
Mentre le luci si accendono sullo Stadio Giuseppe Meazza di San Siro per la cerimonia di apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali, l’atmosfera a Milano riflette una complessità che va ben oltre la competizione sportiva. Tra poche ore, artisti del calibro di Mariah Carey, Andrea Bocelli e Lang Lang saliranno sul palco per celebrare l’inizio dell’evento. Il tema scelto dalla direzione creativa di Marco Balich è “Armonia” (Harmony), un concetto che mira a trasmettere un messaggio universale di unità e dialogo.
Tuttavia, osservando il contesto globale e locale in cui questi Giochi si inseriscono, il termine “Armonia” appare più come un obiettivo ambizioso che come una descrizione dello stato attuale. Milano-Cortina 2026 si presenta infatti come un evento dai forti contrasti, dove l’ideale olimpico di pace e fratellanza si trova a dover navigare tra le acque agitate delle tensioni internazionali, delle sfide climatiche e delle delicate questioni diplomatiche.
LA QUESTIONE AMERICANA: SICUREZZA E PERCEZIONE PUBBLICA
Uno degli elementi di discussione più accesi nei giorni precedenti la cerimonia ha riguardato la gestione della sicurezza per la delegazione statunitense. La presenza a Milano di agenti dell’HSI (Homeland Security Investigations), una divisione dell’agenzia americana ICE (Immigration and Customs Enforcement), ha sollevato un dibattito politico e sociale di notevole portata.
Sebbene il ruolo dell’HSI sia tecnicamente limitato al supporto investigativo contro crimini transnazionali e alla protezione dei dignitari, distinto quindi dalle operazioni di deportazione gestite da altri rami dell’agenzia, la sigla “ICE” evoca nell’opinione pubblica europea le controverse politiche migratorie dell’amministrazione Trump. Il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha espresso preoccupazione per l’opportunità di tale presenza, sottolineando la sensibilità della cittadinanza milanese verso i temi dei diritti civili.
La tensione si è manifestata anche attraverso scelte simboliche: il Comitato Olimpico degli Stati Uniti ha deciso di rinominare la propria base operativa a Milano. La tradizionale “Ice House” è diventata per questa edizione la “Winter House“, un cambiamento che, secondo alcuni osservatori e atleti, riflette la volontà di evitare associazioni linguistiche involontarie con l’agenzia di sicurezza al centro delle polemiche. Questo episodio evidenzia come, nell’attuale clima geopolitico, anche la terminologia sportiva più neutra possa assumere connotazioni impreviste.
IL DILEMMA DELLA NEVE: SOSTENIBILITÀ E SPONSORIZZAZIONI
Parallelamente alle questioni diplomatiche, Milano-Cortina 2026 deve affrontare la sfida esistenziale posta dal cambiamento climatico. Le Alpi, teatro delle competizioni, stanno registrando un aumento delle temperature superiore alla media globale, rendendo la gestione dell’innevamento sempre più complessa e dipendente da soluzioni artificiali.
In questo scenario, la partnership con ENI come sponsor premium ha attirato l’attenzione delle organizzazioni ambientaliste. Greenpeace ha sollevato interrogativi sulla coerenza tra gli obiettivi di sostenibilità del Movimento Olimpico e la sponsorizzazione da parte di un colosso dell’energia fossile, utilizzando dati sul “costo sociale del carbonio” per argomentare la propria posizione critica.
Dall’altra parte, ENI e il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) sottolineano l’importanza di coinvolgere le grandi aziende energetiche nel percorso di transizione. ENI ha ribadito il proprio impegno verso la decarbonizzazione e l’obiettivo di emissioni nette zero entro il 2050, respingendo le accuse di greenwashing e definendo le stime degli attivisti come parziali. Il dibattito rimane aperto e riflette una questione più ampia che tocca tutto il mondo dello sport: come bilanciare la necessità economica di grandi sponsor con la crescente richiesta di responsabilità ambientale.
GEOPOLITICA E TREGUA OLIMPICA: UN EQUILIBRIO PRECARIO
Sul fronte internazionale, i Giochi del 2026 si svolgono in un contesto di “Tregua Olimpica” che appare fragile. La risoluzione ONU a sostegno della tregua è stata adottata, ma con un numero di co-sponsor inferiore rispetto alle edizioni precedenti, segnale di un consenso globale meno solido.
La partecipazione degli atleti russi e bielorussi rimane regolata da norme severe. Esclusi come delegazioni nazionali, competono come “Atleti Individuali Neutrali” (AIN), senza bandiera, inno o segni distintivi nazionali, e solo dopo aver superato un controllo che certifichi il loro mancato sostegno attivo alla guerra. Questa soluzione di compromesso mira a tutelare il diritto degli atleti a gareggiare, mantenendo però ferma la condanna istituzionale verso i governi dei loro paesi.
Allo stesso tempo, la situazione in Medio Oriente ha portato a misure di sicurezza straordinarie per la delegazione israeliana, con proteste annunciate in città che richiedono un’attenta gestione dell’ordine pubblico. La “neutralità” dello sport, invocata dalla Presidente del CIO Kirsty Coventry, si scontra quotidianamente con la realtà di un mondo polarizzato, dove ogni presenza o assenza assume un peso politico specifico.
UNA VOCE DI SPERANZA: IL MESSAGGIO VATICANO
In questo quadro articolato, emerge il tentativo della Chiesa di offrire una chiave di lettura diversa. Papa Leone XIV, attraverso un messaggio inviato all’Arcivescovo di Milano, ha invitato a vivere l’evento sportivo come un’opportunità di “sviluppo umano integrale”.
La benedizione della “Croce degli Atleti” nella Basilica di San Babila non è stato solo un atto liturgico, ma un gesto simbolico volto a richiamare i valori di fraternità e dialogo che lo sport dovrebbe incarnare. Il Papa ha esortato affinché la competizione non sia fine a se stessa, ma diventi un ponte tra culture diverse, ribadendo la validità spirituale della Tregua Olimpica anche in un’epoca di scetticismo.
OLTRE LA CERIMONIA
Milano-Cortina 2026 si avvia dunque a essere ricordata come un’edizione di transizione e di resistenza. Lo Stadio San Siro, che si appresta a vivere il suo ultimo grande evento globale prima della futura riqualificazione, diventa il palcoscenico di un mondo che cerca, faticosamente, di trovare punti di contatto.
Come ha osservato Kirsty Coventry, c’è la speranza che, una volta iniziate le gare, la “magia” dello sport possa prevalere sulle polemiche, offrendo al pubblico momenti di autentica ispirazione. Tuttavia, questi Giochi ci ricordano che lo sport non esiste in una bolla: esso assorbe, riflette e talvolta amplifica le dinamiche del mondo reale. La vera sfida per Milano-Cortina non sarà solo organizzare gare impeccabili, ma dimostrare che, anche attraverso le contraddizioni, è ancora possibile costruire uno spazio — seppur temporaneo — di confronto pacifico.
Giulio Ceraldi
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