La nostra locandina

Copenaghen ci accoglie così: fredda, grigia, apparentemente distaccata, ma pronta a trasformarsi in una bolgia infernale, stasera alle 21:00. È molto di più de la settima giornata della Fase Campionato di Champions League. Per il Napoli di Antonio Conte, questa trasferta ha il sapore acre e metallico dello spareggio salvezza.
Siamo onesti tra noi, tifosi azzurri: non ci arriviamo bene. Ci arriviamo con il fiato corto, le ossa rotte e una classifica che fa tremare i polsi. 7 punti. Come loro, i danesi. Una miseria per chi, ai nastri di partenza, sognava di entrare nelle prime otto. Ora l’obiettivo è cambiato drasticamente: bisogna sopravvivere. Bisogna evitare di scivolare fuori dalle prime 24.
Ma al di là dei numeri, è la situazione in infermeria che rende questa vigilia surreale. Conte si presenta in Danimarca senza (e non è una novità) la spina dorsale della squadra, costretto a inventarsi un undici titolare raschiando il fondo del barile delle risorse tecniche e nervose.
In questa analisi, dissezioniamo ogni aspetto della sfida: dai problemi di formazione del Napoli alla “ruggine” dei danesi, passando per il ritorno emozionale di Rasmus Højlund a casa sua.

Bollettino di guerra: L’emergenza non è un alibi, è realtà

Se Antonio Conte in conferenza stampa ha tuonato dicendo “Dobbiamo trovare soluzioni senza piangerci addosso”, è perché sa che lamentarsi ora sarebbe l’anticamera della sconfitta. Ma noi, che analizziamo la partita da fuori, non possiamo ignorare i fatti.
Il report medico del Dott. Canonico assomiglia più a un bollettino di guerra che a una lista di convocati.
La porta: Fuori Alex Meret per una nuova distorsione alla spalla (20-30 giorni di stop). I guantoni restano a Vanja Milinkovic-Savic. Il gigante serbo ha fisico da vendere, ma deve dimostrare di avere la reattività necessaria per una notte europea dove ogni errore pesa come un macigno.
La difesa: Qui la situazione è critica. Amir Rrahmani ha alzato bandiera bianca (problema al flessore). Senza il leader della linea, Conte dovrà affidarsi alla leadership emotiva di Alessandro Buongiorno, ma perde l’unico centrale capace di impostare con pulizia.
Il caso fasce: È qui che l’emergenza diventa paradosso. Matteo Politano è out (flessore). Pasquale Mazzocchi non è in lista UEFA (così come Marianucci). David Neres è in fortissimo dubbio e probabilmente non rischiabile. Chi gioca a destra? Le opzioni sono ridotte all’osso: adattare un centrale, spostare Di Lorenzo a tutta fascia (scoprendo però la difesa) o lanciare nella mischia il giovane Antonio Vergara o adattare Spinazzola su una fascia non sua.
Il centrocampo: Senza Frank Anguissa (bloccato con la schiena) e Billy Gilmour, e con il lungodegente Kevin De Bruyne (il grande sogno di mercato trasformatosi in incubo clinico) fuori dai giochi, Lobotka e McTominay dovranno fare gli straordinari. Non ci sono cambi di ruolo a centrocampo.
E Romelu Lukaku? “Big Rom” è clinicamente guarito, ma l’autonomia è quella che è. Probabile vederlo in panchina, pronto (si spera) per l’assalto finale se le cose dovessero mettersi male.

L’avversario: L’enigma del Copenaghen e il “fattore ruggine”

Se il Napoli piange, il Copenaghen non ride, ma per motivi diversi. La squadra di Jacob Neestrup vive un paradosso temporale: non giocano una partita ufficiale dal 13 dicembre.
Il campionato danese è in letargo invernale. Mentre il Napoli battagliava con Inter e Parma, loro si allenavano al caldo o giocavano amichevoli. L’ultimo test, un folle 4-4 contro lo Sturm Graz pochi giorni fa, ci dice molto sulla loro condizione:
Gambe fresche ma testa “lenta”: Fisicamente ne hanno, ma i meccanismi difensivi sono arrugginiti. Subire 4 gol in amichevole è sintomo di disattenzione.
Ritmo gara: I primi 20 minuti saranno decisivi. Se il Napoli riesce a imporre un ritmo alto subito, potrebbe trovarli impreparati. Se invece li lasciamo entrare in partita, la loro freschezza alla lunga potrebbe schiacciarci.
Il Parken Stadium, però, annulla molti gap tecnici. Neestrup è stato spavaldo: “Le assenze di Conte? Problemi suoi. Noi siamo pronti”. Sanno che in casa si trasformano (hanno segnato in tutte le ultime 19 gare interne europee).

