Max Allegri ieri in conferenza stampa. Fonte: Gazzetta.it

Il calcio, a volte, smette di essere una semplice questione di geometrie e diventa psicodramma shakesperiano, un Re Lear nella brughiera torinese dove i vecchi sovrani si ritrovano spogliati delle proprie certezze e costretti a scambiarsi i troni sotto la tempesta. Questa sera all’Allianz Stadium (ore 20:45), nel giorno esatto in cui il club bianconero celebra i suoi 129 anni di storia, andrà in scena il paradosso definitivo del calcio italiano contemporaneo: Luciano Spalletti, l’uomo del terzo Scudetto azzurro, siede sulla panchina della Juventus con le spalle al muro e l’ombra dell’esonero che si allunga sui cancelli della Continassa; Massimiliano Allegri, otto anni di vita juventina cuciti addosso, guida invece il Napoli nell’anno del Centenario, ma dovrà farlo da un palchetto della tribuna stampa per scontare il secondo turno della squalifica rimediata dopo la furia cieca del novantesimo contro la Roma.
In panchina, a pochi metri da Spalletti, ci sarà Marco Landucci. E per chi ha memoria storica e non soffre di amnesie selettive, il nastro si riavvolge inevitabilmente all’aprile del 2023, in quello stesso tunnel dello Stadium, quando le scintille volarono a parti esattamente invertite. Oggi le veline diplomatiche parlano di rapporti cordiali e stima reciproca, ma l’aria che si respira a Torino è di quelle che si tagliano col bisturi.

IL RITIRO PUNITIVO, LA VOCE DI CARNEVALI E LA SOLITUDINE DEI CAPITANI

Per capire che tipo di partita attende il Napoli dal punto di vista agonistico, bisogna prima decodificare la settimana vissuta dalla Juventus dopo il naufragio di Marassi contro il Genoa (2-0). Tre sconfitte nelle prime nove giornate di campionato: un passivo che a Torino non si registrava dai tempi di Marcello Lippi nel 1995/96 e, ironia della sorte, proprio di Massimiliano Allegri nell’autunno del 2015.
La reazione della dirigenza bianconera non ha avuto nulla di felpato. L’intervento a gamba tesa di Giovanni Carnevali nello spogliatoio («Ricordatevi che siete alla Juve») e la decisione di blindare la squadra in ritiro punitivo alla Continassa fino al fischio d’inizio di stasera raccontano di un ambiente sull’orlo di una crisi di nervi. E le parole pronunciate ieri da Luciano Spalletti in conferenza stampa sono il manifesto di un tecnico che si sente nudo davanti alla tempesta, ma che rifiuta sdegnosamente il paracadute delle frasi di circostanza: «Domanda provocatoria sull’esonero? Non ho bisogno di essere ovattato o di ricevere discorsi a effetto. Sono abituato a vivere momenti carichi di incredibili difficoltà. Carnevali è stato perfetto, ha toccato le corde giuste. Ma se qualcuno pensa che io arretri di un passettino, gli conviene aspettarsi qualcosa di diverso».
C’è però un passaggio, nelle dichiarazioni del tecnico di Certaldo, che apre una voragine strutturale nella lettura tecnica di questa Juventus: l’ammissione pubblica dell’assenza di un leader carismatico in mezzo al campo dopo il forfait per infortunio di Manuel Locatelli (out insieme a una lista lunghissima che comprende Yildiz, Khéphren Thuram, Francisco Conceição, Nico Gonzalez e Celik). Quando Spalletti cerca il suo “Daniele De Rossi”, l’uomo dell’autorità silenziosa capace di tenere insieme i reparti quando i muscoli calano e la testa vacilla, e finisce per indicare Weston McKennie, sta implicitamente confessando che questa Juventus non ha un vero timoniere emotivo in cabina di comando.
Dall’altra parte, a Castel Volturno, Massimiliano Allegri ha indossato i panni che gli riescono meglio: quelli del realista disincantato che conosce ogni singolo spiffero dello Stadium. Nessun trionfalismo per le quattro reti rifilate al Monza mercoledì sera o per le undici marcature complessive realizzate nelle ultime tre uscite tra Bodø/Glimt, Roma e la trasferta brianzola. «A livello mediatico stanno dipingendo la Juventus come una squadra morta, ma io conosco l’ambiente e so che la Juve non muore mai. Anzi, nei momenti di difficoltà tutte le componenti si compattano».
Ma il vero capolavoro di lucidità, e al tempo stesso l’atto d’accusa più spietato verso il provincialismo di ritorno, Allegri lo ha consegnato parlando delle ambizioni azzurre: «Ho avvertito in città la voglia della gente per questa sfida, li capisco. Ma per una società come il Napoli, che da quindici anni lotta per i vertici, accontentarsi di vincere lo scontro diretto a Torino per dire di aver salvato la stagione significherebbe non aver fatto mezzo passo in avanti. Nelle ultime quattro gare abbiamo segnato tanto, ma abbiamo concesso troppo: sul 3-2 contro la Roma non puoi prendere quel 3-3 al novantesimo. Le fasi nel calcio sono due: quando hai la palla e quando non ce l’hai».

