Scott McTominay

San Siro ammutolito: Un Napoli d’acciaio che non muore mai

C’erano tutti i presupposti per il de profundis. Di fronte avevamo l’Inter campione d’inverno, una macchina da guerra oliata, pronta a banchettare sui nostri dubbi per scappare a +7. E invece? Invece abbiamo assistito a qualcosa che va oltre il calcio: una lezione di grinta, orgoglio e appartenenza. Il 2-2 finale non è solo un punto in classifica: è un avviso ai naviganti. Il Napoli c’è, è vivo, e ha la pelle durissima.

L’approccio e la paura iniziale

Diciamocelo chiaramente: i primi quindici minuti ci hanno fatto tremare. L’Inter di Chivu è partita con una ferocia che raramente si vede in Serie A. Pressing alto, Thuram che arava il campo e la nostra difesa, orfana di certezze, che ballava pericolosamente. Quando Dimarco ha incrociato quel sinistro al 9′ minuto, bucando Milinkovic-Savic, il fantasma di una goleada ha aleggiato su tutto il settore ospiti.
Lì, però, è successo qualcosa. Invece di sciogliersi come neve al sole, la squadra ha guardato in faccia la paura. Juan Jesus ha tirato fuori una prestazione di puro “mestiere”, usando ogni mezzo lecito e illecito per arginare Thuram. E in mezzo al campo, Stanislav Lobotka ha preso il telecomando, iniziando a nascondere il pallone ai nerazzurri.

Scott McTominay: Il nuovo Re di Napoli?

Se c’è un volto per questa serata, è quello spigoloso e scozzese di Scott McTominay. Senza Neres serviva un eroe, e Scott si è caricato la squadra sulle spalle. Non è solo questione dei due gol – il primo da incursore puro su assist delizioso di Elmas, il secondo da rapinatore d’area – è la sua onnipresenza.
McTominay è diventato la “bestia nera” dell’Inter: domina fisicamente, si inserisce negli spazi che Barella e Calhanoglu lasciano incustoditi e, soprattutto, non ha paura di niente. Il gol del pareggio al 26′ è stato un manifesto programmatico: inserimento profondo a tagliare fuori Akanji e palla in rete. Lì abbiamo capito che la partita era cambiata.

Il “caso” rigore e la furia di Antonio Conte

Il secondo tempo si è aperto con un Napoli padrone del campo, capace di schiacciare l’Inter nella propria trequarti per venti minuti buoni. Ma come spesso accade quando giochiamo a San Siro, l’episodio controverso è dietro l’angolo.
Minuto 70. Una palla vagante, Mkhitaryan che anticipa Rrahmani, il contatto. “Step on foot“, dicono i regolamenti moderni. Rigore, dice il VAR. Ma quello che abbiamo visto noi è stato un contatto cercato, furbo, “di mestiere”.
La reazione di Antonio Conte è stata la reazione di tutto il popolo napoletano. Quel calcio alla bottiglietta, quel faccia a faccia con il quarto uomo, quell’urlo ripetuto “Vergognatevi!” mentre l’arbitro Doveri estraeva il rosso, non erano solo nervosismo. Erano la rabbia di chi sente di dover combattere sempre contro qualcosa in più dei soli avversari in campo. Conte sapeva che quel rigore poteva ucciderci psicologicamente. E invece, paradossalmente, la sua espulsione ha acceso la miccia finale.

La reazione d’orgoglio e la mossa di Stellini

Sotto 2-1, senza allenatore in panchina, con lo stadio che ribolliva. Chiunque altro avrebbe mollato. Il Napoli no. Dalla tribuna (o tramite auricolari, chi può dirlo?) e dalla panchina guidata da Cristian Stellini, è arrivata la mossa della disperazione e del coraggio: fuori un difensore (Beukema), dentro Noa Lang.
E l’olandese, spesso oggetto misterioso, ci ha messo tre minuti a diventare decisivo. Sua la sponda intelligente di testa all’81’, sua la lucidità nel caos dell’area nerazzurra. E chi c’era lì, pronto a spingere in rete quel pallone pesantissimo? Ancora lui, Scott McTominay. Il 2-2 è stato un urlo liberatorio, strozzato in gola ai 70.000 interisti.

Usciamo da San Siro con 39 punti, a -4 dalla vetta, terzi in classifica. Ma la matematica stavolta conta poco.
Non siamo Neres-dipendenti: Certo, lo aspettiamo con ansia, ma questa squadra ha un’anima che prescinde dai singoli. Elmas ha fatto un lavoro oscuro encomiabile, Politano si è sacrificato.
La mentalità è cambiata: L’anno scorso, una partita così l’avremmo persa 3-1, subendo il terzo gol in contropiede nel finale. Quest’anno, anche quando l’Inter ha colpito il palo nel recupero con Mkhitaryan, la sensazione era che non saremmo crollati.
Il patto con Conte: L’espulsione del Mister cementerà ancora di più il gruppo. Il suo silenzio stampa post-partita, lasciando parlare un pacato Stellini (“Speriamo non succeda ancora”, ha detto sornione sul rigore), è una strategia da generale che protegge le truppe.
In conclusione, godiamoci questo pareggio. Non abbiamo vinto, è vero. Ma abbiamo dimostrato a tutta Italia che per scucirci quello Scudetto dal petto (o per impedirci di sognarne un altro) dovranno sudare sette camicie. L’Inter è forte, il Milan è lì, ma il Napoli ha il fuoco dentro.

Giulio Ceraldi

Forza Napoli. Sempre.

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