
Ben ritrovati a un nuovo appuntamento con la nostra rubrica “Storie mondiali”. L’ottavo di finale appena concluso tra Francia e Paraguay, giocato al Lincoln Financial Field di Philadelphia, passerà purtroppo agli archivi non per le gesta tecniche dei campioni in campo, ma per una direzione di gara che definire vergognosa è un eufemismo.
Analizzando i fatti nudi e crudi, le statistiche della partita e le immagini televisive, emerge una realtà inequivocabile: l’arbitraggio ha mortificato l’essenza stessa del gioco. Quella che doveva essere un’affascinante sfida tattica tra l’arsenale offensivo dei Bleus e il muro difensivo dell’Albirroja si è trasformata in una vera e propria caccia all’uomo, tollerata da un fischietto palesemente inadeguato che ha permesso ai sudamericani di picchiare e bullizzare impunemente i transalpini. Mettiamoci comodi ed esploriamo nei dettagli perché la direzione dell’uzbeko Ilgiz Tantashev è stata un disastro su tutta la linea.
1. IL CONTESTO: UNA FORNACE TATTICA E CLIMATICA
Per comprendere come la situazione sia sfuggita di mano, bisogna partire dal contesto. A Philadelphia il caldo era asfissiante, con una temperatura percepita che superava i 40 gradi, tanto da rendere obbligatori i cooling break. In questo inferno climatico, il CT paraguaiano Gustavo Alfaro ha impostato una partita fondata su un catenaccio puro e viscerale.
Il modulo era un 5-4-1 compattissimo, con una linea di difesa bassissima a protezione del portiere Orlando Gill e il solo Julio Enciso a fare reparto da solo. Dall’altra parte, Didier Deschamps ha schierato un 4-2-3-1 con Ousmane Dembélé, Michael Olise e Bradley Barcola a supporto di Kylian Mbappé.
Il piano del Paraguay era chiarissimo fin dal primo istante: negare la profondità e usare il fisico per intimidire l’avversario. Nei primi 45 minuti, la Francia ha toccato picchi dell’86,5% di possesso palla, eppure non è riuscita a effettuare un solo tiro nello specchio della porta. Ogni volta che un talento francese entrava palla al piede nella trequarti, trovava non solo raddoppi di marcatura, ma interventi decisi volti più a fare male all’uomo che a recuperare il pallone. Ed è qui che è nato il problema principale: l’arbitro non ha saputo tracciare la linea di demarcazione fondamentale tra il “gioco duro ma leale” e l’intimidazione fisica vera e propria.
2. LA LATITANZA DI TANTASHEV: QUANDO L’ARBITRO SMETTE DI TUTELARE I GIOCATORI
L’indignazione per il modo in cui i calciatori sudamericani sono stati autorizzati a usare le maniere forti contro i francesi è ampiamente supportata dai verbali della partita. Tantashev ha perso il metro di giudizio fin dalle prime battute e non è più riuscito a ritrovarlo, coadiuvato da assistenti altrettanto non all’altezza.
Paradossalmente, l’unico cartellino giallo mostrato nei primi frangenti di gara è stato sventolato al francese Bradley Barcola. Da quel momento, però, il fischietto uzbeko ha adottato un criterio di tolleranza ingiustificabile verso gli interventi paraguaiani. Questo permissivismo ha inviato un messaggio pericoloso: tutto era concesso pur di fermare le avanzate europee.
Ecco come la situazione è degenerata progressivamente nel corso del primo tempo:
Minuto 18: Fallo in ritardo dell’attaccante francese Barcola su Cáceres. È l’unica occasione in cui l’arbitro interviene con severità, estraendo immediatamente il cartellino giallo per il transalpino.
Minuto 30 (circa): Galarza (PAR) colpisce intenzionalmente Mbappé al petto in una dinamica non giustificabile dal gioco. Tantashev, pur essendo vicinissimo, lascia correre senza alcun richiamo, scatenando l’incredulità e la rabbia della panchina francese.
Minuto 34: Fallo duro di Cubas sempre ai danni di Mbappé. L’arbitro fischia ma decide di non ammonire. Segue la reazione esasperata del francese, ormai stanco di subire colpi proibiti e ne nasce una vistosa mischia con spintoni, che Tantashev gestisce con un pilatesco nulla di fatto.
