L’ultimo giro di danza

Mentre io provo a buttare giù qualcosa sulla fine del campionato, il mondo ricco non riesce a trovare il coraggio di staccarsi dal solito sistema a trazione affarista (vedi mancato accordo dei Paesi del G20 sui cosiddetti “brevetti sospesi” ndr) neppure di fronte ad una pandemia che si è già lasciata dietro qualche milione di morti, illusi nel credere che basti vaccinare l’occidente benestante per debellare le infezioni, continuando a ragionare come se tutti noi non si vivesse sullo stesso pianeta e, più colpevolmente, come se chi perdesse la vita lontano da noi ci rendesse meno colpevoli dei nostri privilegi.

Perché scrivere quello che ho appena scritto?

Così come il mondo non è (e non deve) essere considerato per compartimenti stagni, anche il pallone, essendo parte della vita di molti di noi, finisce col mischiarsi col resto di questi tempi.

Ed è così che il mondo della sfera che rotola sul prato si appresta a vivere l’epilogo della seconda stagione vissuta senza pubblico.

E’ l’ultimo giro di danza per i partenopei di Gennaro Gattuso che incontrano gli scaligeri di Ivan Jurić.

Sarà partita vera. I gialloblù, liberi da ogni condizionamento di classifica, giocheranno con la leggerezza di chi vuole godersi coi compagni gli ultimi novanta minuti della stagione. Quindi, almeno sulla carta, saranno temibili proprio per questa loro libertà da qualsiasi condizionamento.

Noi, al contrario, siamo nella posizione di chi, pur conscio (finalmente) della propria forza, ha tutto da perdere. Ed è perciò che dovremo entrare in campo carichi come fossimo in procinto di disputare una finale, perché in fondo è di questo che si tratta.

Quello di domani sera sarà l’ultimo atto di un campionato terribilmente difficile. Per il Napoli e per chi ne è stato alla guida. E, ciononostante (e contro le previsioni dei più ndr), Gattuso e i suoi uomini sono lì, ad un passo dal raggiungere un risultato straordinario.

Restano le considerazioni, oltre i discorsi tecnici, di cosa sia la stampa locale che, dopo aver in gran parte cavalcato l’isteria collettiva che vedeva soltanto macerie in quella squadra che si stava barcamenando tra infortuni e Covid, ha cambiato completamente registro di fronte ai numeri dei partenopei. La stessa stampa che da mesi ha veicolato l’attenzione del tifo più debole sul toto-allenatore, tirando volate ora ad uno e poi ad un altro tecnico, secondo loro in predicato di sedersi sulla panchina azzurra.

Ed è così che le partite stesse (e con esse le vittorie ndr) sono finite per essere soltanto l’aspetto secondario, quasi la distrazione (per assurdo) al focus principale di chi potrebbe essere il futuro tecnico e con esso i giocatori adatti, quelli che andranno e quelli che verranno.

Un panorama schizofrenico, questo, nel quale un tecnico è riuscito miracolosamente a tenere la barra dritta ed il suo gruppo unito, concentrato e motivato per arrivare a giocarsi quel che domani sera, alle 20:45, si giocherà al Diego Armando Maradona di Napoli.

Quasi come se il messaggio non scritto e non detto fosse “invece di piangerci addosso per quel che è stato, dimostriamo a tutti ed a qualcuno in particolare (…) cosa siamo stati capaci di fare, conquistiamo l’obiettivo e rompiamo le righe. Per sempre.

Giulio Ceraldi

#ForzaNapoliSempre

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