La nostra locandina

La sfida delle ore 15:00 alla New Balance Arena contro l’Atalanta richiede al Napoli un approccio estremamente razionale, considerando sia l’importanza della posta in palio sia la particolare condizione strutturale della rosa. La squadra partenopea, attualmente terza con 50 punti e focalizzata sulla qualificazione alla prossima Champions League, si confronta con un’avversaria sesta in classifica a quota 42 punti e reduce da ben sei successi nelle ultime otto gare di Serie A. L’Atalanta di Palladino, tuttavia, si troverà a dover calibrare le proprie energie fisiche e nervose in vista dell’imminente e decisivo ritorno europeo contro il Borussia Dortmund.

LA GESTIONE DELLE INDISPONIBILITÀ A CENTROCAMPO

Il piano partita di Antonio Conte è inevitabilmente condizionato da una lista di assenze molto rilevanti nella zona centrale del campo. Scott McTominay è indisponibile a causa del riacutizzarsi di un problema tendineo al gluteo, che lo ha già costretto a saltare i match contro Como e Roma. A questa defezione strategica si aggiungono quelle di Anguissa e De Bruyne in mediana, oltre alle assenze di Rrahmani, Neres e capitan Di Lorenzo, per il quale si sospetta purtroppo la rottura del crociato anteriore. Nonostante Billy Gilmour sia tornato a disposizione, il suo naturale ritardo di condizione agonistica dopo tre mesi di stop limiterà presumibilmente il suo impiego.
Di conseguenza, i compiti di impostazione e di filtro in mediana saranno affidati a Stanislav Lobotka ed Elif Elmas, chiamati a supportare un probabile inserimento dal primo minuto dell’acerbo ma talentuoso Antonio Vergara, oppure il riadattamento tattico tra le linee del nuovo acquisto Alisson Santos.

FASE DI NON POSSESSO E ORGANIZZAZIONE DIFENSIVA

Privato dei suoi equilibratori abituali, il Napoli dovrà fare affidamento su una densità centrale ancora più accentuata del solito. In fase di non possesso, la squadra si strutturerà su un 1-4-5-1 dalle linee molto corte, un assetto pronto a trasformarsi in un vero e proprio 1-5-4-1 grazie al ripiegamento profondo di Matteo Politano in ausilio alla linea dei difensori. Questo accorgimento sarà essenziale per assorbire sistematicamente la spinta e le sovrapposizioni degli esterni a tutta fascia atalantini, come Zappacosta e Bernasconi.
Un aspetto nevralgico su cui prestare attenzione saranno le coperture preventive e la tenuta delle diagonali: le recenti analisi tattiche evidenziano come, in fase di transizione negativa, il baricentro talvolta eccessivamente avventato di uno dei centrali possa dilatare lo spazio tra il reparto arretrato e gli esterni bassi (come Miguel Gutiérrez), concedendo metri di campo potenzialmente letali agli inserimenti avversari.

COSTRUZIONE DIRETTA E TRANSIZIONI POSITIVE

Considerando la pressione feroce e orientata sull’uomo tipica dell’Atalanta, unita alla nota propensione del portiere Vanja Milinkovic-Savic a ricorrere al rinvio lungo quando messo sotto pressione, è lecito attendersi una primissima costruzione del gioco del Napoli estremamente essenziale e verticale. La formazione azzurra rigetterà un palleggio insistito dal basso per cercare l’innesco istantaneo delle proprie transizioni offensive.
Il target primario sarà la ricerca sistematica della profondità, servendo Rasmus Højlund: l’attaccante danese, esentato dai compiti di ripiegamento profondo, si smarcherà preventivamente per attaccare lo spazio vitale alle spalle di una linea difensiva atalantina fisiologicamente alta e composta da elementi validi ma sollecitabili in velocità come Scalvini e il giovanissimo Ahanor.

L’IMPATTO DI ALISSON SANTOS E I PRECEDENTI STORICI

In questo specifico scacchiere tattico, l’esplosività di Alisson Santos assume una centralità evidente. L’esterno brasiliano, prelevato dallo Sporting CP con un’operazione impostata sui 20 milioni complessivi in caso di riscatto, ha già certificato le sue doti fisiche e balistiche realizzando la rete del definitivo 2-2 contro la Roma. La sua propensione all’uno contro uno partendo dall’out di sinistra e accentrandosi sul piede forte potrebbe rivelarsi un fattore per scardinare le certezze posizionali della difesa orobica.
Infine, un dato statistico consolida le speranze partenopee in un quadro oggettivamente complesso: nonostante il ruolino di marcia impressionante dell’Atalanta tra le mura amiche, il Napoli è riuscito a conquistare i tre punti negli ultimi quattro confronti diretti di Serie A disputati a Bergamo. Un trend che certifica come la propensione alle transizioni rapide della formazione campana rappresenti, storicamente, lo strumento tattico ideale per disinnescare l’aggressività del sistema di Gasperini e, ora, di Palladino.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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