centravanti statico che aspetta il cross in area; è un fascio di fibre muscolari esplosive che vive sul filo del fuorigioco, attacca i canali laterali (soprattutto il mezzo spazio tra il centrale e il braccetto avversario) e punta sistematicamente l’uomo in velocità.
Se il Napoli ripeterà gli errori di postura difensiva visti martedì sera sul gol dell’1-1 di Hauge e sul 2-2 di Helmersen, quando quattro difensori azzurri sono stati tagliati fuori da un singolo passaggio rasoterra centrale perché nessuno accorciava sul portatore di palla e la linea arretrava in modo disordinato, Malen e Matías Soulé andranno a nozze. In particolare:
Il duello Rrahmani / Badiashile contro Malen: Rrahmani, debilitato dalla febbre settimanale, non potrà essere lasciato solo in campo aperto nei duelli di velocità pura sui trenta metri contro l’olandese. Servirà il lavoro preventivo di Badiashile (chiamato a usare la sua fisicità nell’anticipo corto quando Malen viene incontro per fare sponda a Soulé) e una protezione feroce della zona centrale davanti all’area da parte di McTominay (o Anguissa).
Il ballottaggio tra i pali (Milinković-Savić vs Meret): Non è un caso che nelle ultime ore abbiano ripreso quota le indiscrezioni su un possibile avvicendamento in porta, con Vanja Milinković-Savić in forte spinta su Alex Meret. Dopo l’uscita kamikaze a vuoto di Meret al 34′ contro il Bodø/Glimt (compensata poi dal miracolo su Berg nella ripresa), Allegri valuta se affidarsi al piede lungo di Milinković-Savić per scavalcare direttamente la prima linea di pressione romanista, cercando la testa di McTominay o la corsa di Højlund senza rischiare il palleggio corto nella propria area piccola.
2. LA RISPOSTA AL “DELITTO HØJLUND”: COME SFRUTTARE L’UNO CONTRO UNO DI NDICKA E MANCINI
Se la Roma ha incassato appena 3 reti in sette giornate di campionato, è perché il sistema di Gasperini protegge la propria difesa aggredendo in avanti, togliendo ossigeno alle fonti di gioco avversarie attraverso l’instancabile lavoro di filtro di Marten de Roon e la freschezza atletica del giovane Niccolò Pisilli (che sopperisce all’assenza di Koné con inserimenti continui e gamba).
Ma ogni medaglia gasperiniana ha il suo rovescio: quando gli esterni a tutta fascia (Wesley a sinistra e il giovane Lulli, in vantaggio su Molina, a destra) si alzano sulla linea degli attaccanti per andare a prendere bassi i quinti avversari, i tre centrali difensivi giallorossi (Gianluca Mancini, Evan Ndicka e Mario Hermoso) restano sistematicamente esposti all’uno contro uno a tutto campo, con quaranta metri di prato verde alle spalle verso la porta di Gollini.
Ed è qui che il Napoli ha l’occasione storica per porre fine a quello che su queste pagine abbiamo ribattezzato il delitto concettuale su Rasmus Højlund. Costringere il centravanti danese a fare il boscaiolo solitario spalle alla porta a centrocampo, a fare a sportellate statiche contro la malizia ruvida di Mancini e lo strapotere fisico di Ndicka, significherebbe fare esattamente il gioco di Gasperini. Højlund va innescato sulla corsa, nello spazio, in verticale.
- La chiave tattica: Quando Noa Lang (confermato a sinistra dopo i segnali incoraggianti e il velo geniale col Bodø) e Matteo Politano (o Giovane) vengono dentro il campo nei mezzi spazi (half-spaces), devono attirare fuori dalla linea Mancini ed Hermoso. In quel preciso istante, con un movimento contrapposto (dentro-fuori), Højlund deve attaccare la profondità alle spalle dei braccetti giallorossi, là dove il lancio millimetrico di De Bruyne può metterlo in condizione di sprigionare la sua progressione devastante.
3. IL FATTORE “BRAVEHEART” MCTOMINAY CONTRO IL DOPPIO MEDIANO DE ROON-PISILLI
Martedì sera i numeri hanno certificato ciò che gli occhi vedevano da mesi: il vero centravanti aggiunto di questo Napoli porta sulla schiena il numero 8. Con 40 passaggi completati su 40 (100% di precisione), due reti d’autore, un palo e il record storico scozzese in Champions League, Scott McTominay è l’uomo che spacca le partite quando parte da lontano senza dare punti di riferimento.