Analisi tattica: Come si ridisegna il Napoli?

Senza Rrahmani e Politano, il 3-4-2-1 di Conte subirà una mutazione genetica forzata.
La difesa “ibrida”
Davanti a Milinkovic-Savic, vedremo quasi certamente Alessandro Buongiorno centrale. Ai suoi lati, Juan Jesus (che in Champions può giocare, la squalifica vale solo per la Serie A contro il Parma) agirà a sinistra. A destra è il vero rebus: Sam Beukema potrebbe essere il “braccetto” bloccato, permettendo a Di Lorenzo di alzarsi sulla linea dei centrocampisti per coprire la fascia orfana di Politano e Mazzocchi.
Il centrocampo: muscoli e inserimenti
Lobotka sarà il regista, l’uomo che dovrà nascondere il pallone ai danesi. Ma la chiave tattica sarà Scott McTominay. Lo scozzese è l’unico centrocampista rimasto con capacità di inserimento e gol (già 3 in questa Champions). Senza la qualità di De Bruyne e Neres, i suoi centimetri in area sui cross di Spinazzola o Di Lorenzo saranno l’arma principale per scardinare la difesa danese.
La trequarti: Fantasia al potere (quella rimasta)
Con Kvaratskhelia ormai un ricordo parigino e Neres ai box, la creatività è affidata a Noa Lang ed Eljif Elmas. Lang, oggetto misterioso finora, ha l’occasione della vita. Deve saltare l’uomo. Elmas, appena rientrato dall’influenza, dovrà fare da collante tra i reparti.
Il fattore H: Rasmus Højlund
Tutti gli occhi saranno su di lui. Rasmus Hojlund. Torna nello stadio dove è cresciuto, contro la squadra che lo ha lanciato. “È bello tornare, ma devo vincere”, ha detto. Freddo. Glaciale. La difesa del Copenaghen (Gabriel Pereira e soci) è fisica ma lenta: la velocità di Rasmus in campo aperto è la nostra speranza più grande. Se il Copenaghen alza il baricentro spinto dal pubblico, Højlund può fare male in profondità.

Probabili formazioni: Le scelte obbligate

Ecco come dovrebbero scendere in campo le squadre stasera (Diretta Sky Sport/NOW, ore 21:00).
FC COPENAGHEN (4-2-3-1):
Kotarski; Zague, Gabriel Pereira, Suzuki, López; Clem, Madsen; Larsson, Elyounoussi, Robert; Dadason.
All. Jacob Neestrup
(Attenzione: Elyounoussi tra le linee è il pericolo numero uno, insieme al giovane bomber Dadason).
SSC NAPOLI (3-4-2-1):
Milinkovic-Savic; Beukema, Buongiorno, Juan Jesus; Di Lorenzo, Lobotka, McTominay, Olivera; Elmas (o Vergara), Noa Lang (o Spinazzola); Højlund.
All. Antonio Conte
(In panchina: Contini, Spinazzola, Vergara, Lukaku. Scelte ridotte all’osso).

Dove si decide la partita

I calci piazzati: Senza Rrahmani e Anguissa perdiamo centimetri. Il Copenaghen vive di cross (50% dei loro gol nascono dalle fasce). Milinkovic-Savic dovrà dominare l’area piccola.
La tenuta mentale: Il Napoli, nelle trasferte europee, quest’anno è stato fragile. Se andiamo sotto, non dobbiamo disunirci. Il 4-4 del Copenaghen in amichevole dimostra che anche loro, se attaccati, vanno in panico.
McTominay vs Clem/Madsen: Se lo scozzese vince i duelli fisici in mezzo al campo, possiamo controllare il ritmo. Se veniamo saltati lì, la difesa a tre (inedita in questa composizione) andrà in sofferenza.

Il cuore oltre l’ostacolo

Non sarà una partita per esteti. Sarà una guerra di nervi, giocata su un campo difficile, contro un avversario che ha tutto da guadagnare e nulla da perdere. Il Napoli ha più qualità nei singoli, anche con le riserve, ma il calcio non si gioca sulla carta.
Serve lo spirito di Conte. Serve quel “furore” che spesso abbiamo invocato e raramente visto in trasferta quest’anno. Un pareggio potrebbe tenerci a galla, ma ci condannerebbe a un’ultima giornata di passione con l’orecchio alla radiolina (oppure l’occhio, a intermittenza, sullo smartphone ndr) per i risultati di Benfica e PSV. Una vittoria, invece, scaccerebbe i fantasmi.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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