
Nella narrazione di ogni stagione calcistica, la sfortuna può smettere di essere una coincidenza per assumere i contorni di una vera e propria maledizione clinica. Per il Napoli di Antonio Conte, nella stagione 2025/26, questo aspetto è stato superato da un pezzo. Ne abbiamo parlato a ottobre con “L’anomalia muscolare“, ne abbiamo discusso a gennaio nel nostro speciale “Inferno muscolare“, cercando di dare una spiegazione logica a un’epidemia di infortuni che aveva falcidiato la rosa. Abbiamo puntato il dito sui carichi di lavoro estremi, sull’assenza di turnover e su un calendario spietato.
Eppure, credevamo di aver visto il peggio. Credevamo che, superata la tempesta invernale, la primavera avrebbe portato con sé il sole su Castel Volturno. Ci sbagliavamo.
Il 6 marzo 2026, sotto il cielo del Maradona, durante la vittoria per 2-1 contro il Torino, si è consumato l’ennesimo dramma sportivo di questa annata: l’infortunio di Antonio Vergara. Un ragazzo classe 2003 che, da semplice alternativa, si era trasformato nella zattera di salvataggio a cui un Napoli in emergenza totale si era disperatamente aggrappato. Oggi, con Vergara ai box, è il momento di aggiornare il nostro “listino infortuni”, di analizzare la natura del suo stop e di chiederci: come fa questa squadra a essere ancora terza in classifica?
L’ILLUSIONE DELLA ZATTERA: IL PESO SULLE SPALLE DI UN RAGAZZO
A dicembre, proprio su queste pagine, avevamo celebrato l’emersione di Antonio Vergara. In un centrocampo decimato, il suo “sinistro vellutato” era stato un raggio di luce nel buio pesto dell’emergenza. Lì dove i titolarissimi crollavano sotto i colpi di lesioni muscolari e affaticamenti cronici, Vergara aveva portato freschezza, visione di gioco e, soprattutto, disponibilità fisica.
Conte gli ha chiesto l’impossibile: giocare sempre, correre per due, tamponare le falle di una diga che stava crollando. Ma nel calcio ad altissimi livelli, il corpo umano ha un contatore invisibile. Quando compensi le assenze altrui, finisci per sovraccaricare te stesso. È un circolo vizioso, una reazione a catena spietata. Chi si carica la squadra sulle spalle, prima o poi, finisce per cedere sotto quel peso.
Vergara non è crollato all’improvviso. Le cronache ci raccontano di un giocatore che già da giorni stringeva i denti, nascondendo un’infiammazione dolorosissima pur di non abbandonare la nave. Fino a quel fatidico intervallo di Napoli-Torino. Una vistosa fasciatura, l’uscita zoppicante dal campo e lo sguardo di chi sa che il corpo, stavolta, ha detto basta.
ANATOMIA DI UN CROLLO: LA FASCIA PLANTARE E IL SOVRACCARICO
A differenza degli infortuni della prima parte di stagione, dominata per l’83% da strappi e stiramenti muscolari puri dovuti a stress esplosivo, il caso di Vergara rientra in una categoria ancora più subdola: le patologie da logoramento.
Gli esami strumentali effettuati al Pineta Grande Hospital non hanno lasciato spazio a interpretazioni: lesione distrattiva della fascia plantare del piede sinistro.
Per comprendere la gravità e la frustrazione di questo infortunio, bisogna capire cos’è la fascia plantare. Non è un muscolo, ma un robusto tessuto fibroso che corre lungo la pianta del piede, dal tallone alle dita. Agisce come un ammortizzatore, sostenendo l’arco plantare a ogni singolo passo, scatto o cambio di direzione.
Quando un giocatore viene sottoposto a uno stress continuo senza adeguato recupero (il famoso sovraccarico da cui Conte non è riuscito a proteggerlo), questo tessuto si infiamma. Se l’infiammazione viene ignorata, spesso per necessità tattiche, la fascia perde la sua elasticità e le fibre collagene iniziano a cedere, fino alla lesione.
I tempi di recupero? Impietosi. Si parla di uno stop che varia dalle 6 alle 8 settimane. Due mesi di terapie, riposo forzato e riabilitazione millimetrica per evitare fastidiose ricadute croniche. Vergara, salvo miracoli medici, tornerà a calcare il prato verde tra la fine di aprile e l’inizio di maggio.
IL LISTINO INFORTUNI SI AGGIORNA: OLTRE IL LIMITE MUSCOLARE
La lesione di Vergara è solo la punta dell’iceberg di una seconda parte di stagione che ha assunto connotati grotteschi. Se fino a gennaio parlavamo di “anomalia muscolare”, i mesi di febbraio e marzo hanno introdotto traumi e infiammazioni articolari, portando il clamoroso contatore dell’infermeria a 28 infortuni stagionali complessivi.
