
Il calcio, a volte, smette di essere solo schemi e numeri per diventare pura suspense. È stata una prova di resistenza collettiva, un atto di fede di una squadra che, pur decapitata dei suoi leader, si è rifiutata di cedere il passo. In un clima di emergenza che definire “senza precedenti” è un eufemismo, il Napoli di Antonio Conte ha guardato negli occhi l’avversario e ha risposto colpo su colpo, mantenendo un terzo posto che oggi vale oro colato.
LA MAPPA DI UN’EMERGENZA TOTALE
Non possiamo analizzare tatticamente questa sfida senza partire dal bollettino di guerra che Conte ha dovuto gestire. Prima del fischio d’inizio, l’infermeria azzurra contava la spaventosa cifra di 26 infortuni stagionali. Mancavano Kevin De Bruyne, Scott McTominay, Frank Anguissa, David Neres e il capitano Giovanni Di Lorenzo. Aggiungeteci la squalifica di Juan Jesus e avrete il quadro di una difesa e di un centrocampo ridotti all’osso.
Nonostante ciò, il Napoli è sceso in campo con un 3-4-2-1 di necessità, lanciando dal primo minuto il giovane Antonio Vergara e affidando a Leonardo Spinazzola l’intera fascia sinistra contro il suo passato.
IL MATCH: UN’ALTALENA DI EMOZIONI E CINISMO
La gara è stata quella che Antonio Conte ha definito “all’inglese”: alta intensità, continui ribaltamenti di fronte e una tensione elettrica percepibile in ogni contrasto.
La Roma, però, è arrivata a Napoli con il veleno di chi sa di avere la miglior difesa d’Europa (14 gol subiti nelle prime 24 giornate) e un terminale offensivo, Donyell Malen, in uno stato di grazia assoluto. Proprio l’olandese ha sbloccato il match dopo soli 7 minuti, approfittando di una transizione rapida innescata da Zaragoza che ha colto impreparata la difesa azzurra.
Il Napoli ha reagito da grande squadra. Non con l’estetica, impossibile in queste condizioni, ma con la forza dei nervi. Al 40′, Leonardo Spinazzola ha trovato il gol dell’ex con un destro dalla distanza deviato da Pisilli, ristabilendo una parità fondamentale prima dell’intervallo.
Il secondo tempo è stato un concentrato di sfortuna e carattere. Il rigore concesso alla Roma al 68′ (trasformato ancora da un gelido Malen) non solo ha riportato avanti i giallorossi, ma ha causato l’ennesima perdita pesante: Amir Rrahmani, ammonito nell’occasione, è uscito per un infortunio muscolare che lo terrà fuori per 2-4 settimane.
L’ESPLOSIONE DI ALISSON SANTOS: UN DEBUTTO DA SCUGNIZZO BRASILIANO
In quel momento, sul 2-1 per la Roma e con l’infermeria che si riempiva ancora, molti avrebbero alzato bandiera bianca. Non Antonio Conte. Il tecnico ha gettato nella mischia i nuovi acquisti di gennaio: Alisson Santos e Giovane.
L’impatto di Alisson Santos è stato devastante. Il brasiliano classe 2002, arrivato dallo Sporting Lisbona con un pedigree di tre gol in Champions League in questa stagione, ha mostrato subito perché Conte lo ha voluto: dribbling secco, velocità e una fame incredibile. All’ 82′, su assist proprio di Giovane, Alisson ha scaricato un destro secco dal limite che ha fulminato Svilar sul primo palo. Un gol celebrato con lacrime di gioia che hanno già cementato il legame tra il giovane talento e il popolo del Maradona.
I NUMERI DIETRO LA BATTAGLIA: POSSESSO VS EFFICIENZA
L’analisi statistica rivela un match dai due volti. Il Napoli ha dominato il possesso palla (61\%) e il numero di tiri (11 contro 9), ma la Roma è stata chirurgica nelle occasioni create.

Il dato degli xG (1.7 per la Roma contro lo 0.58 del Napoli) evidenzia come i giallorossi siano stati capaci di arrivare al tiro in situazioni di altissima pericolosità, mentre il Napoli ha dovuto faticare enormemente per scardinare il muro di Gasperini, affidandosi spesso a conclusioni da fuori o episodi. Ma il calcio non è solo algoritmi: la capacità di andare “oltre gli ostacoli”, citando Conte, ha bilanciato il gap di qualità prodotto dalle assenze.
IL FILO DELLA STORIA: IL RECORD DEL 1988
C’è un dato che deve inorgoglire ogni tifoso azzurro: con questo pareggio, il Napoli prosegue una striscia di imbattibilità casalinga che non si vedeva dai tempi di Ottavio Bianchi e Diego Armando Maradona. L’ultima volta che il Napoli ha registrato una solidità interna simile è stata tra il febbraio 1986 e il febbraio 1988. In un’epoca di calcio iper-tecnologico, ritrovare queste radici di invincibilità tra le mura amiche è il segnale che l’identità voluta da Conte sta mettendo radici profonde.
PROSPETTIVE: UNA CHAMPIONS DA SUDARE
Il pareggio lascia il Napoli al terzo posto con 50 punti, mantenendo tre lunghezze di vantaggio sulla Roma e aumentando di un punto il distacco sulla Juventus (sconfitta dall’Inter).
Cosa ci portiamo a casa da questa notte?
Alisson Santos è una risorsa vera: Non è solo un rimpiazzo per l’infortunato Neres, ma un giocatore con personalità e tiro da fuori che può cambiare le partite.
Giovane è funzionale: Pur essendo “più punta” rispetto ad Alisson (parole di Conte), ha dimostrato visione di gioco servendo l’assist decisivo.
L’infermeria è il vero nemico: La perdita di Rrahmani complica ulteriormente i piani difensivi in vista delle prossime sfide.
Il Napoli esce dal Derby del Sole con i cerotti, ma con la consapevolezza di essere una squadra che non sa morire. “Ai punti avremmo meritato qualcosa in più noi”, ha detto Conte a fine gara. Forse ha ragione, o forse il pareggio è il giusto premio per due squadre che hanno dato tutto. Ma una cosa è certa: finché questo gruppo saprà gettare il cuore oltre l’ostacolo come fatto ieri sera, il traguardo Champions rimarrà saldamente nel mirino.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
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