
Il Napoli si trova, ancora una volta, davanti a uno snodo cruciale per il proprio futuro. Le recenti esternazioni del presidente Aurelio De Laurentiis e di Antonio Conte hanno delineato un quadro che, se non gestito con la massima lucidità, rischia di trasformarsi nell’ennesimo psicodramma all’ombra del Vesuvio. Il nocciolo della questione è noto: la permanenza del tecnico salentino sulla panchina azzurra e la sua attuale situazione contrattuale, con un accordo che rischia di entrare presto nei suoi ultimi dodici mesi.
Voglio che il mio pensiero, su questa testata, sia estremamente chiaro fin dalle prime righe: Antonio Conte deve rinnovare. Mi rifaccio alle parole dello stesso De Laurentiis, che in più occasioni (anche recentissime, con il retroscena sui ritiri a porte chiuse a Dimaro e Castel di Sangro) ha ribadito di sperare e credere fermamente nella permanenza del mister, ma di voler, giustamente, vederci chiaro sul futuro della panchina e dell’intero progetto tecnico. Personalmente, ritengo che tenere un allenatore del calibro e del carattere di Conte “a scadenza” non abbia alcun senso logico. Nel calcio moderno, e soprattutto a Napoli, non si può pianificare il futuro con un orizzonte temporale di soli dodici mesi. Un contratto in scadenza genera incertezze, instabilità nello spogliatoio e presta il fianco alle speculazioni di mercato. Il Napoli ha bisogno di continuità, e la continuità si firma nero su bianco.
Tuttavia, il calcio ci insegna che i dirigenti più capaci sono quelli che hanno un “Piano B” pronto nel cassetto prima ancora che il “Piano A” salti. E se Conte e De Laurentiis dovessero rendersi conto che le rispettive visioni non coincidono più, verso chi dovrebbe orientarsi il Napoli?
La risposta, sorprendente ma tatticamente intrigante, arriva direttamente dalla Premier League e dal mercato internazionale degli allenatori. Proprio in queste ore, come confermato dallo stesso Bournemouth FC in un comunicato ufficiale, Andoni Iraola ha annunciato che lascerà il Bournemouth al termine della stagione.
CHI È ANDONI IRAOLA E PERCHÉ SAREBBE UN PROFILO DA NAPOLI
Per chi non avesse seguito assiduamente le vicende della costa sud dell’Inghilterra, Andoni Iraola è uno dei tecnici emergenti più brillanti d’Europa. Ex bandiera dell’Athletic Bilbao ed ex capitano di quel meraviglioso undici allenato da Marcelo Bielsa, il tecnico basco ha compiuto un vero e proprio miracolo al Bournemouth. Nonostante la società in questi anni abbia dovuto cedere pezzi da novanta per far quadrare i conti legati al Fair Play Finanziario inglese (le cessioni di Kerkez, Zabarnyi, Semenyo e Huijsen in questa sola stagione hanno fruttato oltre 250 milioni di sterline), Iraola ha mantenuto la squadra costantemente lontana dalle zone calde della classifica, sfoggiando un calcio offensivo, coraggioso e identitario.
Il lavoro di Iraola ha aumentato esponenzialmente il valore della rosa e la reputazione del club, coprendo spesso le falle causate da un pesantissimo turnover di mercato. Il basco lascia da vincitore, avendo rifiutato un ricco rinnovo per cercare una sfida più grande. Molti lo accostano al Newcastle, altri a un ritorno in Spagna. Ma se il Napoli dovesse ritrovarsi senza guida tecnica, De Laurentiis (che da sempre subisce il fascino del “calcio europeo” e degli allenatori capaci di valorizzare la rosa) farebbe benissimo a fargli una telefonata.
LA LAVAGNA TATTICA: IL NAPOLI DI IRAOLA
Che calcio propone Andoni Iraola e, soprattutto, quali giocatori dell’attuale rosa azzurra farebbero al caso suo?
Il basco parte solitamente da un 4-2-3-1 di base che, in fase di possesso, si trasforma rapidamente in un 4-3-3. Le caratteristiche principali del suo credo tattico sono il pressing altissimo (spesso orientato sull’uomo per recuperare palla direttamente nella trequarti offensiva), l’uso ossessivo delle corsie esterne e la verticalità immediata. Iraola non ama il possesso palla sterile: preferisce riconquistare il pallone e attaccare la porta in transizione con pochi tocchi.
In questo scacchiere, diversi azzurri si esalterebbero:
Alessandro Buongiorno e Amir Rrahmani: La difesa di Iraola deve saper accettare l’uno contro uno a campo aperto e difendere in avanti. Buongiorno, maestro dell’anticipo e marcatore arcigno forgiato alla scuola di Juric, sarebbe il leader ideale di una linea alta “alla basca”.
David Neres e la nuova fantasia: Il peso dell’inventiva partenopea sugli esterni è ricaduto prepotentemente sul brasiliano. Neres è il profilo ideale per Iraola: rapido, bravissimo nello stretto e capace di strappi fulminanti che servono a innescare la verticalità richiesta dal tecnico ex Bournemouth. Sotto la guida di Iraola, Neres potrebbe trovare quella continuità realizzativa che lo renderebbe un top europeo.
