
Se si guardasse esclusivamente la classifica, la partita parrebbe non avere storia: da una parte gli azzurri di Antonio Conte, appaiati alla Roma a quota 50 punti e in piena bagarre per garantirsi un posto sicuro nella prossima e vitale edizione della Champions League. Dall’altra il Verona di Paolo Sammarco, sprofondato nell’abisso dell’ultimo posto in classifica con soli 15 punti racimolati e alla disperata ricerca di ossigeno puro. Eppure, il calcio non si gioca sui fogli di calcolo. Aggiungiamoci una vera e propria ecatombe in infermeria, ed ecco che la trasferta veneta assume i contorni di una vera e propria trappola tattica e psicologica.
Mettiamo da parte l’ansia e analizziamo, lavagna tattica alla mano, cosa ci aspetta in questa cruciale sfida.
L’ECATOMBE AZZURRA: LE SCELTE OBBLIGATE DI MISTER CONTE
Non possiamo iniziare la nostra analisi senza fare la conta dei presenti. La squadra partenopea arriva a Verona con un bollettino medico che farebbe tremare i polsi a chiunque. Mancano pedine fondamentali in ogni reparto, togliendo ad Antonio Conte gran parte della spina dorsale costruita in estate.
In difesa, dobbiamo rinunciare a due intoccabili come il capitano Giovanni Di Lorenzo e Amir Rrahmani. A centrocampo, la situazione è ancora più drammatica: il “totem” Scott McTominay è fermo ai box per un’infiammazione tendinea, Kevin De Bruyne sta ultimando la riatletizzazione e Franck Zambo Anguissa è stato tenuto fuori dalla lista dei convocati per estrema prudenza. A questi si aggiunge l’indisponibilità di David Neres.
Di fronte a questa emergenza, la linea difensiva a protezione di Alex Meret sarà quasi certamente composta da Sam Beukema sul centro-destra, l’invalicabile Alessandro Buongiorno al centro e l’esperto Juan Jesus adattato come braccetto di sinistra. In mezzo al campo, le chiavi della regia saranno saldamente nelle mani (e nei piedi) di Stanislav Lobotka, affiancato con molta probabilità da Eljif Elmas (o, in alternativa, dall’idea suggestiva del “doppio play” con l’inserimento dello scozzese Billy Gilmour). Sulle fasce laterali, l’ampiezza sarà garantita da capitan Matteo Politano a destra e da Leonardo Spinazzola a sinistra.
IL MODULO FLUIDO: COME COSTRUISCE IL NAPOLI
Nonostante le assenze, l’identità tattica che Conte ha impresso a questa squadra non cambierà. Sulla carta vedremo il collaudato 3-4-2-1, ma in campo la disposizione azzurra è un organismo vivente e mutabile.
In fase di possesso (FDP), il modulo azzurro si deforma costantemente. Il Napoli ama attuare un possesso palla ragionato e paziente. Spesso vediamo la squadra disporsi con un 1-2-3-4-1, in cui i difensori centrali impostano con il portiere e gli esterni salgono vertiginosamente, per poi passare a un ultra-offensivo 1-2-1-3-4 quando c’è da schiacciare gli avversari nella loro metà campo. Il compito fondamentale oggi ricadrà sui due centrali arretrati, Beukema e Buongiorno, che senza le geometrie di Rrahmani dovranno assumersi enormi responsabilità nella primissima impostazione, cercando di superare la prima linea di pressione veronese.
In fase di non possesso (FDNP), Politano e Spinazzola avranno l’arduo compito di ripiegare con costanza, trasformando lo scacchiere in un granitico 1-5-4-1 per chiudere le linee di passaggio centrali ed evitare di esporsi alle ripartenze a campo aperto, unico vero tallone d’Achille del nostro sistema.
IL “TRIDENTE GIOVANE”: L’ARMA SEGRETA PER SCARDINARE IL BENTEGODI
Con il centrocampo orfano dei suoi incursori principali, Antonio Conte ha deciso di affidarsi alla freschezza, all’imprevedibilità e al talento puro: il cosiddetto “Tridente Giovane”. Dietro alla fisicità straripante del “cyborg” Rasmus Højlund (già a quota 8 reti in stagione e fondamentale per il suo lavoro spalle alla porta e le sue fughe in profondità), agiranno due trequartisti atipici destinati a far innamorare i tifosi azzurri.
LA STELLA BRASILIANA: ALISSON SANTOS
Nato nel 2002 a Itapetinga, in Brasile, Alisson Santos è il colpo a sorpresa del mercato invernale, prelevato dallo Sporting Lisbona. Questo ragazzo possiede un talento fuori dal comune. Con le sue accelerazioni improvvise, è stato già paragonato per stile e movenze al primo Rafa Leao: è in grado di “surfare” letteralmente tra le maglie avversarie grazie a un mix esplosivo di velocità e tecnica nel dribbling stretto. Alisson si è già presentato al grande pubblico con reti pesantissime in Champions League con la maglia dello Sporting e, in maglia azzurra, ha siglato il pesantissimo gol del 2-2 nell’infuocato scontro diretto contro la Roma. I 16,5 milioni di euro fissati per il suo riscatto sembrano già un affare colossale per le casse di De Laurentiis. Se supererà in extremis qualche piccolo acciacco fisico, sarà lui la spina nel fianco della difesa scaligera.