L’EQUAZIONE SENZA LOBOTKA: DE BRUYNE VERTICE BASSO O LA CARTA GILMOUR?

Veniamo al cuore pulsante della contesa, là dove i discorsi lasciano spazio alla lavagna tattica. Come avevamo ampiamente analizzato all’indomani del 4-1 dell’U-Power Stadium, il minuto 16 di Monza-Napoli ha aperto una ferita tattica che ci accompagnerà per le prossime sei settimane: la distorsione alla caviglia di Stanislav Lobotka. Nella sfortuna, come ha confermato ieri lo stesso Allegri, il fatto che il piede dello slovacco non fosse completamente piantato a terra al momento dell’impatto ha evitato un disastro legamentoso ben più grave, ma resta il fatto che stasera a Torino il Napoli dovrà scendere in campo senza il suo giroscopio naturale. E dovrà farlo senza avere ancora a disposizione Buongiorno, Neres e Spinazzola (che rientreranno solo dopo la sosta di novembre, mentre per Favasuli e Alisson Santos i tempi restano contingentati).
A Monza, l’ingresso a freddo di Billy Gilmour ha garantito ordine geometrico, pulizia sul corto e quella straordinaria percentuale del 90% di passaggi riusciti di squadra (556 su 616) che ha permesso al Napoli di anestetizzare la furia agonistica dei ragazzi di Jurić nella ripresa. Tuttavia, le indicazioni della vigilia da Castel Volturno spingono con forza verso la tentazione più affascinante e al contempo più rischiosa: Kevin De Bruyne schierato dall’inizio come vertice basso del 4-3-3, affiancato dai muscoli e dagli inserimenti di André-Frank Zambo Anguissa (recuperato dopo l’attacco influenzale di metà settimana, anche se non al cento per cento) e di uno Scott McTominay in stato di grazia.
Cosa cambia, strutturalmente e tecnicamente, tra avere Lobotka, Gilmour o De Bruyne davanti alla difesa contro la pressione di Spalletti?
La transizione dal palleggio elusivo alla verticalità immediata: Lobotka è un maestro nella conduzione orientata per attrarre la prima pressione avversaria e scaricare il pallone una frazione di secondo prima del contatto fisico, “congelando” il possesso. De Bruyne non ha nelle corde la piroetta nello stretto spalle alla porta sotto pressione feroce, ma possiede una gittata balistica e una visione periferica che nessun altro playmaker in Europa può vantare in quella mattonella di campo. Se la Juventus dovesse commettere l’errore di alzarsi in pressione in maniera scoordinata lasciando mezzo secondo di visuale libera al belga (che viaggia già a 3,27 Expected Goals e 1,96 Expected Assists stagionali), KDB ha il piede per tagliare fuori l’intera linea mediana bianconera con un lancio di quaranta metri direttamente sulla corsa di Rasmus Højlund o sugli attacchi al lato debole di Politano e Noa Lang.
Il rovescio della medaglia, ovvero la copertura preventiva e l’ampiezza degli half-spaces: Se De Bruyne agisce da regista, non possiamo pretendere da lui il lavoro di schermo orizzontale sui trenta metri quando il Napoli perde palla nella metà campo avversaria. Ed è esattamente qui che si innesta il lavoro oscuro richiesto ad Anguissa e McTominay, o in alternativa la tentazione di Allegri, confessata tra le righe ieri in conferenza, di scivolare in fase di non possesso verso un 4-2-3-1 mascherato (con due mediani puri a schermare la difesa), abbassando il raggio d’azione dello scozzese e del camerunense per lasciare a De Bruyne libertà di galleggiare sul centro-destra senza compiti di rincorsa pura.
La gestione dei ritmi in uscita dal basso: Con Alex Meret pronto a riprendersi i pali dal primo minuto (in vantaggio nel ballottaggio con Vanja Milinković-Savić) e una coppia centrale composta da capitan Rrahmani, anch’egli reduce dall’influenza ma stringendo i denti per esserci, con Luca Marianucci e Beukema pronti in preallarme, e dal granitico Rafa Marín, l’uscita bassa del Napoli sarà il primo bersaglio del piano partita di Spalletti. Se Rrahmani e Rafa Marín non avranno una linea di passaggio pulita sul corto perché schermati dalle due punte bianconere, sarà Giovanni Di Lorenzo a dover stringere dentro il campo come terzo costruttore aggiunto, lasciando a Politano l’intera ampiezza a destra e liberando Mathías Olivera sulla corsia mancina per alzare il baricentro.

