Aurelio De Laurentiis

Come avevamo già ampiamente analizzato e denunciato in precedenza proprio qui su questo blog, la burocrazia del calcio italiano aveva generato un cortocircuito clamoroso, un vero e proprio paradosso finanziario che ha fortemente penalizzato il Napoli nella scorsa sessione invernale di calciomercato. Oggi, finalmente, possiamo dirvi che la ragionevolezza ha prevalso sulle miopie normative.
Secondo quanto rivelato in esclusiva da Marco Sacchi in un puntuale e dettagliato articolo pubblicato su Calcio e Finanza, la FIGC ha ufficialmente approvato una serie di modifiche cruciali al Titolo VI delle NOIF (le Norme Organizzative Interne Federali), ovvero la sezione che disciplina i controlli economico-finanziari sui club professionistici. Il “Paradosso Napoli” è stato risolto: a partire dal mercato estivo 2026, i club virtuosi potranno utilizzare le proprie riserve di utili per coprire eventuali squilibri di bilancio e operare liberamente sul mercato.
Ma facciamo un passo indietro e analizziamo nel dettaglio cosa è successo, come si è arrivati a questa decisione storica, quali sono i paletti imposti dalla Federazione e cosa significa tutto questo per il futuro del progetto tecnico ed economico di Aurelio De Laurentiis.

IL PARADOSSO DI GENNAIO: RICCHI MA BLOCCATI

Per comprendere la portata di questa riforma, è indispensabile tornare a quanto accaduto lo scorso gennaio. Come vi avevamo raccontato sulle nostre pagine, il Napoli si era ritrovato clamorosamente impossibilitato a operare in entrata (se non a “saldo zero”) a causa dei nuovi parametri relativi al Costo del Lavoro Allargato. Questo indicatore, che mette in rapporto i ricavi con il costo totale della rosa (stipendi più ammortamenti), aveva fatto scattare il semaforo rosso per il club partenopeo e per il Pisa.
La situazione, tuttavia, sfiorava il ridicolo. Mentre il Pisa risolveva il problema nel giro di pochi giorni attraverso un classico aumento di capitale (immettendo liquidità fresca), il Napoli si trovava di fronte a un muro di gomma burocratico. La società di De Laurentiis, infatti, non aveva (e non ha) alcun bisogno di aumenti di capitale, potendo vantare una gestione finanziaria talmente virtuosa da aver accumulato riserve di liquidità spaventose, quantificate in ben 174 milioni di euro al 30 giugno 2025.
Avere 174 milioni in cassa e sentirsi dire dalla FIGC di non poter comprare giocatori per un presunto “squilibrio” era un’assurdità contabile che puniva l’unica società che, numeri alla mano, tiene a galla l’intero quadro economico della Serie A. Il Napoli chiedeva semplicemente di poter usare quei soldi, già presenti nelle proprie casse sotto forma di utili accantonati negli anni, per ripianare lo squilibrio virtuale. Ma la norma, all’epoca, non lo permetteva.⁵

I GIOCHI DI PALAZZO E LA RESISTENZA DELLE “STRISCIATE”

Di fronte a questa palese ingiustizia, la Lega Serie A aveva richiesto la convocazione di un consiglio federale straordinario per votare una modifica immediata. E qui, come spesso accade nel calcio italiano, la politica ha preso il sopravvento sul buon senso.
Nel nostro precedente approfondimento avevamo sottolineato l’ipocrisia del sistema. L’articolo di Calcio e Finanza ci conferma oggi quelle dinamiche: in quel consiglio straordinario non fu raggiunta l’unanimità. Il Milan votò palesemente contro, mentre Juventus, Inter e Roma scelsero la via dell’astensione. Modificare una norma a stagione in corso, e a mercato aperto, avrebbe certamente creato un precedente pericoloso (come peraltro sottolineato dallo stesso Calcio e Finanza in un editoriale di febbraio), ma l’atteggiamento dei club storicamente più indebitati nei confronti dell’unica società con i conti in perfetto ordine ha lasciato l’amaro in bocca a tutta la piazza napoletana. Il Napoli è stato costretto a subire il blocco, chiudendo un mercato invernale con le mani legate, mentre club con debiti finanziari monstre continuavano a operare grazie a escamotage contabili.

