Massimiliano Allegri durante la partita. Fonte: la pagina ufficiale Facebook della SSC Napoli

L’aria frizzante del ritiro in Val di Sole ha fatto da cornice alla prima, vera sgambata del nuovo corso azzurro. Sul campo di Carciato, a Dimaro Folgarida, l’esordio stagionale della squadra di Massimiliano Allegri si è chiuso con una sconfitta per 1-3 contro un Arezzo decisamente più reattivo. 
Guardando e riguardando i frame di questa partita, la sensazione di dejà vu è prepotente. Chi analizza e segue il calcio da anni sa riconoscere al volo quei difetti strutturali che, se non corretti in tempo, rischiano di incancrenirsi. L’anno del Centenario della Società Sportiva Calcio Napoli, il 2026/27, porta con sé un carico emotivo e storico senza precedenti, ed ogni dettaglio assume un peso specifico enorme. Tuttavia, per onestà intellettuale e rigore analitico, è doveroso inquadrare questo primo test nel suo esatto contesto temporale e fisico, senza fare sconti sugli errori visti in campo, ma riconoscendo le evidenti attenuanti di fine luglio.

L’ATTENUANTE DEL CALENDARIO: GAMBE IMBALLATE E IL “JET LAG” MONDIALE

Prima di suonare le sirene dell’allarme rosso, c’è un fattore ineludibile da considerare: il ritiro trentino è iniziato soltanto da pochissimi giorni. I carichi di lavoro imposti dallo staff atletico di Allegri non sono massacranti come quelli di Conte ma sono comunque mirati a costruire una tenuta aerobica che dovrà sorreggere la squadra fino al prossimo maggio. Contro un Arezzo più brillante, il Napoli ha palesato un’evidente tossicità muscolare. Le gambe non giravano, le scalate difensive arrivavano in ritardo e la lucidità in fase di prima impostazione è venuta a mancare quasi subito.
A questo si aggiunge la voragine tecnica lasciata dagli assenti illustri. La rosa scesa in campo a Dimaro è fortemente condizionata dalle scorie del Mondiale americano da poco concluso. All’appello mancano calibri da novanta che godono ancora di un meritato periodo di riposo. Parliamo di Kevin De Bruyne, la cui assenza priva il centrocampo di quella visione di gioco verticale fondamentale per scardinare le difese chiuse, e di Romelu Lukaku. Il belga è reduce da un ottimo Mondiale disputato negli Stati Uniti e ha ampiamente recuperato dall’infortunio che lo aveva condizionato; la sua assenza attuale è dunque legata esclusivamente alle meritate vacanze post-torneo. Senza questi cilindri principali, è chiaro che il motore azzurro sia depotenziato.

LA MALEDIZIONE DELLA PORTA E LO SPAURACCHIO MERET

Se l’attenuante fisica regge, c’è un dato emerso da questa amichevole che richiede attenzione immediata. Il Napoli ha schierato ben tre portieri nel corso della gara, e tutti e tre hanno dovuto raccogliere il pallone in fondo al sacco.
La retroguardia formata inizialmente da Di Lorenzo, Rrahmani, Rafa Marín e Gutierrez è andata spesso in affanno, faticando a tenere le distanze. Ma a preoccupare maggiormente è l’imprevisto occorso tra i pali. Alex Meret, partito titolare, è stato costretto ad abbandonare il campo dopo soli 30 minuti di gioco per infortunio, venendo sostituito da Milinkovic-Savic. Un campanello d’allarme fastidioso per lo staff medico in attesa degli esami strumentali. La facilità con cui l’Arezzo ha poi bucato la retroguardia dimostra che il problema attuale non risiede tanto nell’errore del singolo estremo difensore, quanto in un meccanismo difensivo collettivo di Allegri che deve ancora assimilare del tutto le nuove direttive. 