LA SCACCHIERA DI SPALLETTI: IL REBUS MODULO E IL NODO CONVERSIONE

Come risponderà la Juventus? Luciano Spalletti arriva a questa sfida con metà organico ai box e con un dilemma tattico tra il 3-5-2 d’ordinanza e uno scivolamento verso il 3-4-2-1 (con il 4-3-3 tenuto in caldo a gara in corso grazie alle carte Edon Zhegrova e Jérémie Boga dalla panchina, espressamente citati dal tecnico ieri).
Davanti a Vicario, il pacchetto arretrato bianconero ruoterà attorno alla fisicità di Gleison Bremer, affiancato dal mancino Jhon Lucumí e da uno tra Federico Gatti e Lloyd Kelly. Sulle corsie esterne, Pierre Kalulu agirà sul binario destro per garantire equilibrio e letture difensive sulle accelerazioni di Noa Lang, mentre a sinistra, salvo inserimenti di McKennie a tutta fascia con l’arretramento di Cambiaso in panchina dopo la prestazione horror di Genova, proprio Andrea Cambiaso sarà chiamato a riscattarsi in una zona di campo nevralgica. In mezzo al campo, senza Locatelli e Thuram, il peso della distribuzione ricade interamente sui piedi di Douglas Luiz (già a quota 564 passaggi riusciti in campionato), scortato dal dinamismo verticale del giovane Pape Matar Sarr e dalle incursioni di Teun Koopmeiners e Weston McKennie. Davanti, la coppia d’attacco inedita e complementare formata dallo strappo in profondità di Randal Kolo Muani e dai 198 centimetri del tedesco Nick Woltemade.
Per comprendere dove il Napoli può far male a questa Juventus, non servono opinioni da bar: bastano i numeri strutturali delle prime nove giornate.

CONFRONTO TATTICO E STATISTICO: JUVENTUS vs SSC NAPOLI

Punti in Classifica (dopo 9 gare)
Juventus: 14 punti (9° posto)
Napoli: 14 punti (7° posto)
Lettura tecnica: Scontro diretto da dentro o fuori per il treno Champions.
Gol Fatti e Gol Subiti
Juventus: 11 fatti / 10 subiti (differenza reti +1)
Napoli: 17 fatti / 11 subiti (differenza reti +6)
Lettura tecnica: Napoli iper-produttivo (11 gol nelle ultime 3 gare tra Serie A e Champions) ma fragile dietro.
Expected Goals (xG) e Conversione
Juventus: 12,78 xG (tasso di conversione al 7,54%)
Napoli: Produzione offensiva in over-performance
Lettura tecnica: Juve in netto sotto-rendimento realizzativo (-1,78 tra gol reali e gol attesi).
Duelli Aerei Vinti (%)
Juventus: 46,5%
Napoli: Dominante nei terzi tempi d’inserimento
Lettura tecnica: Uno dei peggiori dati della Serie A per i bianconeri sulle palle alte.
Uomini Chiave in Costruzione
Juventus: Douglas Luiz (564 passaggi riusciti)
Napoli: Rrahmani (463 passaggi) e De Bruyne
Lettura tecnica: Chi sporca il primo controllo del regista avversario prende in mano il ritmo.
Guardate con attenzione due metriche in particolare dello specchietto qui sopra: il 7,54% di tasso di conversione offensiva della Juventus (che produce 12,78 xG ma segna appena 11 reti, con il solo Kolo Muani a quota 3,76 xG personali e 17 conclusioni tentate) e, soprattutto, il clamoroso 46,5% di duelli aerei vinti dai bianconeri.
È un paradosso statistico enorme per una squadra che schiera Bremer e Woltemade, ma spiega perfettamente perché la Juventus soffra maledettamente le palle inattive, i cross sul secondo palo e gli inserimenti senza palla dei centrocampisti avversari. Quando la difesa di Spalletti è costretta a correre all’indietro verso la propria porta perdendo il riferimento visivo sull’uomo che arriva a rimorchio, va in cortocircuito nelle marcature preventive in area piccola.

