New Game XL numero 5

Dopo aver dedicato spazio nella scorsa puntata della rubrica al colored belga Onana, promettente centrocampista attualmente in forza all’Everton, rimaniamo in quella zona nevralgica del campo per puntare i riflettori su un altro giovane esponente del ruolo, recente protagonista al Mondiale disputato in Qatar: il suo nome è Yunus Musah.
Già molto noto in ambito giovanile, è diventato assai familiare dopo averne apprezzato le gesta con la maglia numero 6 della sua Nazionale, rivelazione tra le rivelazioni, potremmo dire, visto che gli Stati Uniti si sono ben disimpegnati almeno fino al passaggio agli Ottavi di Finale quando furono eliminati dai più forti corrispettivi olandesi.
In quel centrocampo fungeva sovente da autentica spina nel fianco, garantendo assieme allo juventino McKennie il giusto dinamismo, coperto alle spalle dal capitano Tyler Adams, equilibratore del gioco. Un tris di ragazzi dalle grandi potenzialità in cerca di consacrazione internazionale, con il più giovane a far luccicare gli occhi ai tanti emissari delle varie squadre di club presenti alla Rassegna Iridata.
Musah gioca con successo da qualche stagione nel Valencia, e pur essendo un classe 2002 può vantare già una ricca storia calcistica che vale assolutamente la pena di raccontare.
Di origini ghanesi, è nato nel continente americano nella città più cosmopolita di tutte, New York, ma in realtà la sua è stata una toccata e fuga, con la madre che decise di farlo nascere lì trovandovisi in vacanza.
Dalla Grande Mela da piccolino si trasferisce in Italia, precisamente a Castelfranco Veneto, iniziando a tirare calci a un pallone nella storica società locale del Giorgione, che prende il nome dal famoso pittore, il più illustre cittadino di quella ridente località.
In paese a molta gente interpellata su Yunus in procinto di disputare il Mondiale in terra asiatica è affiorato uno spontaneo sorriso, unito a un pizzico di nostalgia e di orgoglio, ricordandosi di quel ragazzino arrivato nell’elite del calcio mondiale e partito proprio da lì, dalla Squadra Pulcini dove lui letteralmente dominava in lungo e in largo.
Veniva naturale farlo giocare con i più grandi, in campo risultava imprendibile capace com’era di autentici coast to coast per finire irrimediabilmente col pallone in rete.
Sono poche stagioni – quattro – ma formative per lui in Italia, che qui prende sempre più confidenza con le regole basilari del calcio, e inizia ad amare questo sport.
Le questioni personali si mettono però di mezzo un’altra volta, certe scelte le sa indirizzare solo il destino ed è così che il piccolo Yunus, finite le scuole elementari, si trasferisce con la famiglia in Inghilterra dalle parti della Capitale. Non può rimanere senza calcio, oltretutto in una terra che sa ben coltivare e captare i più fulgidi talenti, e così il Nostro ad appena 10 anni entra a far parte dell’Academy dell’Arsenal, divenendone perno in tutte le categorie giovanili e debuttando con la Nazionale Under 15 dei Tre Leoni a 14 anni.
Verrà convocato regolarmente dai selezionatori inglesi fino all’Under 18, categoria in cui lui furoreggia nell’Arsenal da quando era sedicenne, aggregato subito tra i più grandi. Gioca già a centrocampo, dove si fa notare per il gran controllo di palla, l’intraprendenza, la notevole velocità: non è altissimo al cospetto di altri compagni di reparto ma vanta una qualità e una potenza muscolare che altri coetanei di certo non possiedono.
Quando tutto sembrava pronto per fargli respirare il grande calcio della Premier, visto che già era stato adocchiato dall’allora tecnico dei Gunners Emery, Musah in modo piuttosto inaspettato trova un accordo con il Valencia, intraprendendo quindi un altro viaggio, calcistico ma soprattutto di vita.
E’ quasi un giocatore fatto, in Spagna non si rimane a lungo nelle giovanili se si evidenziano delle qualità soprattutto dal punto di vista tecnico, e così Yunus fa il suo debutto tra i professionisti, giocando per il momento nella seconda squadra del Valencia (denominata Valencia Mestalla), a 17 anni.
La terza serie spagnola doveva servire da rodaggio e a lui bastarono una quindicina di gare condite dal suo primo gol ufficiale tra i “grandi” per rientrare alla base e diventare così il più giovane esordiente assoluto fra gli stranieri nella storia del Valencia.
Spesso schierato sulla trequarti da giovanissimo, maglia numero 10 sulle spalle, viene impostato diversamente nei suoi primi passi nella Liga Spagnola, campionato dove la tecnica e la velocità sanno prevalere ancora sul resto: lui possedendo tali caratteristiche in gran misura trova una collocazione ideale a centrocampo, mostrando un’ottima duttilità e una chiara attitudine da giocatore box to box; tuttavia, non è raro vederlo impiegato dai vari allenatori che si succedono sulla panchina del Valencia anche sulla fascia destra.
Titolare fisso dalla stagione dalla stagione 2020/21 (a diciotto anni mise a referto 32 presenze e un gol), la sua crescita è costante, soprattutto a livello di personalità, ma è grazie alle competizioni internazionali che il suo nome diventa appetibile per i grossi club, con in prima fila ovviamente quelli della Liga che più da vicino ne hanno seguito l’evoluzione.
Nel frattempo aveva già scelto che Nazione rappresentare, lui che visti i suoi trascorsi e le sue esperienze di vita poteva in pratica scegliere se giocare per il Ghana, l’Italia, l’Inghilterra (dove abbiamo visto fece la trafila delle selezioni giovanili dall’Under 15 all’Under 18) e gli Usa dove ebbe i suoi natali. E andò proprio lì a finire la sua scelta, dettata più che altro dal cuore, con Musah che debuttò con la Nazionale a stelle e strisce nel novembre del 2020, un giorno prima di diventare maggiorenne.
Ci sono voluti i Mondiali per imporlo su una scena calcistica che adesso ha intenzione giustamente di prendersi tutta, viste le tante sirene di mercato accese su di lui dopo l’esperienza iridata.
Si parla già di vari interessamenti di club italiani, su tutti l’Inter, ma la sua iper-valutazione deve aver spaventato i vertici nerazzurri e pare più probabile un passaggio in Premier: per lui sarebbe un ritorno ma stavolta entrando dalla porta principale, quella che conduce ai vertici.

Gianni Gardon

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