Nel sistema di marcature a uomo di Gasperini, gli inserimenti senza palla dalla seconda linea (crashing the box) sono l’antidoto più difficile da assorbire se chi dovrebbe seguire il taglio viene attirato fuori posizione dal giro palla. Se Pisilli o De Roon perdono mezzo metro di vantaggio sullo scozzese quando il pallone viaggia sulle corsie esterne di Leonardo Spinazzola e Politano/Di Lorenzo, McTominay ha la cilindrata atletica e il tempismo aereo per sovrastare chiunque sul secondo palo. Al tempo stesso, a McTominay sarà chiesto un lavoro di sacrificio monumentale in fase di non possesso: schermare i tagli interni di Matías Soulé, che partirà dal mezzo spazio destro per rientrare sul suo sinistro educatissimo e cercare il tiro a giro o l’imbucata per Malen.
4. LA BATTAGLIA SULLE CORSIE LATERALI E L’ARMA GIOVANE NELL’ULTIMA MEZZ’ORA
Nelle sfide contro Gasperini, le partite si indirizzano spesso nei duelli individuali sulle catene laterali.
- A sinistra (Spinazzola/Lang contro Lulli/Mancini): Il grande ex Leonardo Spinazzola vive un momento di forma smagliante (suo l’assist dopo 54 secondi col Bodø, suo il recupero feroce sul 3-2). Gasperini, per arginare la spinta della catena mancina azzurra e sopperire agli acciacchi di Molina, è pronto a lanciare dal primo minuto il giovane Lulli (fresco di accordo per il rinnovo contrattuale che firmerà lunedì). Puntare costantemente Lulli nell’uno contro uno con le sterzate di Noa Lang e le sovrapposizioni interne ed esterne di Spinazzola può costringere Mancini ad allargarsi, aprendo il varco centrale per gli inserimenti di McTominay.
- A destra (Di Lorenzo/Politano contro Wesley/Hermoso): È il lato dove il Napoli dovrà prestare la massima attenzione difensiva. Wesley ha una spinta offensiva feroce e costante; se Giovanni Di Lorenzo, apparso in debito d’ossigeno nei secondi tempi contro Venezia e Bodø, verrà lasciato solo a difendere la corsia o il mezzo spazio contro le combinazioni tra Wesley, Hermoso e Cristante, il rischio di andare in apnea dopo il sessantesimo è altissimo.
- I cambi e il fattore Giovane / Lucca / Anguissa: Con cinque sostituzioni e due squadre reduci dalle fatiche europee del martedì, gli ultimi trenta minuti saranno una partita nella partita. Mentre Gasperini ha una panchina numericamente corta a centrocampo e in attacco (dove spiccano però il talento di Rodrigo Mora e il veleno in area di Santiago Castro), Allegri potrà giocarsi a gara in corso la fisicità di Anguissa (o l’ordine di Lobotka), i centimetri di Lorenzo Lucca e soprattutto gli strappi elettrici di Giovane, che nei quindici minuti finali contro il Bodø/Glimt ha dimostrato come la sua freschezza atletica nell’attaccare il fondo possa mandare in tilt le difese stanche.
OLTRE IL NOVANTESIMO: IL SOFFITTO DI CRISTALLO E LA VERITÀ DEL CAMPO
Quando alle 18:00 Andrea Colombo porterà il fischietto alla bocca, tutte le disquisizioni filosofiche della settimana lasceranno spazio all’unico giudice inappellabile: il prato di Fuorigrotta.
Guarderemo le due panchine e non potremo fare a meno di pensare a ciò che abbiamo scritto quarantott’ore fa analizzando il modello Como, le parole di Matt Rizzetta e le nostre considerazioni sul soffitto di cristallo della gestione Filmauro. Da una parte ci sarà Gian Piero Gasperini: un allenatore scelto dalla Roma per dare un’identità feroce, riconoscibile, moderna e coraggiosa, capace di prendere una squadra orfana di Svilar, Koné, Pellegrini e Dybala e portarla a Napoli con 17 punti in tasca, 3 soli gol subiti e uno spartito che ogni singolo interprete, dal veterano De Roon al giovane Lulli, recita a memoria.
Dall’altra parte ci sarà il nostro Napoli, nell’anno sacro del suo Centenario. Un club che negli ultimi tre anni ha cambiato cinque vestiti tattici incompatibili tra loro, che ha speso milioni e milioni senza costruire un centro sportivo o una cantera strutturata, e che oggi chiede al pragmatismo di Massimiliano Allegri e al talento immortale di Kevin De Bruyne di trovare una sintesi tra il corto muso e la grande bellezza.
Contro il Bodø/Glimt è bastato il cuore dei “vecchiotti”, il ruggito di McTominay e la magia del Duca Bianco per nascondere le crepe di una difesa che imbarca acqua. Stasera, contro il martelletto di Grugliasco, il cuore da solo non basterà. Serviranno distanze corte, letture preventive feroci, coraggio nell’uscire dalla pressione a due tocchi e la lucidità di chi sa che a dieci punti dalla vetta non c’è più spazio per i passi falsi.
La musica dei Massive Attack sta per finire. Le luci del Maradona si accendono. È l’ora di scoprire se questa stanza di cristallo sa finalmente resistere agli urti, o se era solo un altro miraggio d’autunno.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
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