LE QUATTRO CHIAVI TATTICHE CHE DECIDERANNO LA NOTTE DI TORINO

Alla luce delle caratteristiche tecniche dei ventidue in campo, la partita si giocherà su quattro duelli chiave che determineranno chi uscirà vivo dall’Allianz Stadium.
Il secondo tempo di inserimento di Scott McTominay contro la zona cieca di Douglas Luiz: Nelle ultime due settimane, tra la doppietta al Bodø/Glimt e la doppietta purtroppo vanificata dal 3-3 contro la Roma, McTominay ha dimostrato di essere un attaccante aggiunto travestito da mezzala. Se Rasmus Højlund (18 tiri totali finora e sbloccatosi con una rete d’autore a Monza) farà il lavoro sporco di “pinnare” Bremer e Lucumí schiacciandoli verso l’area piccola, si aprirà una voragine tra la linea dei difensori centrali juventini e i talloni di Douglas Luiz. In quello spazio intermedio, alimentato dai tagli interni di Noa Lang (decisivo con l’assist per KDB mercoledì in Brianza) e dai traversoni tesi di Politano, gli attacchi aerei di McTominay e Anguissa possono far saltare il banco contro una squadra che perde oltre la metà dei duelli in quota.
La trappola di Woltemade e gli attacchi alla profondità di Kolo Muani su Rafa Marín: Dall’altro lato del campo, il Napoli non può permettersi le amnesie difensive viste sul colpo di testa di Gustavo Varela a Monza o sulla doppietta di Balerdi contro la Roma. Il piano di Spalletti per aggirare la prima pressione azzurra sarà chiarissimo: usare la stazza di Nick Woltemade per venire incontro a legare il gioco o fare da sponda aerea, attirando fuori posizione uno tra Rrahmani e Rafa Marín (cresciuto enormemente sotto la gestione Allegri e reduce dal gol di testa al Brianteo). Nel momento esatto in cui uno dei nostri centrali romperà la linea per accorciare sul tedesco, Randal Kolo Muani e Weston McKennie attaccheranno ferocemente il cono d’ombra alle sue spalle. La comunicazione tra i due centrali e le coperture preventive di Di Lorenzo e Olivera dovranno essere millimetriche: concedere trenta metri di campo aperto a Kolo Muani significa firmare la propria condanna.
La schermatura su Douglas Luiz in fase di prima pressione: Con De Bruyne vertice basso, il Napoli non potrà permettersi un pressing ultra-offensivo disordinato che allunghi la squadra a cinquanta metri tra difesa e attacco. Sarà fondamentale il lavoro di schermatura di Højlund in ripiegamento (o l’uscita a tempo di una mezzala) per sporcare la prima giocata di Douglas Luiz, costringendo la Juventus a canalizzare il palleggio verso gli esterni bassi, dove il Napoli può chiudere la trappola lungo la linea laterale.
La gestione emotiva e tattica dal minuto 65 al 95: È il vero tallone d’Achille di entrambi gli allenatori in questo avvio di stagione. Spalletti ha già preannunciato l’utilizzo di spacca-partite come Zhegrova e Boga nell’ultima mezz’ora per scardinare gli equilibri nell’uno contro uno quando i terzini saranno gravati dai chilometri (e magari dai cartellini). Allegri e Landucci avranno in panchina la carta Billy Gilmour (fondamentale se a venti minuti dalla fine servirà congelare il pallone e blindare la cerniera centrale riportando De Bruyne sulla trequarti), oltre alla freschezza di Giovane, Antonio Vergara e i centimetri di Lorenzo Lucca per far salire la squadra sotto assedio.
Non sarà una partita per esteti dal palato fino; sarà una battaglia di nervi, seconde palle, letture preventive e ferocia mentale. A Torino non si va per sfilare col vestito buono del Centenario, né tantomeno, come ha giustamente ammonito Allegri, per cercare l’alibi provinciale dell’impresa isolata che assolve i peccati di una stagione intera. Si va per dimostrare che il secondo tempo di Monza non è stato un fuoco di paglia e che questa squadra ha finalmente imparato a difendere quando il pallone scotta.

L’APPUNTAMENTO NEL DOPOPARTITA: IL CIUCCIO SULLA MAGLIA DEL NAPOLI SHOW!

Come sempre, il fischio finale dell’Allianz Stadium sarà solo l’inizio della nostra serata. Vi aspetto subito dopo il 90′ in diretta streaming sui nostri canali ufficiali (Facebook, YouTube e Twitch) per una nuova, infuocata puntata de Il Ciuccio sulla Maglia del Napoli SHOW. Insieme a voi passeremo ai raggi X ogni singola scelta di Allegri (e Landucci) e Spalletti, le pagelle senza sconti, i dati tattici della gara e le vostre domande in diretta chat.

Non mancate, iscrivetevi ai canali e attivate la campanella!

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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