
Di fronte a una pioggia incessante e ai propri fantasmi, il Napoli strappa tre punti che sanno di vittoria pesantissima in una serata definita “folle” da tutti i protagonisti. Questa è l’analisi di una partita che ha mostrato il volto più crudele e spettacolare della Serie A.
Se il calcio fosse una scienza esatta, la partita andata in scena allo Stadio Luigi Ferraris sarebbe un’anomalia statistica da scartare. Ma il calcio, specialmente quello italiano, è materia viva, emotiva, spesso illogica. Genoa-Napoli 2 a 3 non è stata un trattato sulla psicologia dello sport, un dramma in quattro atti dove gli errori individuali hanno pesato quanto le prodezze balistiche e dove il VAR ha scritto l’ultima, controversa parola.
Antonio Conte lascia Genova con tre punti che valgono oro colato, mantenendo il Napoli aggrappato al treno di Inter e Milan , ma lo fa con le cicatrici di una “stagione assurda” , come lui stesso l’ha definita. Daniele De Rossi, invece, resta con la rabbia di chi vede il proprio lavoro vanificato da dettagli microscopici e da un regolamento che sente sempre più distante dall’essenza del gioco.
ATTO I: L’INCUBO DI BUONGIORNO E LO SHOCK INIZIALE
La sceneggiatura del match sembra scritta da un autore sadico per i tifosi partenopei. Non sono passati nemmeno 30 secondi dal fischio d’inizio quando le certezze difensive del Napoli, già precarie per l’assenza del capitano Di Lorenzo , si sgretolano.
Alessandro Buongiorno, solitamente colonna affidabile, commette l’errore che ogni difensore teme: un retropassaggio corto, timido, su un terreno reso viscido dalla pioggia. Vitinha, con l’istinto del predatore, capisce tutto un secondo prima. Si inserisce, tocca il pallone e viene travolto da Meret. L’arbitro Massa indica il dischetto dopo una correzione del VAR. Ruslan Malinovskyi non perdona: 1-0 Genoa al 3′ minuto.
Il “Ferraris” diventa una bolgia. In quel momento, il Napoli sembra una squadra sull’orlo di una crisi di nervi. La difesa a tre, con Juan Jesus braccetto sinistro e Rrahmani rientrante, balla paurosamente. Il piano gara di Conte, controllo e pazienza, è già nel cestino. Bisogna improvvisare.
ATTO II: LA REAZIONE DEI CAMPIONI (E DI MCTOMINAY)
È qui, nel momento di massimo sbandamento, che si vede la mano dell’allenatore e la qualità della rosa. Il Napoli non si disunisce. Anzi, tra il 20′ e il 22′, mette in scena una dimostrazione di forza impressionante.
Il pareggio nasce da una manovra avvolgente: Elmas verticalizza, McTominay si inserisce con i tempi di un veterano. Il suo tiro viene respinto da Bijlow, ma Rasmus Højlund è lì. Il danese, che in assenza di Lukaku si è caricato l’attacco sulle spalle, ribadisce in rete con un tap-in da rapinatore d’area.
Ma è due minuti dopo che la partita cambia padrone. Scott McTominay, il “tuttocampista” che Conte ha trasformato in un’arma letale, riceve palla sulla trequarti. Finta su Malinovskyi, spazio che si apre, destro secco dai 30 metri. La palla si infila all’angolino basso. 1-2. In 120 secondi, il Napoli ha ribaltato il mondo.
Tuttavia, il destino presenta subito il conto. McTominay inizia a toccarsi il gluteo. Un problema tendineo che si trascina da inizio anno, dirà poi Conte. Resiste fino all’intervallo, ma la sua partita finisce lì. La sua uscita toglierà al Napoli non solo muscoli, ma anche quella capacità unica di strappare in avanti che aveva terrorizzato il centrocampo rossoblù.
ATTO III: IL CROLLO DELLE CERTEZZE
La ripresa si apre con un Napoli diverso, più fragile. L’uscita di McTominay (sostituito da Giovane) abbassa il baricentro. E poi, al 57′, il secondo psicodramma personale di Buongiorno.
