
CHI È LIAM ROSENIOR E PERCHÉ QUESTO CHELSEA È DIVERSO
Dimenticate il Chelsea di Enzo Maresca, quello del possesso palla infinito, a volte sterile, che abbiamo studiato fino a Natale. Quel Chelsea non esiste più. Dal 6 gennaio, sulla panchina dei Blues siede Liam Rosenior, 41 anni, arrivato dallo Strasburgo (club satellite della proprietà BlueCo).
Non è stato un traghettatore messo lì per caso. Rosenior conosce a memoria i giocatori, molti dei quali (come Andrey Santos) sono cresciuti sotto la sua ala in Francia. Il suo impatto è stato devastante: 4 vittorie nelle prime 5 partite, un calcio elettrico e una squadra che sembra correre il doppio.
La sua filosofia? Lui la definisce “Beautiful but practical“. Se Maresca cercava di soffocare l’avversario col possesso, Rosenior vuole adescarlo. Il suo Chelsea ti invita a pressare, ti attira nella sua metà campo e poi, quando hai abboccato, ti colpisce alle spalle con una verticalità micidiale. È un calcio fatto di strappi violenti, perfetto per una squadra giovane e atletica come quella londinese.
IL “SISTEMA IBRIDO” E LA TRAPPOLA DEL “SEMI-FIVE”
La vera novità tattica che Conte dovrà disinnescare è il modo in cui il Chelsea costruisce il gioco. Rosenior utilizza un sistema che in Inghilterra hanno ribattezzato “Semi-Five“.
Sulla carta si schierano con un 4-2-3-1. Ma appena il portiere Sanchez (che gioca quasi da libero) ha la palla, succede questo:
I due centrali si allargano tantissimo.
Uno dei mediani, quasi sempre il brasiliano Andrey Santos, scende in mezzo ai difensori o appena davanti a loro.
I terzini (Cucurella e Gusto/James) restano bassi o invertono la posizione.
Questo crea una linea di costruzione di 4 o 5 giocatori molto vicini al portiere. Perché lo fanno? Per costringere il Napoli ad alzare il baricentro. Se Lobotka e McTominay escono a pressare alto, si crea una voragine alle loro spalle. Ed è lì che il Chelsea vuole andare.
Una volta superata la prima linea di pressione, la palla arriva a Moises Caicedo o Enzo Fernandez (che con Rosenior gioca molto più avanzato, quasi da trequartista puro), i quali lanciano immediatamente le frecce sugli esterni. Contro il Crystal Palace, domenica scorsa, hanno vinto 3-1 esattamente così: attirando il pressing e lanciando Estêvão nell’uno contro uno in campo aperto.
I GIOCATORI CHIAVE: IL “MESSINHO” E IL MURO BRASILIANO
Se c’è un nome che i tifosi del Napoli devono segnarsi (e temere) è quello di Estêvão Willian. A soli 18 anni, il brasiliano sta facendo cose che a Stamford Bridge non vedevano dai tempi di un certo Eden Hazard. Parte da destra, rientra sul mancino, dribbla nello stretto e tira. È imprevedibile.
Ma il vero cervello di questa squadra è Andrey Santos. Rientrato dal prestito allo Strasburgo, è diventato intoccabile per Rosenior. È lui che detta i tempi, che decide quando rallentare e quando verticalizzare.
La situazione Cole Palmer: C’è una buona notizia, forse l’unica. Il loro talismano, Cole Palmer, non è al 100%. Ha saltato l’ultima di campionato per un problema alla coscia. Rosenior ha detto che è un “dubbio minore”, ma difficilmente rischierà il suo miglior giocatore dal primo minuto in una gara così intensa se non è perfetto. Aspettiamocelo in panchina, pronto a entrare se le cose si mettessero male per loro.
Il Napoli nella tempesta: Come possiamo farcela?
Non giriamoci intorno: la situazione è molto complicata. Senza circa i 3/4 della squadra titolare siamo una squadra che ha perso la sua spina dorsale tecnica. Siamo 25esimi, virtualmente eliminati. Dobbiamo vincere per forza.
