
Eclissi al Maradona: Il Parma alza il muro, il Napoli sbatte contro i suoi fantasmi
C’è un silenzio strano che avvolge Fuorigrotta all’uscita dallo stadio. Non è il silenzio della rassegnazione, ma quello dell’incredulità mista a frustrazione. Il tabellone luminoso del “Diego Armando Maradona” segna impietoso: Napoli 0, Parma 0. Un risultato che, letto freddamente, racconta solo un punto in classifica. Ma per chi ha il sangue azzurro, questo pareggio pesa come un macigno. È il terzo consecutivo, il terzo indizio che fa una prova: il Napoli di Antonio Conte, quella macchina da guerra che ci aveva fatto sognare fino a Natale, si è inceppata contro le “piccole”.
Mentre l’Inter vince con cinismo brutale (1-0 sporco contro il Lecce), noi ci ritroviamo a contare i rimpianti. I nerazzurri scappano a +6, un margine che inizia a fare paura. Ma forse, ancora più paura la fa guardare nello specchietto retrovisore: la Juventus e la Roma sono lì, a un solo punto di distanza, pronte al sorpasso.
Oggi non vogliamo limitarci alla cronaca. Vogliamo entrare nella sala macchine di questo pareggio per capire cosa non va. Perché non riusciamo più a vincere contro le difese chiuse? Quanto pesa ancor oggi l’addio di un anno fa di Khvicha Kvaratskhelia. E soprattutto, come ne usciamo?
Un monologo sterile e 46 cross nel vuoto
Se il calcio fosse solo statistica, avremmo vinto 3-0. Il possesso palla ha toccato vette del 67%, abbiamo calciato 15 volte verso la porta di Rinaldi (all’esordio assoluto, e ovviamente, diventato eroe di giornata come da tradizione contro di noi), e abbiamo tentato la bellezza di 46 cross.
Quarantasei. Lasciate che questo numero sedimenti un attimo.
È qui il primo nodo gordiano della serata. Il Napoli ha dominato il campo, schiacciando il Parma di Cuesta nella propria trequarti per quasi tutti i novanta minuti. Ma è stato un dominio di “perimetro”, una “U” sterile che andava da Di Lorenzo a Olivera (e poi Spinazzola) senza mai trovare la stoccata centrale.
L’illusione ottica del gol di Scott McTominay all’11’, annullato per un fuorigioco millimetrico di Mazzocchi segnalato dal SAOT (Tecnologia Semiautomatica del Fuorigioco), ci ha fatto credere che sarebbe stata solo questione di tempo. Invece, quel gol strozzato in gola dal VAR è diventato il presagio di una serata stregata.
Il Parma ha fatto la sua onesta partita da provinciale: 5-3-2 ermetico, linee strette, e via a spazzare palloni (ben 53 spazzate difensive contro le nostre 26). E noi? Noi abbiamo sbattuto contro il muro. Alessandro Buongiorno ha sfiorato il gol di testa, ma Rinaldi ha detto no. Rasmus Højlund, volenteroso ma troppo isolato, ha lottato contro tre giganti (Circati, Valenti, Troili) senza mai trovare lo spunto vincente.
Il “mal di piccole”: Una crisi strutturale?
Il pareggio col Parma non è un fulmine a ciel sereno. Arriva dopo il 2-2 sofferto col Verona e la sconfitta di dicembre contro l’Udinese. Il pattern è ormai chiaro e preoccupante: il Napoli soffre tremendamente le squadre che si chiudono.
Il sistema di Antonio Conte (che ieri scontava la prima delle due giornate di squalifica, sostituito da Stellini) è letale quando può azzannare gli spazi. Contro l’Inter a San Siro, nel 2-2 di pochi giorni fa, abbiamo visto un Napoli diverso, vibrante, capace di rispondere colpo su colpo perché l’avversario giocava a viso aperto.
Ma quando l’avversario parcheggia l’autobus davanti alla porta, la luce si spegne.
Perché?
Manca il dribbling: Senza giocatori in grado di saltare l’uomo da fermo, contro un blocco basso non crei superiorità numerica.
Manca il “piano B”: I 46 cross di ieri sono la prova che, quando le vie centrali sono intasate, la nostra unica soluzione diventa buttare palla in mezzo. Ma senza Romelu Lukaku (ancora ai box per quel maledetto problema alla coscia), chi la prende quella palla? Højlund è un attaccante di profondità, non un ariete d’area vecchia maniera. Chiedergli di fare a sportellate sui cross alti contro tre difensori è come chiedere a un velocista di fare sollevamento pesi.
