L’analisi tattica di Marco Melissa

Napoli vs Juventus

– Presentazione

Dobbiamo attaccare – Dobbiamo ripartire: non è la semplificazione di una dicotomia filosofica e tanto meno la versione alternativa di un costrutto matematico.

E’ una sintesi che rivela quanto le performance (best attacco vs best difesa) e l’approccio ai vari impegni di questo campionato siano statisticamente adatti a rappresentare, rispettivamente, il Napoli di Spalletti e la Juve di Allegri.              Poche ore ci separano dall’ennesima ‘’classica’’, una diciottesima giornata in cui brilla questo sapore appassionante di una rincorsa alla capolista, in cui le inseguitrici lottano per il titolo di ‘’miglior anti’’, in cui i polveroni incrociati tra provvedimenti attuati-attesi della giustizia sportiva (proprio in casa bianconera) e quelli dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive (placet dei ministri Piantedosi e Abodi, nonché di concerto quelli di Gravina e del capo della Polizia Giannini, sulla trasferta dei tifosi bianconeri) non devono offuscare un’occasione importante in cui a vincere, al di là del risultato, sia lo sport e lo spettacolo. Certo, bollono in pentola interessi diversi, strategie giocate e societarie diverse, ma la certezza è una: è ‘’La’’ partita, non una qualsiasi, comunque la si approcci o finisca. I vestiti indossati dalle contendenti fino ad oggi propendono per un ‘’attacco d’inverno’’ in casa azzurra (freschi campioni d’inverno) e per un ‘’imprevedibile difensivo’’ bianconero; la sostanza, però, è nelle scelte precise e reiterate dei due allenatori toscani, che da tempo si rincorrono e che cercano sempre di tagliare le misure giuste ai propri ragazzi, offrendo una piacevole alternanza tecnico-tattica che nobilita in qualche modo la massima serie e tutti i tifosi. Non sarà facile, quindi, per l’arbitro Daniele Doveri, sezione di Roma, tenere a bada due squadre che si affrontano a fuochi incrociati senza soluzione di continuità, vista la bollente posta in palio. Ma procediamo con ordine e passiamo all’analisi dello status delle contendenti al Diego Armando Maradona.

– NAPOLI ai blocchi di partenza

Niente ansie, niente calcoli.

Formula semplice: velocità e chiarezza d’intenti. Chi si aspetta rivoluzioni copernicane oppure mosse da consumata volpe di calcio potrebbe restare a bocca asciutta. Spalletti ha già pronto, e forse da tempo, il suo 4-3-3 versione aggiornata allo scopo di arginare un avversario storico, che arriva psicologicamente molto carico, che va preso con le pinze e non con timori reverenziali. L’imperfetto Napoli visto di recente (dopo i mondiali è iniziato un secondo campionato e nelle gambe si sente ancora l’effetto della preparazione atletica, ndr) potrebbe andar bene per affrontare la Juve. Spalletti ha usato come avanspettacolo la vittoria di Genova (dopo la caduta contro l’Inter che ha di fatto interrotto record e statistiche) per cercare di arrivare all’impegnativo showtime del Maradona nelle migliori condizioni possibili. I rebus sono tanti: Kvaratskhelia, partire con l’idea dell’alternanza Politano-Lozano (o viceversa) oppure affidarsi a nuovi utilizzi di Ndombelè ed Elmas. I numeri sono indiscutibili: tiri verso la porta avversaria, tiri nello specchio avversario, possesso palla e passaggi; gli azzurri brillano dappertutto. Ma non basta. Almeno con la Juve va utilizzato un approccio di tutt’altro stampo. Non vedremo (non ci sono ancora condizioni fisiche e mentali) la solita irruenza del nostro georgiano ma ben sappiamo che il suo impegno non mancherà, e il tecnico deve cercare di capitalizzare almeno quello. La Juve si ‘’difenderà di rimessa’’: non un lasciapassare tattico ma è evidenza empirica poichè Allegri, cambia continuamente formazione ed approccio, soprattutto in difesa, per confondere gli avversari, e gli azzurri devono stare attenti proprio alle ripartenze bianconere. Su questo non ci piove. I pericoli non saranno pochi: Di Maria, Milik, cosi come Chiesa e Rabiot, rappresentano grattacapi non indifferenti ai quali opporsi per i centrali Rrahmani e Kim, affiancati da Di Lorenzo e lo stesso Mario Rui. Sul piano pratico, si dovrà cercare di attaccare a tutto campo con rotazioni veloci effettive (e non giochetti perdi-tempo, perché tanto ci vuole ben altro per far breccia nelle maglie bianconere). Ancora l’assist-man Mario Rui al servizio dell’attacco (Osimhen, affiancato da Simeone oppure Raspa)? Perché no! Zambo, Lobo e Zielo dovranno essere diga a centrocampo e filtro per la difesa. Tutto può essere giusto al momento giusto. Ma una cosa deve essere chiara tra gli azzurri: verticalizzazioni, ‘’imbucate’’ e stretti uno-due (anche sulla trequarti avversaria) è il minimo sindacale che serve per affrontare un simile avversario.
– JUVENTUS ai blocchi di partenza

