Rasmus Højlund

Fa male. Fa tremendamente male. Ci eravamo presentati al fischio d’inizio di questo 12 aprile 2026 con il cuore gonfio di speranza, reduci da cinque vittorie consecutive e con la consapevolezza che il Tardini potesse essere il trampolino di lancio definitivo per riaprire il campionato. L’Inter, capolista a quota 72, impegnata stasera nell’insidiosa trasferta di Como. Noi, secondi a 65, pronti ad azzannare la partita per portarci a -4 e mettere addosso ai nerazzurri una pressione insostenibile.
E invece? Invece torniamo dalla trasferta emiliana con un 1-1 che sa di resa. Un pareggio che, per come si era messa la partita, mostra una reazione d’orgoglio, ma per il peso specifico che ha sulla classifica rappresenta un clamoroso passo falso. La corsa Scudetto non è matematicamente chiusa, ma abbiamo appena servito all’Inter il match point su un piatto d’argento.

UN APPROCCIO DA INCUBO: IL GOL DI STREFEZZA

La partita inizia nel peggiore dei modi, smentendo tutte le premesse della vigilia. Mister Antonio Conte aveva predicato attenzione e ferocia, ma dopo soli sessanta secondi ci ritroviamo già sotto. È un gol che taglia le gambe, nato da una disattenzione collettiva che una squadra in lotta per il titolo non può permettersi.
Lancio lungo dalle retrovie, Elphege è bravo (e troppo libero) di anticipare sia Buongiorno che Juan Jesus. La sponda è un invito a nozze per l’inserimento puntuale di Gabriel Strefezza, che fulmina il nostro Milinkovic-Savic. 1-0 Parma al primo minuto di gioco.
Prendere gol a freddo contro una squadra di Carlos Cuesta, organizzata con un solido e coperto 3-5-2 (oggi mascherato da 5-3-2 in fase di non possesso), è letteralmente la peggiore delle sceneggiature possibili. Il Parma, che non vinceva da due mesi ma che aveva appena strappato un pari alla Lazio, si è ritrovato a fare la partita perfetta: difesa bassa, linee strette e ripartenze.
Il nostro primo tempo è stato, senza mezzi termini, timido e confuso. Le assenze pesavano, è innegabile. Abbiamo faticato a trovare le nostre solite geometrie. L’attacco inedito ha visto Højlund lottare contro i mulini a vento della difesa ducale (Circati e Valenti su tutti), mentre le invenzioni di Kevin De Bruyne si infrangevano contro il muro eretto da Bernabé e compagni a centrocampo.

LA REAZIONE NELLA RIPRESA: IL RUGGITO DI “SCOTTIE”

Nel secondo tempo, la musica cambia leggermente. Conte negli spogliatoi deve aver fatto tremare i muri del Tardini, perché il Napoli rientra in campo con un piglio decisamente più aggressivo. Alziamo il baricentro, Lobotka prende in mano i ritmi del gioco iniziando a dettare legge in mezzo, supportato dal solito instancabile Anguissa.
Gli sforzi si concretizzano al minuto 61. L’azione è la sintesi perfetta del calcio che vorremmo vedere sempre: imbucata centrale intelligente di Lobotka a scardinare la linea a cinque del Parma, sponda intelligente e fisica di Højlund che si appoggia, e l’arrivo a rimorchio del “treno” scozzese. Scott McTominay ci mette il piattone di prima intenzione, bucando finalmente un incolpevole Suzuki. È il gol dell’1-1. Un’esplosione di gioia nel settore ospiti, la sensazione che l’inerzia sia finalmente girata dalla nostra parte.
Da quel momento, il Napoli le prova tutte. Gli azzurri attaccano a testa bassa, cercando di sfruttare la stanchezza del Parma. Tuttavia, il fortino crociato regge. Suzuki è attento su un paio di sortite insidiose, e lo stesso Parma non rinuncia a pungere in contropiede, sfiorando clamorosamente il nuovo vantaggio con Keita e facendo sudare freddo Milinkovic-Savic. Negli ultimi minuti di recupero c’è tempo solo per un assalto confuso, che si spegne tra i guantoni del portiere giapponese. Fischio finale di Di Bello. 1-1.

LE PAGELLE: TOP & FLOP AZZURRI

Per capire meglio cosa ha funzionato e cosa no, diamo uno sguardo ai protagonisti di questa amara trasferta.

