
La stagione 2026/27, annata che segna il prestigioso traguardo del Centenario per la Società Sportiva Calcio Napoli, si è purtroppo aperta con una frenata inaspettata. Prima ancora che la squadra potesse raggiungere la Val di Sole per l’inizio del consueto ritiro estivo a Dimaro, lo staff medico è dovuto intervenire per fermare uno dei perni della rosa: Alessandro Buongiorno.
IL CASO BUONGIORNO: L’EMERGENZA DIFENSIVA PRIMA DI DIMARO
L’assenza del difensore centrale ex Torino non è una semplice misura precauzionale. La società partenopea è stata costretta a diramare un comunicato ufficiale molto chiaro, spiegando che: “In considerazione di problematiche emerse nell’ultimo periodo, Alessandro Buongiorno non potrà prendere parte al ritiro pre-campionato”.
La situazione clinica necessita grande attenzione. Il giocatore è stato sottoposto a indagini diagnostiche che hanno evidenziato la necessità di un consulto specialistico per valutare un possibile intervento chirurgico al ginocchio destro. Un infortunio di questa entità non solo lo esclude dall’imminente preparazione atletica e tattica in Trentino, ma rischia di costringere mister Massimiliano Allegri a dover rivedere immediatamente i piani per l’assetto difensivo proprio all’alba del nuovo anno calcistico.
L’ILLUSIONE DELL’ESOTICO E I RISCHI DEL MERCATO: EXEQUIEL ZEBALLOS
Con una retroguardia che affronta subito una situazione di grave incertezza, le attenzioni del mercato si stanno però concentrando (almeno per ora) sul reparto avanzato, portando alla ribalta il nome di Exequiel Zeballos.
L’esterno argentino del Boca Juniors è, sulla carta, un profilo dal fascino innegabile. Tuttavia, i fatti e i numeri dipingono un quadro allarmante dal punto di vista fisico. Negli ultimi anni, la carriera del ventiquattrenne è stata segnata da una fragilità cronica: ha subìto ben quattro infortuni nel giro di soli 14 mesi. Tra questi incidenti di percorso spicca anche una grave lesione ai legamenti del ginocchio destro.
Scegliere di investire capitali importanti su un atleta con questo storico, specialmente quando la squadra deve già fare i conti con infortuni traumatici e pesanti nel proprio undici titolare, rappresenta un azzardo tecnico di enormi proporzioni.
LA RISPOSTA È IN CASA: IL TALENTO PURO di EMANUELE RAO
Eppure, l’ostinazione nel cercare la scommessa oltreoceano rischia di oscurare una soluzione molto più logica e già a nostra disposizione.
Nato a Rovereto il 28 marzo 2006, Emanuele Rao è un’ala sinistra naturale, dotata di una struttura atletica importante (1,81 metri di altezza). A soli vent’anni ha già assaggiato le difficoltà del professionismo: dopo essersi messo in mostra in Serie C con la maglia della SPAL, totalizzando 37 presenze e 5 reti, ha vissuto un’intensa stagione formativa in prestito al Bari, misurandosi nel difficile campionato di Serie B 2025/2026.
Nel progetto tattico di Allegri, l’inserimento di un esterno con la progressione e la tecnica di Rao rappresenterebbe una risorsa tattica vitale. La sua abilità nel puntare l’uomo per andare sul fondo costituirebbe l’innesco perfetto per il nostro centravanti di riferimento, Rasmus Højlund, che necessita di rifornimenti costanti e puliti per concretizzare la mole di gioco della squadra.
I GIOVANI IN ITALIA: TANTE PAROLE, POCHI FATTI
La titubanza nel lanciare in pianta stabile un profilo italiano come Rao fotografa impietosamente i difetti cronici dell’intero sistema calcistico nazionale. Ad ogni delusione azzurra, i media si riempiono di appelli sulla necessità di svecchiare e di far giocare i nostri ragazzi. Nei fatti, però, si sceglie immancabilmente la via conservativa: i giovani di prospettiva vengono sistematicamente dirottati in prestito a “farsi le ossa” in provincia, mentre per i palcoscenici di prima fascia si predilige l’acquisto straniero.
Ma a smascherare definitivamente l’ipocrisia del nostro calcio ci pensano le manovre di palazzo di queste settimane. Mentre davanti alle telecamere si piangono lacrime di coccodrillo per i fallimenti della Nazionale e si invoca la rifondazione dei vivai, dietro le quinte i club di Serie A continuano a fare pressioni forsennate per il ritorno del Decreto Crescita. Nei corridoi si fantastica persino di riavere le agevolazioni spingendo per un surreale abbassamento del limite minimo di retribuzione a 500.000 euro, mescolando le carte e sognando di applicare al calcio le vecchie deroghe pensate un tempo per sport come la pallacanestro.
L’obiettivo reale? Tornare a importare manodopera straniera di fascia media a basso costo. Una dinamica grottesca che, nei fatti, chiuderebbe definitivamente le porte ai talenti italiani, stritolando profili come Rao pur di fare spazio all’ennesima scommessa estera a buon mercato.
Il Napoli, inaugurando l’annata del suo Centenario, è chiamato a dare un segnale netto di discontinuità. Mettere Rao al centro del progetto tecnico, concedendogli lo spazio che merita, non è solo una scelta ragionata per puntellare la rosa: è il tipo di coraggio che una grande piazza deve dimostrare. Il talento c’è, a volte basta solo avere la lucidità di non andarlo a cercare a diecimila chilometri di distanza.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
P.S. Vi aspetto tutti questa sera alle 22:30 per la nostra diretta streaming multi-piattaforma con Il Ciuccio sulla Maglia del Napoli SHOW.
Insieme a Eddy Cicciotti, analizzeremo a fondo il caso clinico di Buongiorno, faremo il punto sulle sirene di mercato per Zeballos e commenteremo live i vostri pensieri sul potenziale di Rao nel nuovo Napoli di mister Allegri. E ovviamente il mondiale.
Non mancate!
Lascia un commento