L’arbitro Davide Massa

Il 20 febbraio 2026 resterà impresso come il giorno della “scissione” definitiva. Mentre il Napoli di Scott McTominay combatte in campo contro la sfortuna e gli infortuni, nelle stanze del potere di via Allegri si sta consumando una trasformazione che promette di cambiare per sempre il modo in cui verranno fischiati i falli e assegnati i rigori nel nostro campionato.
Gabriele Gravina ha rotto gli indugi: nasce la nuova società indipendente per la gestione degli arbitri di Serie A e B. Ma cosa c’è dietro questa mossa? È davvero la svolta verso quella meritocrazia chiesta a gran voce da Aurelio De Laurentiis, o solo un nuovo modo per il “Palazzo” di controllare i fischietti?

IL CROLLO DELL’AIA: IL “ZAPPI-GATE” E LA FINE DELL’AUTONOMIA

Per capire il futuro, bisogna guardare al disastro del presente. L’Associazione Italiana Arbitri (AIA) è uscita distrutta da mesi di veleni e battaglie legali. Il colpo di grazia è arrivato con la conferma dell’inibizione di 13 mesi per il presidente Antonio Zappi.
Le accuse sono pesanti: Zappi è stato condannato per aver esercitato pressioni “aggressive e sistemiche” per forzare le dimissioni di Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi (i capi di Serie C e D) e piazzare al loro posto figure a lui gradite, come l’ex stella Daniele Orsato. Con la decadenza di Zappi, l’AIA ha perso la sua forza politica, lasciando a Gravina la strada spianata per il commissariamento e la riforma totale.

NASCE L’ARBITRO S.P.A.: IL MODELLO INGLESE ARRIVA IN ITALIA

La proposta di Gravina si ispira alla PGMOL inglese: una società indipendente, partecipata al 100% dalla FIGC, che gestirà esclusivamente l’élite del fischietto (Serie A e B).
Ecco i punti chiave della nuova struttura:
Gestione Manageriale – Un budget di circa 17 milioni di euro gestito da un Responsabile Amministrativo. L’obiettivo? Trasformare gli arbitri in un brand capace di attirare sponsor.
Professionismo vero – Basta rimborsi spese da dilettanti. Gli arbitri avranno contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, contributi previdenziali e TFR. Un arbitro di vertice guadagna oggi circa 160.000 euro annui, ma senza le tutele di un vero professionista.
Separazione delle carriere – L’AIA rimarrà solo come serbatoio per le serie minori e per la formazione dei giovani. Chi arriva in Serie A “esce” dall’associazione ed entra nella nuova società.

COSA NE PENSA IL NAPOLI (E ADL)?

Il nostro Presidente, Aurelio De Laurentiis, ha sempre avuto un rapporto conflittuale con la classe arbitrale, arrivando a proporre una Serie A totalmente autonoma dalla FIGC, con arbitri propri scelti dai club, sul modello Premier League.
Sebbene la riforma di Gravina non dia ai club il potere di scelta (la governance resta federale), risponde alla richiesta di “professionalità” ed “equity” spesso invocata da ADL. Tuttavia, il rischio segnalato da molti esperti è che, staccando l’élite dalla base, si perda il contatto con i giovani talenti, creando una “casta” di 20-30 arbitri intoccabili che non hanno ricambio generazionale.

TECNOLOGIA E TRASPARENZA: OPEN VAR E “ANNOUNCEMENT”

La riforma non è solo burocrazia, ma anche spettacolo e chiarezza. Dal 2026, la tecnologia farà un ulteriore balzo in avanti:
24 specialisti VAR – Ci sarà un organico di 24 Video Match Officials (VMO) che faranno solo quello di mestiere, per evitare che un arbitro di campo debba giudicare il collega al monitor il giorno dopo.
Open VAR potenziato – Gli audio delle decisioni saranno sempre più accessibili su DAZN e sulla nuova piattaforma Vivo Azzurro TV.
L’Annuncio in campo – In via sperimentale (già vista in Serie C con il “VAR a chiamata”), gli arbitri potrebbero spiegare la decisione presa dopo il VAR direttamente al microfono dello stadio, parlando a tifosi e telespettatori in tempo reale.

IL RITORNO DI ROCCHI E L’OMBRA DI ORSATO

Chi comanderà tecnicamente i nuovi arbitri? Gianluca Rocchi sembra blindatissimo nel ruolo di “Responsabile Tecnico” della nuova società, una figura che sostituirà il vecchio Designatore. Orsato, che molti volevano al vertice dell’AIA, al momento resta alla guida della Serie C, ma il suo nome aleggia sempre come possibile alternativa qualora la gestione Rocchi dovesse mostrare crepe.

UNA RIFORMA PER “RAFFREDDARE” IL SISTEMA

Gravina non vuole solo cambiare gli arbitri, ma l’intera piramide del calcio. Il piano prevede di ridurre il turnover tra le serie (solo 2 retrocessioni dalla A alla B) per garantire stabilità economica ai club e ridurre la pressione esasperata su ogni singolo fischio.
Per noi tifosi del Napoli, che abbiamo vissuto stagioni segnate da episodi controversi, non ultimo il nervosismo dopo l’Inter-Juve del 15 febbraio 2026 che ha infuocato l’ambiente, questa riforma è un segnale di speranza. Se l’arbitro diventa un professionista pagato per essere eccellente e trasparente, cadono (forse) molti degli alibi e dei sospetti che avvelenano i nostri weekend.
Sarà vera rivoluzione o solo un cambio di etichetta? Lo scopriremo dal 1° luglio 2026, quando l’Ente Indipendente prenderà ufficialmente il volo. Nel frattempo, speriamo che McTominay e compagni ricomincino a segnare più dei torti che subiamo.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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