Su una palla apparentemente innocua a metà campo, il difensore azzurro si fa sovrastare fisicamente da Lorenzo Colombo. Un errore di valutazione grave, quasi inspiegabile per un nazionale. Colombo si invola verso la porta, freddo, spietato: 2-2.
Conte non ha pietà, ma forse è un atto di protezione: toglie subito Buongiorno, che esce dal campo quasi in lacrime, per inserire Beukema.
Come se non bastasse, al 76′ la situazione precipita. Juan Jesus, già ammonito, commette un fallo ingenuo su Ekuban. Secondo giallo, rosso. Napoli in dieci. In quel momento, un punto sembrerebbe oro. Conte passa a un 5-3-1 di pura sopravvivenza, inserendo Olivera e sacrificando proprio il neo-entrato Giovane.
ATTO IV: L’EPILOGO al FOTOFINISH E LA FURIA di DE ROSSI
Siamo al 90′. Il Genoa spinge, forte della superiorità numerica, ma lo fa con poca lucidità. Il Napoli si difende con le unghie. Poi, al 92′, l’episodio che farà discutere per settimane.
Vergara, entrato per dare freschezza, entra in area. Maxwell Cornet, attaccante inserito da De Rossi per vincere la partita, interviene in ritardo. C’è un pestone. L’arbitro Massa inizialmente lascia correre, ma il VAR lo richiama. On-Field Review. Le immagini sono spietate: il contatto c’è. Rigore.
Al 95′, sotto la curva del Genoa, con la pioggia che aumenta e la pressione di un’intera stagione sulle spalle, va Rasmus Højlund. Bijlow intuisce, tocca, ma non basta. 2-3. Doppietta per il danese, vittoria per il Napoli.
COSA CI DICE QUESTA PARTITA?
La “tenacia imperfetta” del Napoli: La squadra di Conte ha prodotto 2,37 Expected Goals (xG) contro l’1,32 del Genoa. Ha meritato ai punti, ma ha rischiato di buttare tutto per errori dei singoli. Vincere in dieci, in trasferta, dopo essersi fatti rimontare, è un segnale di forza mentale devastante per le avversarie scudetto.
Il peso degli infortuni: La vittoria ha un costo altissimo. Con Di Lorenzo fuori, Lukaku a mezzo servizio e ora McTominay ai box per un problema tendineo, la rosa “corta” denunciata da Conte è tirata al limite.
Il dramma del Genoa: Per la seconda volta consecutiva (dopo la Lazio), il Genoa perde punti nel recupero. La squadra gioca bene, De Rossi ha dato un’identità precisa, ma manca quel cinismo (o quella malizia) necessaria per chiudere le partite o difendere un pareggio.
IL CASO VAR E LE PAROLE DI FUOCO
Il post-partita è incandescente quanto il finale. Daniele De Rossi non usa mezzi termini. La sua analisi travalica il singolo episodio per attaccare la filosofia attuale dell’arbitraggio:
“Non so più che sport sto allenando… Il calcio che giocavamo noi non esiste più. Ci attacchiamo a tutto: ad un dito, ad un tocco. Non c’è più l’arbitro internazionale in campo, in grado di capire se sia rigore oppure no.”
È il grido di dolore di chi vede il contatto fisico, essenza del calcio, trasformarsi sistematicamente in fallo al microscopio della tecnologia. Dall’altra parte, Conte parla di “stagione assurda” e loda il cuore dei suoi ragazzi, capaci di andare oltre le difficoltà oggettive.
UNA VITTORIA CHE PESA
Il Napoli torna a casa con tre punti, ma anche con molti dubbi sulla tenuta fisica della rosa. Il Genoa resta con zero punti e la sensazione di essere vittima di un sistema crudele.
Ma questa notte di Genova ci ricorda perché amiamo questo sport: per l’imprevedibilità, per l’errore umano che sconvolge i piani tattici e per quei minuti di recupero dove tutto, assolutamente tutto, può ancora succedere.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
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