
Ieri, probabilmente, si è raggiunto un punto di rottura definitivo tra il Napoli e l’attuale gestione arbitrale italiana. Quello che è andato in scena alla New Balance Arena di Bergamo è un vero e proprio corto circuito tecnologico e direttoriale che ha scatenato una furia senza precedenti tra i dirigenti azzurri.
Mentre Antonio Conte ha scelto la via di un silenzio assordante e carico di sdegno, il Direttore Sportivo Giovanni Manna, nel dopo gara, si è presentato ai microfoni con un discorso che non lascia spazio a interpretazioni: “È una vergogna, questo non è calcio”. Non si tratta di semplice vittimismo, ma della reazione viscerale a una disparità di trattamento che ormai, nella stagione 2025/26, ha superato ogni limite di sopportazione.
IL PARADOSSO DI BERGAMO: LA TECNOLOGIA A SENSO UNICO
Per capire la gravità di quanto accaduto a Bergamo, bisogna analizzare i due episodi che hanno cambiato il volto della partita tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa. Il protagonista, purtroppo, è stato l’arbitro Daniele Chiffi di Padova, coadiuvato al VAR da Gianluca Aureliano.
Al minuto 42, con il Napoli avanti 1-0 grazie alla rete di Beukema, Højlund viene steso in area da Hien. Chiffi inizialmente non ha dubbi e assegna il calcio di rigore. Tuttavia, il VAR richiama l’arbitro alla visione delle immagini: dopo pochi istanti di osservazione al monitor, Chiffi decide di revocare il penalty sostenendo che l’attaccante danese abbia cercato il contatto. Una decisione discutibile, poiché il contatto esisteva, ma che rientra ancora nel perimetro della soggettività arbitrale.
Il vero scandalo matura però al minuto 46, appena iniziato il secondo tempo. Il Napoli trova il raddoppio con Gutiérrez su un assist perfetto dello stesso Højlund. Incredibilmente, Chiffi annulla la rete ravvisando un presunto fallo di Højlund su Hien all’inizio dell’azione. Le immagini mostrano chiaramente un contatto leggerissimo, se non inesistente, con il difensore dell’Atalanta che sembra lasciarsi cadere. In questo caso, però, il VAR resta silente. Perché per togliere un rigore al Napoli si interviene chirurgicamente e per convalidare un gol regolarissimo la tecnologia sparisce? È questo il paradosso che ha mandato su tutte le furie Manna: l’utilizzo asimmetrico dello strumento tecnologico che finisce per penalizzare sempre la stessa maglia.
LE PAROLE DURISSIME DI GIOVANNI MANNA
Il Direttore Sportivo azzurro ha parlato di una situazione “incommentabile” e “imbarazzante”. Le sue dichiarazioni sono un atto d’accusa verso un protocollo che sembra fallire proprio nei momenti decisivi. “Annullano un gol imbarazzante, non capisco cosa ci stia a fare il VAR”, ha tuonato Manna, aggiungendo un concetto che pesa come un macigno: “Facciamo la figura dei coglioni e non ci piace”.
Manna ha evidenziato come il Napoli stia compiendo sforzi enormi in un campionato complicato, segnato da assenze pesanti come quelle di De Bruyne e Anguissa, e che perdere punti per decisioni extratecniche sia inaccettabile. Il dirigente ha inoltre lanciato una provocazione pesante ai vertici arbitrali: se la tecnologia non corregge errori palesi come il gol di Gutiérrez, allora “dobbiamo pensare male”.

UN DOSSIER DI INGIUSTIZIE: DA TORINO A VERONA
Lo sfogo di Bergamo non nasce dal nulla, ma è il risultato di un accumulo di episodi che hanno segnato il cammino del Napoli sin dall’inizio del torneo. Manna ha esplicitamente citato i precedenti di Torino e Verona per sottolineare un trend negativo sistematico.
Il 25 gennaio 2026, durante la sfida contro la Juventus, al Napoli è stato negato un rigore solare quando Bremer ha vistosamente cinto il collo di Højlund trascinandolo a terra. Persino gli organi tecnici dell’AIA hanno successivamente ammesso l’errore, confermando che la trattenuta era evidente e che l’arbitro andava richiamato al monitor. Ma, come spesso accade, le scuse postume non restituiscono i punti persi.
A questo si aggiunge la gestione dei falli di mano nella sfida contro l’Hellas Verona, dove il VAR ha indotto l’arbitro ad assegnare un rigore contro il Napoli per un tocco involontario di Buongiorno e, nello stesso match, ha portato all’annullamento di un gol di Højlund per un presunto tocco di braccio dell’attaccante. Una mancanza di uniformità che sta minando la credibilità del campionato.
Non va dimenticata nemmeno la trasferta di Torino, dove un gol di Noa Lang al 95′ è stato annullato per un fuorigioco millimetrico, mentre nell’area opposta un intervento durissimo del portiere su Beukema veniva ignorato totalmente.
IL CONFRONTO MORALE: IL CASO BASTONI E LA “FURBIZIA” PREMIATA
Il sentimento di ingiustizia del mondo Napoli è amplificato dal confronto con quanto accaduto solo una settimana prima nel derby d’Italia. L’episodio della simulazione plateale di Alessandro Bastoni, che ha causato l’ingiusta espulsione di Pierre Kalulu, rappresenta il lato oscuro del nostro calcio.
Bastoni ha ammesso candidamente in conferenza stampa di aver “accentuato la caduta”, eppure quel gesto ha portato a un vantaggio decisivo per l’Inter senza alcuna conseguenza sanzionatoria per chi ha ingannato il direttore di gara. Il paradosso è evidente: il sistema premia la furbizia antisportiva e punisce chirurgicamente il Napoli anche quando segna gol regolarissimi. Mentre il sistema arbitrale ammette errori clamorosi che favoriscono altri club, contro il Napoli sembra esserci una tolleranza zero che sfocia in decisioni che Manna definisce “vergognose”.
CLASSIFICA FERITA E FUTURO DEL SISTEMA
La sconfitta di Bergamo ha pesantemente alterato la corsa verso la Champions League. Il Napoli è stato agganciato dalla Roma a quota 50 punti al terzo posto, mentre l’Atalanta si è rilanciata portandosi a ridosso della zona nobile della classifica. L’Inter, intanto, scappa via in vetta a quota 64 punti, beneficiando anche di decisioni favorevoli nei momenti chiave della stagione.
Il danno subito dal club azzurro è dunque tecnico, economico e psicologico. Antonio Conte è descritto come furioso per una gestione che vanifica il lavoro settimanale della squadra. Il tecnico leccese ha sempre chiesto chiarezza e uniformità, ma i fatti della New Balance Arena sembrano aver superato ogni limite di sopportazione.
In conclusione, l’ennesima svista subita a Bergamo non può essere archiviata come un semplice errore di campo. È tempo che la società si faccia sentire nelle sedi opportune. Il Napoli non chiede favori, chiede giustizia e uniformità. Non è accettabile che il VAR sia uno strumento utilizzato a intermittenza o, peggio, in modo punitivo. Se “questo non è calcio”, allora è compito delle istituzioni intervenire per salvare la credibilità di un movimento che rischia di perdere definitivamente la passione dei suoi tifosi più leali.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
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