
MOLTO PIÙ DI UN PASSATEMPO
Chiunque abbia mai partecipato a un’asta del Fantacalcio sa che non si tratta solo di un gioco. È un rito, una religione laica, un collante sociale che tiene incollati milioni di italiani davanti alla TV anche per partite sulla carta insignificanti, come un Empoli-Monza del venerdì sera, nella speranza di un +3 di un terzino sconosciuto. Ma se fino a ieri lo consideravamo solo un divertimento tra amici, oggi dobbiamo guardare in faccia la realtà economica: il Fantacalcio è un asset strategico fondamentale per il futuro del calcio italiano.
Secondo un’analisi pubblicata oggi da Il Fatto Quotidiano, a firma di Lorenzo Vendemiale, quella che era nata come una passione è diventata una gallina dalle uova d’oro. La Lega Serie A, guidata dall’Amministratore Delegato Luigi De Siervo, ha messo gli occhi sulla piattaforma che gestisce i sogni di milioni di “fanta-allenatori”. L’obiettivo? Acquisire il controllo del gioco per prepararsi alla tempesta perfetta che potrebbe colpire il mercato dei diritti TV nel 2029.
I NUMERI: UN BUSINESS AD ALTISSIMO RENDIMENTO
Per capire perché la Serie A si stia muovendo, bisogna guardare i bilanci. La società che gestisce il fenomeno si chiama Quadronica Srl. Fondata nel 2008 da due imprenditori napoletani classe 1975, Nino Ragosta e Luigi Cutolo, l’azienda ha saputo trasformare un hobby gestito con carta e penna in una macchina da soldi digitale.
I numeri parlano chiaro e fanno gola a molti.
Ricavi: La società fattura circa 12 milioni di euro l’anno.
Utili: I profitti netti si aggirano sui 4 milioni di euro annui.
Marginalità: Altissima. I costi di gestione sono contenuti (meno tabellari, più inserimenti personalizzati e programmatici), rendendo il business model estremamente efficiente.
Ma il vero tesoro, quello che fa brillare gli occhi ai vertici della Lega Calcio, non è solo il denaro liquido. È il database. Parliamo di 6 milioni di iscritti totali, di cui la metà (3 milioni) gioca abitualmente. Questi utenti non sono passivi: interagiscono quotidianamente con l’app, generano traffico, offrono dati sulle preferenze di consumo e garantiscono un’attenzione costante che il calcio giocato, da solo, fatica sempre più a mantenere.
LA STORIA: L’AFFARE DEL SECOLO
La parabola di Quadronica è da manuale di imprenditoria. Partiti come Fantagazzetta, Ragosta e Cutolo hanno avuto l’intuizione di non limitarsi a fornire voti, ma di creare una piattaforma di gestione leghe indispensabile (Leghe Fantacalcio).
Il colpo di genio arriva nel 2017. Il marchio originale “Fantacalcio” era di proprietà del gruppo Gedi (l’editore di Repubblica/L’Espresso), che però lo aveva sottovalutato, lasciandolo come un semplice fantasy game a margine delle loro attività editoriali. Quadronica, con un’operazione di rebranding e coraggio, acquista il marchio ufficiale per soli 500.000 euro.
Oggi, quella stessa azienda è valutata circa 40 milioni di euro. Se l’affare con la Lega andasse in porto su queste cifre, i due fondatori realizzerebbero una plusvalenza mostruosa, avendo trasformato mezzo milione in un impero valutato ottanta volte tanto.
LA STRATEGIA DI DE SIERVO: OBIETTIVO 2029
Perché la Lega Serie A vuole comprare proprio ora? La risposta ha una data di scadenza: 2029. È l’anno in cui scadrà l’attuale contratto per i diritti TV con Dazn e Sky. Il timore diffuso tra gli addetti ai lavori è che, per quella data, il mercato dei broadcaster tradizionali non sarà più in grado di offrire le cifre astronomiche a cui i club sono abituati.
La visione di Luigi De Siervo è chiara: costruire una Media Company. L’idea è quella di internalizzare il prodotto. Se le TV non pagano abbastanza, la Serie A deve essere pronta a vendere il prodotto direttamente al consumatore finale. E per farlo, ha bisogno di un canale diretto, di un hub dove i tifosi siano già presenti.
L’acquisizione del Fantacalcio (magari al 51%, lasciando la gestione operativa ai fondatori) servirebbe a questo:
Dati (Big Data): Conoscere abitudini e consumi di 3 milioni di utenti attivi.
Engagement: Offrire un’esperienza che abbina la visione della partita all’interazione del gioco.
Piattaforma proprietaria: Creare un bacino d’utenza fidelizzato da “monetizzare” direttamente nel caso in cui la Lega debba lanciare il proprio canale tematico per trasmettere le partite.
Come riporta l’articolo, il rapporto è simbiotico: il Fantacalcio non esisterebbe senza il campionato, ma oggi il campionato perde valore senza l’indotto di interesse generato dal Fantacalcio.
GLI OSTACOLI: LA POLITICA INTERNA DELLA LEGA
Tutto fatto, quindi? Assolutamente no. Come spesso accade in Italia, e specialmente in Via Rosellini, la politica interna frena le intuizioni strategiche. La Lega è spaccata.
Da una parte c’è l’ala che sposa la visione di De Siervo e che vede in Claudio Lotito uno dei sostenitori. Dall’altra c’è il “fronte del no” o degli scettici, guidato spesso da Aurelio De Laurentiis (Napoli) e dalla dirigenza della Fiorentina. I motivi sono vari: vecchie ruggini personali, diffidenza verso operazioni comuni (“chi non risica non rosica”, ma nessuno vuole rischiare con i propri soldi per il bene comune), e forse la paura di dare troppo potere alla struttura centrale della Lega a discapito dei singoli club.
C’è poi un tema di “conflitto di interessi” o di gestione del personale: avallare l’affare sarebbe uno smacco per Urbano Cairo (Torino), proprietario di quel gruppo Gedi/RCS che si è lasciato sfuggire il marchio Fantacalcio anni fa? O semplicemente i presidenti preferiscono tenere i soldi in cassa oggi piuttosto che investirli in un progetto a lungo termine?
Siamo di fronte a un bivio. L’operazione Fantacalcio rappresenta il tentativo del calcio italiano di modernizzarsi, di capire che il futuro non è solo nei 90 minuti in campo, ma nell’ecosistema digitale che ci ruota attorno.
De Siervo ha capito che quei 3 milioni di utenti sono il vero “petrolio” del prossimo decennio. Resta da vedere se i presidenti dei club avranno la lungimiranza di guardare oltre il risultato della domenica, o se continueranno a giocare in difesa, rischiando di arrivare al 2029 impreparati.
Nel frattempo, noi continuiamo a schierare la formazione, ignari di essere diventati l’oggetto del desiderio in una partita che vale 40 milioni di euro.
Fonte dell’analisi originale: Lorenzo Vendemiale per Il Fatto Quotidiano.
Giulio Ceraldi
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