Tuttavia, il calcio non è matematica. E ci sono tre fattori che Antonio Conte proverà a sfruttare per ribaltare il pronostico:
1. LA FISICITÀ SUI CALCI PIAZZATI E IL “FATTORE MCTOMINAY”
Il Chelsea di Rosenior è bello da vedere, ma non è una squadra di giganti. Soffrono la fisicità pura e l’aggressività sulle palle inattive. Scott McTominay è la nostra arma tattica principale. I suoi inserimenti a fari spenti in area di rigore, uniti alla presenza di Højlund, sono l’unica vera fonte di gol alternativa che ci è rimasta. Dobbiamo trasformare ogni corner, ogni punizione laterale in una battaglia da Royal Rumble.
2. L’ORGOGLIO DI HØJLUND E LA DIFESA ALTA
Il Chelsea gioca con la linea difensiva altissima, quasi a centrocampo. Fofana e Badiashile sono veloci, ma spesso irruenti e disattenti. Se riusciamo a saltare il loro centrocampo con lanci diretti e precisi, Rasmus può usare il corpo per proteggere palla e far salire la squadra, o girarsi e puntare la porta. È una partita che deve giocare di rabbia.
3. L’EFFETTO MARADONA E LA “DIFFIDA”
C’è un dettaglio non trascurabile: Enzo Fernandez e Andrey Santos sono entrambi diffidati. Un giallo costerebbe loro l’andata degli ottavi (o dei playoff). In un ambiente incandescente come quello di Fuorigrotta, con il pubblico che spinge, potrebbero tirare indietro la gamba in un contrasto decisivo o perdere lucidità nervosa. Dobbiamo portarli su quel terreno: intensità, nervi, “cazzimma”. Se la partita diventa una rissa calcistica, il Napoli ha più chance del “raffinato” Chelsea.
PROBABILI FORMAZIONI E SCENARI
Il Chelsea (4-2-3-1 Ibrido): In porta Sanchez (attenzione ai suoi rinvii lunghi). Difesa con Gusto, Fofana, Badiashile e Cucurella (che entrerà molto dentro il campo). Mediana con Caicedo e Santos. Trequarti con Estêvão a destra, Enzo Fernandez centrale (o Palmer se recupera miracolosamente), Neto a sinistra. Davanti Joao Pedro favorito su Delap per legare il gioco.
Il Napoli (3-4-2-1 di Emergenza):
Meret tra i pali. Difesa obbligata con Di Lorenzo braccetto, Buongiorno centrale, Juan Jesus (o Beukema) a sinistra. Esterni Gutiérrez e Spinazzola. In mezzo Lobotka e McTominay a cantare e portare la croce. Davanti spazio alla fantasia (e all’inesperienza) di Vergara o Elmas a supporto di Højlund.
UNA NOTTE PER UOMINI VERI
Antonio Conte ha detto: “Nessuno scende dalla barca”. È un appello all’unità in un momento in cui tutto sembra andare storto. Tecnicamente, il Chelsea oggi ci è superiore per freschezza, rosa e morale. Tatticamente, il loro sistema è fatto apposta per mettere in crisi le nostre debolezze attuali.
Ma la Champions League a Napoli è qualcosa che sfugge alle analisi tattiche. Il Chelsea deve gestire, noi dobbiamo vincere. Loro hanno la qualificazione quasi in tasca (sono ottavi), noi siamo con l’acqua alla gola. A volte, la disperazione è un carburante più potente della tattica.
Servirà la partita perfetta. Servirà un Maradona “red hot“, come ha detto preoccupato lo stesso Rosenior. Servirà soffrire contro il loro palleggio per poi colpirli al cuore quando la loro linea difensiva sarà troppo presuntuosa. È difficile, difficilissimo. Ma finché la barca è a galla, noi remiamo.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
Articolo disponibile anche su Il Napulegno.
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