Però…

Dobbiamo farcene una ragione se il nostro Napoli non riesce a mantenere quella continuità e quella tensione necessarie per raggiungere i traguardi che contano e, perché no, i successi. La squadra azzurra è ormai storicamente capace di qualsiasi risultato nella partita secca ma stenta, quando non addirittura arranca se deve tenere botta nel medio e lungo periodo. Anche la sconfitta con la Fiorentina, dopo l’impresa di Bergamo, non fa che confermare questo adagio.

Infortuni e sfortune varie sicuramente non hanno aiutato la causa. Tantomeno lo hanno fatto i punti stoltamente smarriti per strada. Le altre, però, ci hanno aiutato (non ultimo il Milan col pareggio di Torino) a tenere la scia e, mentre scrivo, restiamo a due punti dalla vetta a pari punti dell’Inter (con una partita in meno).

Però…

C’è un però grande come una montagna.

Però resta l’interrogativo di cosa sarebbero stati i risultati se si fosse deciso di giocare le partite di Milan, Inter e Napoli in contemporanea. Cosa sarebbe il fascino di una Serie A che, dopo anni di monotonia, deve ancora individuare, capire chi si cucirà quel tricolore sulle maglie se si modellassero i calendari (già asimmetrici, ma non è abbastanza e, francamente,  sembra più essere fumo negli occhi che altro), di qui alla fine, per restituire credibilità ad un campionato più improbabile (non soltanto quest’anno ma in generale) di una banconota da ventuno euro.

Cosa sarebbe stato l’esito di quel maledetto campionato dei 91 punti se Napoli e Juve avessero giocato in contemporanea quella maledetta trentacinquesima giornata?

Però…

Però non possiamo dimenticare la sconfitta di ieri, contro i viola. In casa, al Maradona.

Non possiamo dimenticare il tempo regalato ai viola, concreti al punto da monetizzare tutte le occasioni avute durante la partita.

Noi abbiamo dovuto giocare con un centrocampo che,  al di là dell’assenza di Anguissa ha visto un evanescente Fabián Ruiz e l’ennesimo urticante e spettatore non pagante Piotr Zielinski. Spalletti non vede Demme ma era lui a dover coprire l’assenza del camerunense. Ma tant’è. Il pur volenteroso Mario Rui è stato ripetutamente “bucato” da Gonzales. Ma Ghoulam resta il marcantonio che deve giocare soltanto i minuti finali (eppure non era dispiaciuto nelle poche uscite di questa stagione). Il suo stato di forma resta un mistero. Lozano e Mertens entrano e cambiano momentaneamente le sorti dell’incontro,  salvo poi galleggiare nella mediocrità della squadra. Osimhen è l’unico che lotta, si danna e ci crede fino all’ultimo. Purtroppo è servito poco e male. Tantomeno è nella forma migliore.

Spalletti, a fine gara, parla delle sorti del campionato non più nelle mani del Napoli (ma non lo era nemmeno prima della partita, se la matematica non è un’opinione). Fa bene. Inutile illudere.

Ci aspetta una perfetta settimana di passione che coincide con quella che si scrive con la “P” maiuscola.

Una cosa è certa… sono anni che il gruppo storico di questa squadra evidenzia limiti caratteriali che gli tarpano le ali ogniqualvolta arrivi il momento di spiccare il volo. Forse è arrivato davvero il momento delle decisioni irrevocabili,  dei ringraziamenti,  dei saluti e del cambiamento. Quello vero.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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