Antonio Conte & Cesc Fàbregas

Il campionato di Serie A 2025/2026 ha proiettato sotto le luci della ribalta una realtà che non può più essere definita una semplice sorpresa: il Como. Sotto la guida visionaria di Cesc Fàbregas, il club lariano ha saputo fondere una stabilità societaria internazionale a un’architettura tattica d’avanguardia, occupando stabilmente il sesto posto con 34 punti dopo 20 giornate. Quello che inizialmente sembrava un esperimento romantico si è trasformato in un laboratorio di calcio posizionale che oggi si appresta a sfidare il Napoli di Antonio Conte, in un confronto che mette di fronte due delle filosofie più affascinanti e opposte del panorama attuale.

IL LABORATORIO DI FÀBREGAS: IDENTITÀ E CORAGGIO

La forza del Como risiede in una filosofia di gioco che non accetta compromessi. Influenzato dai suoi maestri Guardiola e Wenger, Fàbregas ha implementato un modello basato sul controllo proattivo dello spazio e su un possesso palla ragionato che spesso supera il 60%. Il sistema di base è un 1-4-2-3-1 estremamente fluido: in fase di possesso, i terzini (come il talentuoso Álex Valle o l’esperto Alberto Moreno) possono alzarsi sulla linea dei mediani o accentrarsi come “falsi terzini”, trasformando la struttura in un ultra-offensivo 1-2-3-5.
Il fulcro di questa macchina è Nico Paz. Il gioiello argentino, classe 2004, è diventato l’uomo franchigia dei lariani: con 8 gol e 6 assist in 23 presenze, Paz ha contribuito a quasi ogni marcatura della squadra. La sua capacità di “roaming” tra le linee gli permette di ricevere palla spalle alla porta, girarsi e innescare ali veloci come Jesús Rodríguez o cercare la profondità per Anastasios Douvikas, miglior marcatore complessivo con 9 reti.

IL MERCATO DI GENNAIO: PRECISIONE CHIRURGICA

La sessione invernale ha confermato la strategia lungimirante del direttore sportivo Ludi e della proprietà Suwarso. Invece di acquisti compulsivi, il Como ha operato per sfoltire la rosa e inserire profili futuribili. Sono partiti giocatori non più funzionali come Andrea Belotti (al Benfica), Simone Verdi (al Sassuolo) e Alberto Dossena, tornato in prestito al Cagliari.
L’acquisto “gong” di gennaio è stato Adrian Lahdo, giovane talento svedese prelevato dall’Hammarby per aggiungere freschezza alla mediana. Al contempo, il club ha bloccato il promettente difensore centrale del Barcellona Andrés Cuenca, destinato a un prestito formativo allo Sporting Gijón prima di integrarsi stabilmente nel progetto lariano. Ha tenuto banco fino all’ultimo anche la trattativa per il terzino brasiliano Kaiki Bruno, un profilo che Fàbregas stima molto per la capacità di spinta, nonostante la resistenza del Cruzeiro durante i giorni finali del mercato.

LA CORAZZATA DI CONTE: FORZA E VERTICALITÀ

Dall’altra parte del campo troviamo un Napoli che Antonio Conte ha trasformato in una macchina da guerra fisica. Tuttavia, la difesa azzurra deve fare i conti con l’inaspettata crisi di Alessandro Buongiorno. Il centrale, protagonista finora di una stagione solida, è incappato in alcune “topiche” clamorose contro il Copenaghen e, soprattutto, contro il Genoa, dove due ingenuità decisive sono costate gol evitabili. Per questo motivo, Conte sembra intenzionato a puntare sul “dimenticato” Sam Beukema, apparso più sereno e affidabile nelle ultime rotazioni.
A centrocampo, il Napoli ritrova un pezzo fondamentale: Matteo Politano torna finalmente a disposizione per presidiare la fascia destra, offrendo a Conte l’equilibrio tattico e il cross velenoso che erano mancati nelle ultime uscite. L’attacco resta nelle mani del “Re” Rasmus Højlund (6 gol in 12 gare), mentre Romelu Lukaku partirà ancora dalla panchina, pronto a subentrare a gara in corso.

LA CHIAVE DEL MATCH: COME IL COMO PUÒ IMPENSIERIRE IL NAPOLI

Analizzando i precedenti e le dinamiche tattiche, il Como ha le armi per creare grattacapi alla difesa di Conte. Il segreto risiede nel pressing e nella gestione degli spazi.
La gabbia su Lobotka: Fàbregas istruisce spesso Nico Paz per schermare il regista avversario. Se il Como riesce a togliere ossigeno a Lobotka, il Napoli è costretto a una costruzione diretta verso Højlund, facilitando i duelli fisici per i centrali lariani come Marc-Oliver Kempf o il giovane Jacobo Ramón.
Sfruttare le diagonali lunghe: Una delle piccole vulnerabilità del Napoli di Conte risiede nelle diagonali difensive a volte troppo lunghe tra il centrale e il terzino (come accaduto tra Juan Jesus e Olivera). Qui la rapidità di Jesús Rodríguez e la visione di Martin Baturina potrebbero rivelarsi letali.
Il gegenpressing: Il Como difende in avanti con una linea altissima. Se la riaggressione immediata di Máximo Perrone e Lucas Da Cunha funziona, il Napoli potrebbe trovarsi scoperto nelle transizioni negative prima di riuscire a ricompattare il suo blocco difensivo.

Il confronto tra Como e Napoli non è solo la gara secca per accedere alle semifinali di Coppa Italia, ma un vero scontro tra culture calcistiche. Da un lato la pazienza e lo scaglionamento millimetrico di Fàbregas, dall’altro la verticalità e la ferocia di Conte. In un match che promette scintille, come dimostrato anche dai recenti battibecchi a bordo campo tra i due tecnici, la qualità individuale di Nico Paz e la tenuta fisica della difesa azzurra contro Højlund saranno gli aghi della bilancia. Una cosa è certa: questo Como ha imparato a non avere paura dei giganti. Il Napoli gode del vantaggio di giocare in casa, ma in caso di parità al termine dei 90 minuti regolamentari, si procederà direttamente ai calci di rigore (senza tempi supplementari) per stabilire chi accederà alla semifinale contro l’Inter.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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