SPARAGNATEV’

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Lunedì qualunque pre-Covid.

Prendi il tuo solito caffè al bar, dove non manca mai il Corriere dello Sport, e scambi le solite chiacchiere. Si parla di calcio (logicamente) ed è proprio al bar che incontri gli “allenatori” mancati, i “calciatori” non riusciti e gli ipotetici “dirigenti”. 

Ecco, il Covid ci ha portato via tutto ciò. Questa routine, propria di ogni italiano e perfettamente cucita su ogni napoletano, si è trasferita dai bar ai social, amplificandone la quantità di pubblico che passa dai pochi “spettatori” del caffè alle miriadi dei network.
Sebbene ci troviamo di fronte ad un anno nefasto, un anno ricco di problemi calcistici e non, a molti non resta che criticare imperturbabilmente il Napoli e, con esso, Gennaro Gattuso.

In tanti pensano che la stagione sia ormai terminata. Tanti altri, forse, sperano nel fallimento totale dell’allenatore calabrese. Eppure il suo Napoli, il nostro Napoli è ancora lì, a giocarsela punto a punto con le potenze del Nord. A giocarsela contro chi, quest’anno, ha fallito appieno e contro chi questo campionato doveva vincerlo per forza. 

Eh sì, dico vincerlo per forza, perché sennò dovreste spiegarmi il perché Antonio Conte guadagnerebbe 12 milioni all’anno senza vantare, nelle due stagioni in nerazzurro, l’en plain in Champions. Spiegatemi dove starebbe la differenza tra il pugliese che siede sulla panca dell’Inter ed il nostro allenatore, se non in quella che il primo ha visto soddisfatto qualsiasi tipo di capriccio senza mai essere stato costretto a privarsi della coppia d’attacco che, stando ai numeri, ha messo a segno 36 delle 69 reti (52%) realizzate dai nerazzurri.

Si dovrebbero forse riascoltare le parole pronunciate la scorsa settimana da Claudio Ranieri (che proprio a Napoli si affacciò al professionismo, allenando in terza serie il Campania Puteolana ndr). Ranieri, esperto in “miracoli”, uomo di campo come nessun altro, signore di un calcio che forse non rivivremo più. Il tecnico doriano definisce Gattuso come un allenatore alla ricerca di “…qualità ma ammantata da quella voglia di rintuzzare e asfaltare l’avversario…”.

Non me ne vogliano i tanti disfattisti. Vado a memoria e forse sbaglio, ma proprio a Milano contro gli uomini di Conte, nel match di andata, vedemmo uno dei migliori Napoli targati Gattuso, un Napoli che provò ad asfaltare l’avversario in quella maledetta partita che rigirò la stagione degli azzurri e dove perdemmo Mertens ed il Capitano fu espulso. Eppure, nonostante tutto questo, mettemmo tanta paura a quelli che adesso si accingono a diventare i nuovi Campioni d’Italia. Li “imbavagliammo”, li mettemmo in un angolo ma poi non riuscimmo a mandarli al tappeto.

Speriamo, quindi, che domenica la sorte ci restituisca ciò che si è rubata quel 16 dicembre.

Vorrei rivolgermi a quelli che si ritengono tifosi, ricordandogli che il Napoli va supportato sempre, ogni istante. A fine anno i mancati allenatori, i calciatori non riusciti e gli ipotetici dirigenti potranno trarre le proprie conclusioni e sputare quante più malignità credono su chi ritengano più opportuno.

Ma durante l’anno, per piacere, sparagnatev’.

Stefano Lanza

#ForzaNapoliSempre

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