LA SVOLTA: LE NUOVE REGOLE DEL TITOLO VI DELLENOIF

Il tempo, però, è galantuomo. Il profondo lavoro svolto al tavolo delle riforme ha portato i suoi frutti nel consiglio federale della scorsa settimana. La FIGC ha dovuto prendere atto che la norma, così com’era scritta, era monca e controproducente.
Le nuove disposizioni, che entreranno in vigore a partire dalla sessione estiva del mercato 2026, introducono finalmente l’apertura all’utilizzo delle riserve di utili come strumento per riequilibrare la situazione finanziaria dei club. Questo significa che se l’indicatore del Costo del Lavoro Allargato dovesse nuovamente superare le soglie consentite, il Napoli non sarà più costretto a bloccare le operazioni in entrata, ma potrà attingere alla sua enorme cassaforte di riserve per coprire l’eccedenza contestata dalla CoViSoC.

I PALETTI DELLA FIGC: NON È UN “LIBERI TUTTI”

Attenzione, però. Come spiega chiaramente Marco Sacchi, l’utilizzo delle riserve non sarà un processo automatico o privo di controlli. La Federazione ha istituito un meccanismo rigoroso per evitare abusi da parte di società meno solide. Per poter utilizzare le riserve di utili, queste dovranno rispettare quattro condizioni imprescindibili.
Distribuibilità: Le riserve devono essere legalmente distribuibili ai soci nel rispetto del Codice Civile e della normativa vigente.
Certificazione: Devono risultare chiaramente contabilizzate nelle situazioni patrimoniali intermedie (al 31 marzo o al 30 settembre), documenti che assumono ora un’importanza capitale nel monitoraggio federale.
Vincolo di indisponibilità: L’assemblea dei soci del club deve deliberare ufficialmente l’apposizione di un vincolo su tali somme. Questo significa che i soldi usati per “sbloccare” il mercato vengono congelati e non possono essere distribuiti come dividendi.
Quantificazione esatta: Deve essere quantificato al centesimo l’importo preciso destinato alla copertura dello squilibrio finanziario.
Questa architettura normativa permette ai club sani di far valere la propria solidità patrimoniale, ma impedisce i “trucchi contabili”.

IL VINCOLO DI INDISPONIBILITÀ E IL RISCHIO DI SANZIONI

Il cuore della riforma è proprio il vincolo di indisponibilità. Le riserve utilizzate per ripianare l’eccedenza di costo non saranno liberamente distribuibili ai soci fino a quando non verrà verificato il rientro dei parametri. In pratica, i soldi vengono messi a garanzia del sistema.
Il vincolo potrà essere rimosso solo quando si verificheranno specifiche condizioni virtuose: ad esempio, quando gli indicatori economico-finanziari torneranno naturalmente sotto le soglie previste (magari grazie a un aumento dei ricavi o a una riduzione del monte ingaggi), quando i soci immetteranno nuove risorse fresche, oppure quando verranno generate entrate straordinarie (come la cessione pro-soluto di crediti derivanti dalla vendita di calciatori). Revocare questo vincolo senza averne i presupposti costituirà un illecito disciplinare grave, passibile di pesanti sanzioni da parte della giustizia sportiva.

UN SISTEMA PIÙ FLESSIBILE MA PIÙ CONTROLLATO

L’utilizzo delle riserve di utili si va ad aggiungere agli altri strumenti già previsti per la copertura degli squilibri, come i versamenti in conto capitale, i finanziamenti infruttiferi dei soci o l’utilizzo di crediti derivanti dai diritti TV non ancora contabilizzati.
La direzione intrapresa dalla FIGC, in questo senso, è chiara ed è esattamente quella che noi del blog auspicavamo: maggiore flessibilità operativa per le società, accompagnata però da un inasprimento dei controlli reali sui flussi di cassa e sul patrimonio netto, attraverso il potenziamento delle verifiche sulle situazioni patrimoniali intermedie del 31 marzo e del 30 settembre.

UNA VITTORIA TARGATA DE LAURENTIIS

Questa riforma rappresenta una vittoria su tutta la linea per la filosofia gestionale di Aurelio De Laurentiis. Per anni, la gestione oculata e la creazione di un “tesoretto” sono state criticate da chi preferiva il modello dell’indebitamento cronico e delle spese folli. A gennaio, il cortocircuito normativo sembrava aver dato ragione agli scialacquatori, mettendo in castigo l’allievo modello della classe.
Oggi, l’introduzione di questa norma restituisce dignità alla buona amministrazione. Dal prossimo mercato estivo, il Napoli potrà far pesare tutta la “potenza di fuoco” dei suoi 174 milioni di riserve, senza dover più temere che un cavillo burocratico possa ostacolare le ambizioni tecniche della squadra. La politica del “passo secondo la gamba” ha vinto, sconfiggendo anche la burocrazia di Palazzo. E noi, da queste pagine, non possiamo che esserne fieri.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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