Un anno senza Kvara: Il fantasma che non passa mai
È passato esattamente un anno da quel gennaio 2025, quando Khvicha Kvaratskhelia ha fatto le valigie direzione Parigi, lasciando nelle casse del club 70 milioni e nel cuore dei tifosi un vuoto incolmabile. Sembrava una scelta dolorosa ma necessaria per il bilancio, eppure, a distanza di 12 mesi, siamo ancora qui a chiederci: lo abbiamo davvero sostituito?
La partita col Parma ha urlato questa mancanza. Kvara non era solo gol e assist; era il “piano B” vivente. Quando la tattica si inceppava, bastava dargli palla: una finta, un dribbling, e il muro avversario crollava. Ieri, nel secondo tempo, con il Parma chiuso a riccio, serviva disperatamente quella scintilla. I sostituti arrivati nel tempo, pur validi, non hanno quella gravità specifica che attira due o tre difensori liberando spazi per gli altri. Col Parma David Neres, subentrato al 59′ ad un Noa Lang opaco, impalpabile, è apparso non al meglio, nervoso e impreciso.
Il “fantasma” di Kvara aleggia sul Maradona ogni volta che non riusciamo a saltare l’uomo, ricordandoci che i bilanci sani non scendono in campo a scardinare le difese a 5.
L’infermeria piena: L’enigma De Bruyne
A complicare il quadro c’è la sfortuna. Non possiamo dimenticare che questa squadra è stata costruita per avere in Kevin De Bruyne il suo faro. Il fuoriclasse belga doveva essere il cervello capace di vedere corridoi invisibili, l’antidoto perfetto alle squadre chiuse. Invece, il suo infortunio alla coscia (rimediato calciando il rigore contro l’Inter) ci priva della qualità necessaria negli ultimi 30 metri.
Senza Kvara (il passato che manca) e senza De Bruyne (il presente che non c’è), il peso creativo è caduto tutto sulle spalle di Politano e McTominay. Lo scozzese è ovunque, un guerriero, ma non può essere contemporaneamente mediano, incursore e rifinitore. La stanchezza, fisica e mentale, si vede nelle scelte sbagliate nel finale, quando Stellini ha provato la mossa della disperazione inserendo Lorenzo Lucca per avere due torri, finendo solo per intasare l’area.
“Manca lucidità,” ha ammesso onestamente Stellini in sala stampa. “I ragazzi hanno dato tutto, ma stiamo giocando sempre con gli stessi da troppo tempo.”
La classifica non aspetta
La classifica di oggi fa male agli occhi:
Inter: 46 punti
Milan e Napoli: 40 punti
Juventus e Roma: 39 punti
Siamo passati dal sognare la fuga a doverci guardare le spalle per non uscire dalla zona Champions. Il distacco dall’Inter è ora di 6 punti. In un campionato normale, si recuperano. Ma contro questa Inter, sembrano una montagna da scalare.
E adesso? Sassuolo e Juve: O dentro o fuori
Gennaio doveva essere il mese della conferma, sta diventando il mese del giudizio. Il calendario non ci dà tregua. Tra soli due giorni, sabato 17 Gennaio, torna il campionato al Maradona. Arriva il Sassuolo.
Non facciamoci illusioni: sarà la fotocopia della partita col Parma. Loro verranno a chiudersi, a perdere tempo. Se non battiamo il Sassuolo, la crisi sarà ufficiale.
E poi? Poi c’è la madre di tutte le partite. 25 Gennaio: Juventus-Napoli allo Stadium.
Lì tornerà Antonio Conte in panchina. Lì non ci si potrà nascondere. Ma arrivarci con un altro passo falso contro il Sassuolo sarebbe un suicidio sportivo.
Ora più che mai è il momento di stare vicini alla squadra, ma anche di essere realisti. Questo pareggio col Parma è un campanello d’allarme assordante. Serve che Conte trovi una magia tattica per sopperire alle assenze e a quel vuoto tecnico lasciato un anno fa sulla fascia sinistra.
Non basta più il cuore, non basta più la garra. Serve qualità. Serve ritrovare la via del gol che sembra smarrita tra un cross sbagliato e un fuorigioco millimetrico.
La stagione non è finita ieri sera, ma ieri sera abbiamo capito che per vincerla servirà un’impresa molto più grande di quanto pensassimo.
Giulio Ceraldi
Forza Napoli. Sempre.
Lascia un commento