Tifosi azzurri

Torniamo ad affrontare un tema che ci tocca da vicino e che merita un’analisi lucida e pacata. La gestione dell’ordine pubblico nel calcio italiano è una sfida complessa e le recenti decisioni in merito ai divieti di trasferta ci invitano a una profonda riflessione sul delicato equilibrio tra la sicurezza di tutti e i diritti dei singoli cittadini.
Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha recentemente depositato le ordinanze con cui si è pronunciato sui ricorsi contro i divieti di trasferta emanati dal Ministero dell’Interno. Per i tifosi del Napoli residenti in Campania, la sentenza ha confermato la validità del provvedimento fino al termine della stagione sportiva. Pur comprendendo appieno le ragioni di sicurezza pubblica che muovono le istituzioni, è nostro dovere di tifosi e cittadini analizzare alcune incongruenze giuridiche e fattuali che emergono da questa vicenda.

I FATTI E LA NECESSITÀ DI TUTELARE L’ORDINE PUBBLICO

Il punto di partenza è noto. Nel mese di gennaio, lungo il tratto dell’autostrada A1 compreso tra Ceprano e Frosinone, si sono verificati gravi scontri tra frange di ultras del Napoli (diretti a Torino) e della Lazio (di ritorno da Lecce). È fondamentale ribadire, su queste pagine, la nostra più ferma condanna verso ogni forma di violenza. L’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia (ANFP) ha sottolineato come l’intervento del Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sia nato proprio dall’esigenza di tutelare cittadini, lavoratori e famiglie in transito, fermando episodi che mettono a repentaglio l’incolumità pubblica.
L’intento del Ministero è quindi chiaro e condivisibile: garantire la sicurezza. Tuttavia, lo strumento scelto, il blocco totale delle trasferte per intere tifoserie fino a fine stagione, solleva legittimi interrogativi circa la sua reale proporzionalità e la sua equità nell’applicazione pratica.

LA QUESTIONE DELLA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO

Il dibattito si accende nel momento in cui si analizzano le differenti risposte della giustizia amministrativa di fronte a situazioni analoghe. Oltre a Napoli e Lazio, anche le tifoserie di Roma e Fiorentina erano state colpite da simili divieti per scontri avvenuti, sempre sull’A1, all’altezza di Casalecchio di Reno.
Le associazioni dei tifosi hanno presentato ricorso. Ed è qui che emerge una disomogeneità che lascia perplessi. Con l’ordinanza n. 1066, il TAR del Lazio ha parzialmente accolto il ricorso dei tifosi della Roma, limitando il divieto di trasferta esclusivamente ai residenti nella provincia di Roma. Questo significa che i tifosi romanisti residenti nelle altre province del Lazio (come Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti) possono regolarmente viaggiare al seguito della squadra.
Per la tifoseria del Napoli, invece, il ricorso è stato respinto integralmente, confermando il divieto per l’intera regione Campania. Ci si interroga legittimamente sul perché il parametro territoriale sia stato applicato con maglie differenti: perché limitarsi ai confini provinciali nel caso del Lazio ed estendere la misura all’intero territorio regionale nel caso della Campania? Questa mancanza di uniformità rischia di generare un senso di disparità tra i cittadini.
Un’ulteriore occasione di riflessione ci viene offerta dal confronto con un altro episodio della stagione 2025-2026. A seguito di un fatto oggettivamente grave avvenuto all’interno di un impianto sportivo, il lancio di un petardo verso il portiere della Cremonese, Emil Audero, da parte del settore ospite, il divieto di trasferta comminato ai tifosi dell’Inter ha avuto una durata assai più circoscritta (fino al 23 marzo 2026), escludendo peraltro limitazioni per il derby milanese dell’8 marzo. Applicare una sanzione di poco più di un mese per un atto di violenza in campo, e una di diversi mesi per fatti avvenuti in ambito extra-stadio, evidenzia criteri di valutazione che la tifoseria fatica a comprendere appieno.

IL DIBATTITO GIURIDICO: IL VALORE DELLA RESPONSABILITÀ PERSONALE

L’avvocato Angelo Pisani, intervenuto dinanzi al TAR a tutela dei diritti di numerosi tifosi partenopei, ha sollevato questioni di grande spessore giuridico. Il punto focale della sua argomentazione ruota attorno al principio sancito dall’Articolo 27 della nostra Costituzione: la responsabilità deve essere personale.
In uno Stato di diritto, l’obiettivo ideale è quello di individuare e sanzionare i diretti responsabili dei reati. Le forze dell’ordine, grazie a un eccellente lavoro investigativo, hanno identificato circa 300 soggetti coinvolti nei fatti dell’A1. Applicare restrizioni generalizzate a decine di migliaia di cittadini pacifici rischia di trasformarsi in una sanzione collettiva basata sul solo criterio della residenza geografica.
Anche a livello europeo, associazioni come Federsupporter ricordano che il Consiglio d’Europa e la Convenzione di Saint Denis suggeriscono agli Stati membri di favorire sempre misure mirate, tutelando la libertà di movimento dei cittadini che rispettano le regole e applicando il principio di proporzionalità.

IL CONTESTO DEL 2026: LA TECNOLOGIA COME ALTERNATIVA AI DIVIETI

C’è un ulteriore elemento che rende i divieti territoriali uno strumento che appare ormai superato: l’attuale evoluzione tecnologica. Proprio in questi mesi, il “pacchetto sicurezza” promosso dal Ministero dell’Interno sta implementando negli stadi italiani sistemi di sorveglianza estremamente avanzati.
Le nuove direttive prevedono l’installazione di sistemi di identificazione biometrica remota e riconoscimento facciale ai tornelli, che permettono, a posteriori, di identificare con certezza chi commette reati, incrociando i dati visivi con i biglietti nominali all’interno di sofisticate control room. Con l’ausilio di queste straordinarie tecnologie, le istituzioni hanno oggi la possibilità di isolare il singolo facinoroso ed emettere provvedimenti mirati (come i DASPO), salvaguardando così la stragrande maggioranza del pubblico. In un simile contesto di innovazione, ricorrere a un divieto regionale esteso appare come una misura che non valorizza gli enormi passi avanti fatti dal Paese in tema di sicurezza digitale.

GUARDARE AL FUTURO DEL TIFO

L’impatto di queste chiusure non si limita alla statistica. Esse ricadono pesantemente sul cosiddetto “tifoso sano”, sulle famiglie, sui club organizzati delle province che dedicano tempo, passione e risorse per seguire pacificamente la propria squadra. È essenziale che il sistema calcio e le istituzioni lavorino insieme per non allontanare questa preziosa componente dagli spalti.
Da tifosi del Napoli, rispettiamo le decisioni della magistratura, ma non smetteremo di auspicare e promuovere un modello di giustizia sportiva e amministrativa sempre più equo e moderno. Un modello in cui la punizione sia riservata a chi sbaglia e in cui la passione dei cittadini perbene venga tutelata e valorizzata, in ogni stadio d’Italia.
Continueremo a tifare per i nostri colori con lo stesso calore di sempre, fiduciosi che il futuro del calcio possa essere all’insegna della responsabilità, della legalità e della piena partecipazione.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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