IL CENTROCAMPO INEDITO E I MINUTI PREZIOSI PER PRISCO

In questa fase di costruzione, le amichevoli di luglio servono ad Allegri soprattutto per valutare le risorse a disposizione. In mezzo al campo, viste le assenze pesantissime a dettare l’agenda, il tecnico ha concesso una chance importante da titolare a Vincenzo Prisco.
Inserito in un terzetto inedito completato da Anguissa e Lindstrøm, il ragazzo è stato chiamato a un compito tatticamente ingrato: dettare le geometrie in una squadra dalle gambe imballate e priva dei suoi soliti riferimenti. Se da un lato ha inevitabilmente patito la maggiore freschezza atletica e la pressione a tutto campo dell’Arezzo, dall’altro l’esperimento ha un suo preciso valore. Prisco si è fatto vedere, cercando di non nascondersi dietro i compagni più esperti. Mettere minuti veri nelle gambe, assumersi responsabilità in cabina di regia e testarsi in un contesto tattico così esigente sotto gli occhi del nuovo allenatore è un passaggio di crescita cruciale per lui. Errori e sbavature, in questa fase della preparazione estiva, sono parte integrante del processo formativo.

L’ISOLAMENTO DELL’ATTACCO E IL KO DI LUCCA

Spostandoci sul fronte offensivo, in attesa del rientro di Lukaku, le rotazioni hanno visto protagonisti sia Rasmus Højlund che Lorenzo Lucca. Il rientro di Lucca dall’esperienza inglese al Nottingham Forest aggiunge sicuramente peso e centimetri preziosi all’interno dell’area di rigore, offrendo ad Allegri un’importante alternativa strutturale. Purtroppo, anche per lui è scattato l’allarme medico: all’85’ l’attaccante ha dovuto abbandonare il campo a causa di una distorsione alla caviglia destra. Le sue condizioni verranno valutate dallo staff medico nei prossimi giorni. 
Infortuni a parte, il vero limite emerso a Carciato è stato il totale isolamento del reparto avanzato. Senza i filtranti illuminanti e con un centrocampo dedito più a rincorrere che a costruire, gli attaccanti hanno faticato a trovare palloni giocabili, dovendo lottare spesso spalle alla porta contro una marcatura arcigna. Quando le poche opportunità si sono presentate, è mancata la lucidità, ennesima spia di una condizione generale ancora da affinare. L’unica parziale eccezione nel tridente di partenza è stato Alisson Santos: la sua duttilità e la propensione a puntare l’uomo hanno rappresentato la sola vera fiammata azzurra nella prima frazione di gioco.

LA RIPRESA: IL LAMPO DI POLITANO E LA PERSONALITÀ DI VERGARA

Nella ripresa, il consueto valzer di sostituzioni ha portato all’unico sussulto azzurro che ha mosso il tabellino. Matteo Politano si è procurato e ha calciato un calcio di rigore. L’esecuzione è stata respinta, ma l’esterno azzurro ci ha creduto, avventandosi sulla ribattuta e insaccando la rete del momentaneo 1-2. Un gol di caparbietà che sembrava poter riaprire l’incontro.

​Nel turbinio dei cambi del secondo tempo, merita una menzione anche l’ingresso in campo di Antonio Vergara. Rientrato alla base, il giovane centrocampista offensivo ha cercato di dare linfa e imprevedibilità alla manovra azzurra. Ha mostrato un paio di buone letture in verticale e la giusta personalità nel chiamare il pallone, cercando costantemente di innescare gli attaccanti. Anche se inevitabilmente condizionato dalla confusione tattica generale e dai ritmi ormai spezzettati, Vergara ha lanciato qualche segnale incoraggiante che Allegri avrà sicuramente annotato sul suo taccuino. Spunti interessanti che, purtroppo, si sono spenti nel finale, quando l’Arezzo ha saputo addormentare il gioco per poi colpire in contropiede.

PROSPETTIVE IN VISTA DEI TEST EUROPEI

Questo 1-3 è un elettrocardiogramma fisiologico per i carichi di lavoro attuali, ma non va archiviato con superficialità. Il 26 luglio il Napoli tornerà in campo contro il Carrarese, per poi spostarsi ad agosto a Castel di Sangro. Osasuna, Celta Vigo e Aris Salonicco saranno test di caratura europea. Allegri dovrà serrare i ranghi, attendere l’esito degli esami per Meret e Lucca e aspettare il rientro dei “mondiali” per dare un’impronta definitiva al gruppo del Centenario.
Vi aspetto domani sera alle 22:30 in diretta su Twitch, YouTube e Facebook a Il Ciuccio sulla Maglia del Napoli SHOW. Analizzeremo ogni singola sfaccettatura di questa prima uscita stagionale, rispondendo alle vostre domande in chat. Il cantiere è ufficialmente aperto.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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