Il Napoli è oggi, per distacco, la squadra con il primato di gare saltate per problemi fisici in Serie A. Stime conservative parlano di un numero che oscilla tra le 117 e le 153 assenze cumulate nell’arco della stagione. Numeri da brivido, che rendono l’attuale classifica un vero e proprio miracolo sportivo.
Per dare un contesto alla caduta di Vergara, basta riavvolgere il nastro agli ultimi due mesi. Da fine gennaio ad oggi, il Napoli ha perso pezzi da novanta con una regolarità spaventosa:
24 Gennaio – David Neres: L’estro brasiliano si arrende per la terza volta in stagione. Questa volta è il tendine della caviglia a fare crac, costringendolo a un’operazione chirurgica. Rientro stimato: aprile inoltrato.
31 Gennaio – Giovanni Di Lorenzo: Il Capitano. L’uomo bionico. Anche lui si è dovuto arrendere alla maledizione, subendo un trauma distorsivo di secondo grado al ginocchio sinistro. Un colpo durissimo non solo dal punto di vista tattico, ma soprattutto per la leadership emotiva dello spogliatoio.
8 Febbraio – Scott McTominay: Rientrato appena in tempo per la sfida contro il Lecce, lo scozzese si è subito dovuto fermare per una tendinopatia acuta, l’ennesima spia di un corpo portato oltre i propri limiti.
16 Febbraio – Amir Rrahmani: Un caso clinico che meriterebbe un trattato a parte. Il difensore ha riportato la sua quarta lesione al bicipite femorale da inizio anno. Un muscolo ormai logoro, simbolo di una difesa tenuta insieme col nastro adesivo.
L’EFFETTO DOMINO: IL RUSH FINALE E IL SOGNO MONDIALE INFRANTO
L’assenza prolungata di Vergara scatena un doppio effetto domino, devastante sia per il club che per il giocatore stesso.
Il fronte Napoli: Il calendario non aspetta e non fa sconti. Il classe 2003 salterà in un colpo solo Lecce e Cagliari. Ma è dopo l’imminente sosta per le Nazionali che la sua assenza peserà come un macigno: Vergara non ci sarà contro Milan, Parma, Lazio e Cremonese. È il cuore del rush finale, il momento esatto in cui si decidono le sorti della qualificazione alla prossima Champions League.
Eppure, in questa tragedia sportiva, c’è un paradosso tipicamente napoletano. Proprio nel giorno in cui Vergara è uscito zoppicando contro il Torino, i tifosi azzurri hanno salutato il rientro in campo di Zambo Anguissa, assente da quasi quattro mesi. Una staffetta involontaria, crudele ma vitale, a cui si aggiunge il prossimo recupero di McTominay, che darà finalmente a Conte un minimo di respiro in mediana. Poi, non ultimo, ha fatto quasi il suo “secondo debutto” in maglia azzurra un certo Kevin De Bruyne.
Il fronte Nazionale: Il danno per Vergara supera i confini della Campania. Le sue prestazioni maiuscole non erano passate inosservate a Coverciano. Il C.T. dell’Italia, Gennaro Gattuso, stava seriamente pensando di convocarlo per l’imminente e tesissimo playoff di qualificazione ai Mondiali 2026. Il 26 marzo, a Bergamo, l’Italia si giocherà la vita calcistica contro l’Irlanda del Nord. Vergara sognava di essere lì, a difendere i colori azzurri, quelli della Nazionale, questa volta. L’infortunio gli strappa via un momento cruciale, un potenziale spartiacque per la sua giovane carriera internazionale.
IL MIRACOLO CHIAMATO TERZO POSTO
Arrivati alla conclusione di questa ennesima analisi clinica, la domanda sorge spontanea: come diavolo fa il Napoli a essere terzo in classifica?
La risposta risiede nell’anima infuocata del suo allenatore e nel cuore di un gruppo che, pur decimato, non ha mai smesso di lottare. Antonio Conte ha estremizzato i difetti fisici della squadra con la sua preparazione militare, è vero. Lo abbiamo criticato per questo. Ma è altrettanto vero che ha forgiato una mentalità d’acciaio.
Il Napoli 2025/26 è una squadra sopravvissuta a se stessa. È un vascello fantasma che naviga in tempesta con le vele strappate, eppure riesce a tenere la rotta. Chi scende in campo lo fa sapendo di dover dare il 110%, sapendo che il compagno di reparto potrebbe non esserci la domenica successiva.
L’infortunio di Antonio Vergara è l’emblema di questa stagione: un ragazzo che ha dato tutto, fino a spezzarsi, per permettere al Napoli di restare aggrappato al treno Champions. Ora toccherà a chi rientra dall’infermeria, da Anguissa a McTominay, prendere il testimone.
La stagione non è finita e il traguardo è ancora lì, a portata di mano. Ma una cosa è certa: se a maggio il Napoli dovesse davvero staccare il pass per l’Europa che conta, non dovremo parlare solo di un traguardo sportivo. Dovremo parlare di un autentico miracolo di flessibilità e adattabilità umana.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
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