I TOP:
Scott McTominay (7): Si danna l’anima per novanta minuti. Cerca di fare da raccordo, si butta negli spazi e trova il gol della speranza. L’ultimo a mollare. Cuore di Scozia.
Stanislav Lobotka (6.5): Dopo un primo tempo in cui viene imbrigliato dal centrocampo folto del Parma, nella ripresa sale in cattedra. Dai suoi piedi nasce l’azione del pareggio.
Rasmus Højlund (6.5): Partita difficilissima. Viene costantemente triplicato dai difensori avversari, eppure riesce a lavorare palloni sporchi, fornendo l’assist decisivo per McTominay.

I FLOP:
La catena difensiva nei primi 5 minuti (4): Juan Jesus e Buongiorno si fanno beffare con troppa sufficienza da Elphege in occasione del gol di Strefezza. Un errore di lettura inammissibile a questi livelli.
Kevin De Bruyne (5.5): Dal campione belga ci si aspetta sempre la scintilla, la luce. Oggi invece è sembrato spento, ingabbiato nella densità creata da Nicolussi Caviglia e compagni. Pochi lampi, troppa sufficienza in alcuni tocchi.
Matteo Politano (5): Largo a destra, non riesce mai a saltare Valeri. Diventa prevedibile, accentrandosi sistematicamente senza mai trovare il varco giusto.

LE PAROLE DEL POST-PARTITA: RABBIA E RAMMARICO

L’umore in sala stampa riflette esattamente quello di noi tifosi: un misto di rabbia per l’approccio e delusione per il risultato. Antonio Conte non ha usato giri di parole ai microfoni delle emittenti televisive, mostrando il suo consueto volto teso e insoddisfatto:
“Non possiamo permetterci di regalare interi tempi agli avversari, tantomeno se subisci gol al primissimo minuto. È inaccettabile, taglia le gambe e cambia completamente lo spartito tattico della gara. Sapevamo che il Parma si sarebbe chiuso, ma abbiamo peccato di cattiveria agonistica. Nella ripresa abbiamo fatto quello che andava fatto dall’inizio, ma non è bastato. Assenze? Non cerco alibi. Chi va in campo ha il dovere di onorare la maglia e mantenere alta l’attenzione. Oggi l’abbiamo fatto solo a metà.”
Molto lucido anche l’autore del gol, Scott McTominay, che ha parlato del contraccolpo psicologico per la rincorsa Scudetto:
“Siamo scesi in campo contratti, il loro gol subito ci ha sorpreso. Nel secondo tempo abbiamo dimostrato carattere, ma quando lotti per vincere campionati, un punto non basta mai. Sapevamo di avere l’opportunità di mettere pressione a chi sta davanti a noi in classifica e non l’abbiamo sfruttata. Ora guardiamo stasera i risultati, ma dobbiamo fare mea culpa per i primi quarantacinque minuti.”

L’INTER A COMO: IL VERDETTO DELLA SERATA

E ora? Ora non ci resta che accomodarci sul divano con l’amaro in bocca e guardare il posticipo serale. L’Inter di Cristian Chivu affronta il Como di Cesc Fàbregas al Sinigaglia. Il Como non va sottovalutato: è quinto in classifica a quota 58 punti (un campionato straordinario per i lariani, in piena lotta Champions) e arriva da una striscia di vittorie impressionante.
Tuttavia, i nerazzurri hanno ora il vantaggio psicologico dalla loro parte. Sanno che vincendo stasera andrebbero a +9 su di noi (75 punti contro 66), infliggendo un colpo letale, forse definitivo, alle nostre ambizioni Scudetto, quando mancano solo sei giornate alla fine (siamo alla 32esima).
Noi abbiamo gettato alle ortiche un jolly. Abbiamo sognato con la rincorsa delle ultime cinque vittorie consecutive, abbiamo battuto il Milan nel turno precedente, ma nei momenti in cui bisogna dimostrare di essere spietati, il vecchio difetto di calo di tensione è riemerso.

TESTA ALTA, MA SERVE UN MIRACOLO

Il calcio è strano e finché la matematica non condanna, è dovere di un tifoso e di una squadra crederci. Il campionato ha ancora sei battaglie da offrire e i cali di tensione possono colpire chiunque. Però bisogna essere onesti con noi stessi: lo Scudetto 2025/2026, dopo oggi, è diventato un miraggio lontano.
Conte dovrà lavorare soprattutto sulla testa dei ragazzi. Le assenze pesanti hanno sicuramente influito sul tasso tecnico e sulla leadership in campo, ma non giustificano la mancanza di concentrazione del primo minuto.
Rimettiamoci a testa bassa. Il prossimo turno dovrà vederci di nuovo arrembanti, sperando in un passo falso là davanti. Ma stasera, a mente fredda, il sapore che ci lascia questo Tardini è quello di un’occasione che non tornerà più.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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