La Juve è tornata a fare la Juve. Otto su otto, zero gol subiti, secondo posto in classifica, miglior difesa con un passivo fermo a quota sette. Tutto fa pensare alla classica remuntada, già improvvisata qualche anno fa. Sembra un copione tipico di Allegri che ha momentaneamente abbandonato il vecchio 4-3-3 in favore del 3-5-2 (stavolta sarà 3-5-1-1) alternato al 4-4-2. I sintomi di una rivoluzione ‘’in corso’’ sono evidenti e si sostanziano in un centrocampo molto infoltito, ma soprattutto in un continuo cambio dei titolati che conferiscono ai bianconeri il titolo di attuale miglior ‘’imprevedibile’’. Ma è tutto oro ciò che luccica? Ci sono alcuni ‘’ma’’ nei numeri della Juve: in primis non esiste una reale solidità difensiva poiché si tratta di occasioni d’attacco concesse agli avversari. La Juve riesce piuttosto a motivarsi sul piano morale, aggredendo letteralmente sul piano psicologico e lo fa soprattutto a centrocampo. Gioca spesso male ma può contare su alcuni pilastri che il Napoli di Spalletti deve cercare di arginare. Innanzitutto i bianconeri concedono tanto agli avversari. Una contraddizione pericolosa? Non proprio secondo il pensiero ed i risultati di Allegri che in questo modo fa giocare la Juve in modo da costringere gli avversari a tiri poco pericolosi. Tutto qui. Non recupera palloni in alto, lascia grosse percentuali di possesso di palla agli avversari, fa poco pressing e ha un baricentro molto basso. L’asso nella manica è la difesa posizionale, stringendo le maglie e lottando a file serrate come ben pochi sanno fare; interpreta al meglio questa scelta per dare poi libero sfogo alle ripartenze che sono ben orchestrate dal folto centrocampo. Il Napoli deve affidarsi molto alle palle alte e tentare il tiro da fuori. La Juve, oltre al ritrovato Chiesa, ha in Kostic e Locatelli due motorini costantemente pericolosi, affiancati dall’ottimo Rabiot cosi come dai jolly tuttofare Mckennie e Paredes (fervente l’attesa per il rientro di Pogba). In attacco, visto lo stop di Vlahovic, Milik potrebbe essere l’unica punta, spalleggiato da Di Maria.
– In sintesi

Resistere, mai desistere ed insistere: queste le parole d’ordine del Napoli al cospetto di una sfida complessa e tesa. La storia di questa sfida ha da insegnare molto agli azzurri, con numeri ed esperienza dalla parte della Juve ma con una ferma volontà da far brillare per gli azzurri. Allegri sorprenderà ancora una volta il cugino toscano? Sicuramente le proverà tutte, forse osando ancora di più. Spalletti è ben consapevole: non servono i calcoli, non si può pensare che un pareggio sia o meno la strada da percorrere. Allegri proverà a vincere, soprattutto sulla distanza, nel finale. Bisogna evitare di concedersi, soprattutto ad episodi letali generati da fraseggi leziosi quanto inutili. Ci vuole grinta, sudore e l’ardore indomito. La cattiveria di certe occasioni sarebbe d’obbligo…

Come sempre, Avanti Azzurri, avanti…

Marco Melissa

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