Minuto 39: Nuovo faccia a faccia teso, sia verbale che fisico, tra Cáceres e Mbappé. Ancora una volta, la direzione di gara si limita a inefficaci richiami verbali, portando la tensione alle stelle prima dell’intervallo.
3. L’EPISODIO DEL RIGORE: UN ERRORE OCULARE SALVATO DALLA TECNOLOGIA
Arriviamo all’episodio cruciale e forse più emblematico del match: il calcio di rigore assegnato alla Francia.
Minuto 61: un frustrato Barcola viene richiamato in panchina da Deschamps, che inserisce Désiré Doué. Il cambio si rivelerà la chiave di volta dell’incontro. Cinque minuti dopo (66′), l’esterno del PSG e neo-entrato Doué si inventa una serpentina pazzesca, saltando avversari come birilli prima di penetrare in area di rigore. Lì viene palesemente falciato da un intervento scomposto e in netto ritardo di Diego Gómez.
Qui si consuma l’ennesimo dramma arbitrale. In questa occasione, Tantashev godeva di una visuale frontale, in una posizione ideale e completamente sgombra da ostacoli visivi. Era a pochissimi metri dall’azione. Nonostante l’evidenza solare del contatto, l’arbitro allarga le braccia e fa cenno di proseguire. Un errore tecnico e di valutazione gravissimo che, in epoca pre-tecnologica, avrebbe potuto macchiare indelebilmente la storia dei Mondiali e falsare l’esito della qualificazione.
A salvare il risultato e la credibilità del torneo ci pensa Juan Lara, il VAR cileno. Il gioco viene interrotto e Tantashev viene richiamato alla On-Field Review. Di fronte alle immagini inconfutabili del monitor, l’arbitro uzbeko non può fare a meno di sconfessare se stesso e indicare finalmente il dischetto del rigore.
4. IL GHIACCIO NELLE VENE E IL FISCHIO FINALE
Anche durante i preparativi per l’esecuzione del rigore, il bullismo sportivo e le provocazioni non si sono fermate. I giocatori del Paraguay hanno circondato Mbappé cercando in ogni modo di innervosirlo, mettendo in atto quelle tattiche psicologiche che vanno dal disturbo verbale al famoso “scavetto” praticato furtivamente sul dischetto per rovinare la zolla d’appoggio al tiratore.
Kylian Mbappé, però, si è dimostrato glaciale, isolandosi nel suo personale cono di concentrazione. Al minuto 70, ha calciato d’interno destro spiazzando completamente lo specialista Orlando Gill (che aveva già parato l’impossibile durante il match). Con questa rete, la numero 7 in questa edizione, Mbappé ha raggiunto Lionel Messi nella classifica dei marcatori assoluti del torneo ed ha spezzato un incantesimo che per la Francia sembrava infinito.
Dopo la rete, il Paraguay è stato costretto a snaturarsi e ad alzare il baricentro, inserendo Ávalos e Mauricio. Negli infiniti 10 minuti di recupero concessi, Mauricio ha sfiorato clamorosamente il pareggio all’89’, trovando però i guantoni protesi di un attento Mike Maignan. Gill, dall’altra parte, ha evitato il raddoppio francese con almeno due interventi prodigiosi d’istinto puro su Mbappé e Dembélé in ripartenza.
Il Paraguay saluta il torneo, orgoglioso di aver messo in crisi i vice-campioni del mondo in carica utilizzando ogni singola risorsa a disposizione, fisica e nervosa. Il catenaccio di Alfaro, di per sé, è una strategia legittima e che fa parte della storia del calcio.
Ciò che non è assolutamente legittimo è l’abdicazione del ruolo di garante del regolamento da parte del direttore di gara e dei suoi assistenti. Un arbitro ha il compito primario di proteggere i calciatori, punire il gioco violento e garantire lo svolgimento corretto della gara; quando questo viene a mancare, lo spettacolo cede il passo al caos. Fortunatamente, in questo ottavo di finale, l’errore umano macroscopico è stato tamponato in tempo dal VAR, restituendo giustizia a una Francia che, al netto delle enormi difficoltà incontrate contro una squadra avversaria a cui è stato concesso di tutto, ha meritato il passaggio del turno.
I Bleus volano ai quarti dove affronteranno il Marocco per una rivincita ad altissima tensione della semifinale di Qatar 2022. Sperando, questa volta, di trovare una terna arbitrale all’altezza del palcoscenico mondiale.
Giulio Ceraldi
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