Immagine tratta da The Athletic

Se pensavate che le polemiche arbitrali fossero un’esclusiva della nostra Serie A o dei soliti “teatrini” italiani, vi sbagliavate di grosso. Ieri sera, nel tempio di Anfield, è andata in scena una farsa che ha fatto impallidire persino le nostre domeniche più contestate. Liverpool contro Manchester City, il vertice del calcio mondiale, trasformato in un episodio dell’Ispettore Clouseau.
In un pezzo magistrale pubblicato su The Athletic, il giornalista Simon Hughes ha dipinto perfettamente il disastro arbitrale guidato dal fischietto Craig Pawson. La situazione? Un gol annullato, un cartellino rosso surreale a Dominik Szoboszlai e una gestione del VAR che definire “caotica” è un complimento.

COSA È SUCCESSO (PER CHI HA IL CORAGGIO DI CHIEDERLO)

Siamo nel finale di gara. Il Liverpool, spinto dalla disperazione, è tutto in avanti. Il City riparte in contropiede verso una porta sguarnita. Szoboszlai, nel tentativo disperato di recuperare, trattiene Haaland. Fallo? Sì. Ma c’è un dettaglio: Haaland, a sua volta, stava strattonando l’ungherese. Risultato logico pre-VAR? Gol (se la palla entra) o fallo e punizione. Accettazione della battaglia fisica.
Invece, il VAR di Stockley Park interviene. Pawson va al monitor e, con l’aria di chi cerca di spiegare l’inspiegabile (Hughes lo paragona a “un poliziotto di New York che mastica una gomma pensando di avere la scena del crimine sotto controllo”), annulla il gol del 3-1 del City ed espelle Szoboszlai. Perché? Perché secondo la fredda burocrazia video, il fallo dell’ungherese è arrivato una frazione di secondo prima, negando una chiara occasione da gol.
Il risultato è che il City vince 2-1 invece che 3-1, Szoboszlai viene punito per aver cercato di fermare un gol che poi è stato annullato proprio per punire lui. Un cortocircuito logico che ha lasciato tutti a bocca aperta, persino Gary Neville.

IL PROBLEMA È IL SISTEMA, NON L’ERRORE

Leggendo la cronaca di Hughes, non ho potuto fare a meno di ripensare a quanto scrivevo proprio qui, su Ciucciomaglianapoli.com, qualche mese fa. Nel mio articolo La Serie A è “noiosa” o solo “mal confezionata”? Un’analisi oltre il risultato, parlavo proprio di come il ritmo del gioco venga “massacrato” da continue interruzioni e da quelle che definivo “interminabili, estenuanti discussioni”.
Lamentavamo il fatto che in Italia si fischiasse troppo rispetto alla Premier League (28 fischi contro 22). Ebbene, ora la “malattia” del controllo ossessivo, della ricerca del pelo nell’uovo tramite moviola, ha infettato anche l’Inghilterra. Come scrive Hughes, siamo arrivati al punto in cui un assistente VAR può cambiare il destino di una partita “seduto in mutande mangiando patatine”, intervenendo per un dettaglio insignificante.
Il giornalista di The Athletic chiude il suo pezzo con una frase che sottoscrivo in calce: “Total abolition is preferable. Enough.” (L’abolizione totale è preferibile. Basta).
Avevo ragione io quando dicevo che il problema non è solo cosa vediamo, ma come lo vediamo. Se il calcio diventa un esercizio di burocrazia legale invece che di sport, perdiamo tutti. Anche ad Anfield.

Fonte dell’analisi originale: Simon Hughes per The Athletic.

Giulio Ceraldi

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