Alisson Santos: L’impatto del brasiliano, arrivato in prestito dallo Sporting a febbraio, ha già fatto venire l’acquolina in bocca ai tifosi, ma con Iraola potrebbe fare il definitivo salto di qualità. Il tecnico basco esige esterni dinamici, abili nell’uno contro uno e pronti a stringere il campo per lasciare la corsia libera alle sovrapposizioni del terzino. Alisson, partendo da sinistra, andrebbe a nozze con questi movimenti: i suoi strappi in accelerazione e l’abilità nel dribbling nello stretto sarebbero la chiave di volta per le transizioni veloci in tre passaggi chieste dal nuovo allenatore. Se De Laurentiis decidesse (così come trapela da più fonti) di esercitare l’opzione di riscatto in estate, il ragazzo di Itapetinga avrebbe davanti a sé il mentore ideale per consacrarsi in Serie A.
Rasmus Højlund, il terminale perfetto: Nel 4-2-3-1 di Iraola, il centravanti non è solo colui che deve finalizzare, ma è il primo difensore e l’innesco vitale del pressing. Al Bournemouth, il tecnico ha esaltato in questo ruolo un giocatore fisico e di grande gamba come Dominic Solanke (ora al Tottenham); a Napoli, troverebbe in Højlund un potenziale craque per il suo sistema. L’attaccante danese ha la stazza per fare a sportellate con i centrali avversari, la generosità per guidare la prima linea di pressione e, soprattutto, una falcata bruciante per attaccare la profondità non appena la squadra recupera palla. Servito dalle verticalizzazioni rapide e dai tagli di Neres o Alisson Santos, Højlund potrebbe trovare in Iraola l’allenatore ideale per consacrarsi definitivamente come uno dei bomber più letali d’Europa.
I centrocampisti centrali (Lobotka, Anguissa, McTominay): Iraola usa due “numeri 8” molto alti in fase di impostazione, quasi ad attaccare le seconde palle e a riempire l’area. Un incursore fisico come McTominay o un dominatore del centrocampo come Anguissa si troverebbero nel loro habitat naturale, con Lobotka a fare da metronomo nelle (poche) pause di gestione richieste dal sistema.
Giovanni Di Lorenzo: Iraola spinge moltissimo sui terzini per fornire l’ampiezza. Le sovrapposizioni del nostro capitano sarebbero una costante irrinunciabile.
DAL VITALITY STADIUM AL MARADONA: CHI POTREBBE SEGUIRLO?
Qualora l’approdo di Iraola in Campania diventasse realtà, è plausibile che il tecnico chieda l’inserimento di alcuni fedelissimi capaci di trasmettere immediatamente le sue idee al resto del gruppo. Pur considerando le corpose cessioni già effettuate dal Bournemouth negli ultimi mesi, ci sono ancora profili affascinanti nelle Cherries che potrebbero fare al caso del Napoli:
Marcus Tavernier: Un vero e proprio motore in mezzo al campo e sulla trequarti. Nel sistema di Iraola, è lui che spesso dà il via al pressing feroce sui difensori avversari. Un jolly offensivo capace di spaccare le partite, perfetto per dare respiro agli esterni o per giocare da trequartista d’assalto.
Marcos Senesi: Con un Napoli che potrebbe necessitare di rotazioni dietro, il centrale argentino di piede mancino (che Iraola ha saputo trasformare in un difensore solidissimo, capace di vincere una media di tre contrasti a partita) sarebbe un innesto di grande affidabilità e con la “garra” giusta per il Maradona.
Lewis Cook / Ryan Christie: I due fari del centrocampo di Iraola. Giocatori intelligenti, capaci di leggere le transizioni e di sacrificarsi in fase di non possesso. Christie, in particolare, da trequartista è stato reinventato come centrocampista di rottura e costruzione, un profilo tattico preziosissimo in Serie A.
UN OCCHIO AL CAMPO, UNO AL FUTURO
Ripeto e ribadisco: il Napoli ha in casa un fuoriclasse della panchina e farebbe un errore imperdonabile a lasciarselo sfuggire. Antonio Conte è garanzia di mentalità vincente. De Laurentiis faccia lo sforzo necessario, proponga un progetto pluriennale convincente ed eviti la pericolosa trappola di una stagione vissuta con un allenatore in scadenza.
Ma se la corda, per i noti attriti fisiologici (si veda la querelle recente sui ritiri senza tifosi), dovesse spezzarsi, il Napoli non dovrà farsi trovare impreparato. Andoni Iraola rappresenta l’archetipo dell’allenatore moderno: aziendalista ma non passivo, tatticamente evoluto, abituato a fare le nozze con i fichi secchi esaltando il materiale umano a disposizione. Un’ipotesi da tenere monitorata, mentre speriamo tutti che la fumata bianca con Conte arrivi il prima possibile.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
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