IL TALENTO FATTO IN CASA: ANTONIO VERGARA
Accanto al brasiliano, scalpita un figlio di Napoli. Antonio Vergara, classe 2003 originario di Frattaminore, sta vivendo una crescita esponenziale. Trequartista mancino dall’intelligenza tattica rara, ha saputo ritagliarsi il suo spazio guadagnandosi la fiducia di mister Conte. Le sue ultime prestazioni sono state un crescendo rossiniano: prima ha firmato una perla assoluta segnando in Champions League contro il Chelsea, poi è stato glaciale nel procurarsi il calcio di rigore decisivo al 96′ contro il Genoa. Vergara non è solo tecnica; garantisce tenuta atletica, precisione nei passaggi (oltre l’82%) e una cattiveria agonistica nei contrasti inaspettata per un ragazzo con quel tasso tecnico.
Qualora Alisson Santos non dovesse farcela, è già pronto a subentrare l’ex di turno Samuel Giovane, pronto a cercare la sua vendetta sportiva in uno stadio che ben conosce.
IL VERONA DI SAMMARCO: BARRICATE E SOFFERENZA
Ma chi ci troveremo di fronte? L’Hellas Verona allenato da Paolo Sammarco vive una crisi nera. Non vince dallo scorso 14 dicembre e proviene da due sonore batoste, l’ultima delle quali un pesantissimo 3-0 incassato dal Sassuolo.
I numeri offensivi dei veneti sono deprimenti: appena 19 gol segnati in 28 partite (una media di 0,73 a gara) e un crollo sistematico nei finali di match, tanto da non aver mai segnato in casa dopo il 76esimo minuto. A complicare ulteriormente i piani tattici di Sammarco, vi sono le squalifiche pesantissime del bomber Gift Orban (autore di 7 delle 19 reti totali di squadra) e del vertice basso di centrocampo Al-Musrati.
Il Verona si schiererà con un 3-5-2 molto conservativo, destinato a tramutarsi in un blocco ultra-piatto assimilabile a un 5-3-2 o un 5-4-1. Davanti a Montipò, la retroguardia formata da Bella-Kotchap, Nelsson ed Edmundsson baderà esclusivamente a spazzare l’area di rigore. Il centrocampo, privato di dinamismo, sarà sorretto da Akpa Akpro, Gagliardini e Harroui, con Bradaric e Frese incaricati di murare le corsie laterali.
L’intento tattico del Verona è chiarissimo: chiudersi a riccio, creare una gabbia densissima attorno a Lobotka per impedire al Napoli di palleggiare centralmente, e sperare in qualche lancio lungo e disperato verso le punte Sarr e Bowie, sperando di speculare sulle assenze difensive azzurre.
LE CHIAVI TATTICHE: DOVE SI DECIDE IL MATCH
Questa partita si vincerà sui dettagli e sui macro-duelli che si innescheranno sul campo:
Il lavoro sporco di Højlund: Senza un vero punto di riferimento fisso, la retroguardia veronese dovrà decidere se abbassarsi o seguire il centravanti danese. I movimenti a “pendolo” di Højlund, bravissimo a venire incontro per cucire il gioco, avranno l’obiettivo di tirare fuori dalla linea difensiva Bella-Kotchap o Nelsson. È proprio in quei preziosi corridoi lasciati vuoti dai centrali scaligeri che dovranno inserirsi fulmineamente le lame del Napoli: Alisson Santos e Vergara.
L’ampiezza laterale: Contro una squadra schierata a 5 in difesa, passare per vie centrali può diventare un incubo. Il giropalla da destra a sinistra dovrà essere veloce. Politano e Spinazzola avranno il dovere di creare l’uno contro uno puntando sistematicamente Bradaric e Frese.
Pazienza e lucidità: Il Verona tenterà di innervosire il Napoli prolungando lo 0-0. Le statistiche, però, ci dicono che se il Verona va sotto nel punteggio ha pochissima forza mentale per recuperare (solo 2 punti conquistati in stagione da situazione di svantaggio). Trovare il guizzo nei primi 45 minuti sbloccherebbe mentalmente la partita, trasformandola in una discesa.
Partite come questa nascondono le insidie più grandi. Il divario tecnico tra le due rose (il valore del Napoli sfiora i 460 milioni contro i 93 milioni del Verona) è abissale, ma in Serie A nulla è scontato.
Vincere al Bentegodi significherebbe mettersi alle spalle le polemiche scaturite dopo l’ultima gara di Bergamo, ma soprattutto significherebbe incamerare tre punti inestimabili per l’obiettivo primario della nostra stagione: riprenderci il posto che ci spetta nell’Europa che conta.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
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